venerdì 25 aprile 2014

Sindrome da commento compulsivo, la malattia dei social network

Spesso si ha la tendenza a commentare un post solo perché colpiti dal titolo, ma senza leggerne il contenuto: un aspetto negativo dei social network

Commento_compulsivo
Mi occupo di comunicazione da diverso tempo, come freelance naturalmente e come autore di questo modestissimo blog e nel corso della mia esperienza ho avuto l'occasione di verificare le reazioni dei lettori attraverso i commenti fatti ai miei articoli, si perché scrivo anche articoli “seri” per testate importanti, almeno per la quantità di lettori, ma quello che mi ha colpito di più è stato constatare un fenomeno piuttosto comune: la sindrome da commento compulsivo, una vera e propria malattia associabile ai social network.

Pochi giorni fa seguivo una discussione all'interno di un gruppo redazionale di cui faccio parte e sono venuto a conoscenza di un fatto, beh diciamo così, quanto meno curioso: un autore si era inventato addirittura il testo di una canzone spacciandolo come inno di una nota squadra di calcio. Naturalmente non faccio nomi, ma la cosa mi ha incuriosito non poco ed ho voluto fare una verifica: ho scritto un articolo dal taglio giornalistico, dove affermavo una notizia clamorosamente falsa: il ritrovamento delle ossa di Dante bambino. Chiaramente alla fine dell'articolo ho aggiunto un post scriptum dove spiegavo che non c'era nessun fine “truffaldino”, ma che era solo una verifica, appunto, del fatto che il titolo può trarre in inganno, la conferma mi è venuta dai commenti ricevuti dai vari social network dove l'ho postato: alcuni mi hanno semplicemente accusato di diffondere notizie infondate (segno evidente che non avevano letto l'articolo fino in fondo) altri solo perplessità (anche in questo caso zero lettura) altri addirittura apprezzamento per la qualità della provocazione.

Ora da qui una semplice riflessione: spacciare una notizia falsa sul web è una cosa semplicissima, basta trovare un titolo ad effetto che catturi l'attenzione, argomentare adeguatamente la “bufala” in maniera che induca almeno al dubbio e la cosa è fatta e così è possibile che nascano le cosiddette leggende metropolitane: basta che un lettore distratto e frettoloso prima di recarsi al lavoro dia un'occhiata ai titoli di internet. Una volta al bar per prendere un caffè con gli amici:
Ma lo sapete che la Divina Commedia non l'ha scritta mica Dante?
Ma va chi te lo ha detto?
L'ho letto stamattina su internet”... e la cosa comincia a girare di bocca in bocca spesso perdendo l'origine della fonte. Pubblico questa semplice riflessione per evidenziare una cosa: quando si legge una notizia e soprattutto quando la si scrive, la verifica dell'attendibilità e il confronto con altri siti fa la differenza tra la verità e la menzogna che alle volte è messa in rete a regola d'arte per creare agitazione sociale
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