mercoledì 6 agosto 2014

Come ti invito a cena per divorarti meglio: la politica di Obama per l'Africa

In questi giorni, Obama e consorte, hanno invitato a cena alcuni ospiti africani. Dietro la scusa di favorire nuovi investimenti c'è il progetto di mettere le mani sulle risorse del Continente Nero

summit_USA-Africa
“Ti invito a cena per divorarti meglio” sembra essere questa la nuova politica verso l'Africa del presidente Obama. A conclusione del summit USA-Africa che si è tenuto a Washington in questi giorni, i 50 membri della delegazione africana sono stati invitati a cena dal presidente e dalla sua consorte, Michelle. Piatti della tradizione americana “rivisitati con un tocco africano”, così titolano alcuni giornali. L'incontro si è concluso con l'impegno degli Stati Uniti di stanziare 14 miliardi di dollari, attraverso decine di colossi imprenditoriali che investirebbero nel Continente Nero nei settori dell'edilizia, delle tecnologie, dei servizi bancari e dell'energia eco-sostenibile.
Una vera e propria nemesi storica potrebbe sembrare ad una prima occhiata: il primo presidente di colore degli Stati Uniti tende la generosa mano ai fratelli dall'altra parte dell'oceano ma, come affermato dallo stesso Obama al termine del summit: “Un incontro voluto per approfondire il coinvolgimento degli Stati Uniti nell'Africa, alimentando una crescita che sosterrà la prosperità africana e il business degli USA nei mercati emergenti”.
E già, secondo i dati dell'FMI (FoodMarketing Institute, da non confondersi col Fondo Monetario Internazionale), l'Africa è il continente col tasso di crescita più alto al mondo (per il 2015 è previsto un incremento del 5,8% in più rispetto l'anno corrente).
Le intenzioni della politica estera di investimenti americana è dunque evidente: mettere le mani su un continente ricco di risorse facendo passare questo ennesimo tentativo di cannibalizzazione come un gesto dalle finalità umanitarie: le grandi imprese avranno a loro disposizione nuove aree di sfruttamento, una manodopera a costi irrisori ed il pretesto di creare nuovi insediamenti militari giustificati dalla scusa di difendere e proteggere gli stessi investimenti.
Attualmente il maggior interlocutore commerciale con il Continente Africano è la Cina e, guarda caso, dopo l'inizio della crisi ucraina e l'annessione della Crimea che hanno visto l'imposizione di sanzioni nei confronti della Russia, Cina e Russia, appunto, hanno rafforzato i loro accordi sul piano economico: accaparrarsi l'Africa, a questo punto, significherebbe per l'America, in qualche modo riequilibrare gli assetti geo-economici del pianeta.
Dopo i primi anni di colonialismo,l'America ha fondato la sua ricchezza sul disumano strumento dello schiavismo deportando dall'Africa migliaia di esseri umani, ora punta anche alle sue ricchezze.
Se Obama volesse davvero aiutare i suoi fratelli di colore dovrebbe ricordare un antico proverbio: “Se un uomo ha fame, non dargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”
Del resto è ben chiara l'allegoria dell'invito a cena: “Piatti della tradizione americana rivisitati con un tocco africano”, si, giusto un “tocco
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