mercoledì 2 aprile 2014

Il non voto, le ragioni dell'astensionismo e il modo per farlo legalmente

Alcuni ritengono che il voto sia espressione di democrazia altri che sia un modo di mettersi alla catena

Non_voto

Tutto il sistema cosiddetto democratico si basa sulle libere elezioni dei rappresentanti, ogni cittadino è invitato ad esprimere il voto per il candidato che meglio di tutti porta avanti le sue istanze... e la maggioranza vince. Semplice e lineare. Quindi non andando a votare ci si sottrae semplicemente a quello che viene definito un diritto-dovere. Già questa definizione suona strana: se è un diritto possiamo rifiutarci di esercitarlo, ma se è un dovere è un obbligo, in ogni caso la semplice astensione colloca l'elettore che non ha votato in una sorta di “limbo” non meglio definito, ovvero rientra a fare in qualche modo parte della maggioranza perché non ha espresso un preciso rifiuto.

Che fare allora se nessuno dei candidati merita il nostro consenso? Come si fa, in termini legali, ad esprimere il nostro dissenso? Secondo l'Art 104, comma 5 della Legge Elettorale questo è permesso: basta recarsi al seggio muniti della scheda elettorale e di un documento valido e a quel punto ci facciamo regolarmente registrare dopo di che possiamo chiedere al presidente di seggio di mettere a verbale la nostra dichiarazione dove affermiamo “non voto perché non mi sento rappresentato da nessuno”.

Attenzione però, la scheda non va toccata altrimenti viene considerata nulla e così rientrerebbe nel premio di maggioranza. E' utile sapere che il presidente non può astenersi dal verbalizzare la vostra dichiarazione, pena una multa di 4000 euro e la reclusione fino a 3 mesi. Inoltre possiamo chiedere che in calce al verbale venga trascritta la motivazione del rifiuto, se lo riteniamo necessario, in questo modo noi risultiamo come votanti effettivi, ma il nostro voto non va a nessuno ma viene considerato valido. Strano che questa informazione non sia esposta ben chiara all'interno dei seggi o no?
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