sabato 5 aprile 2014

Alleanza e Serenissimi: un manipolo di esagitati veneti muove guerra all'Italia

Sul fronte internazionale l'Italia deve fare fronte ad una nuova minaccia: Alleanza e Serenissimi dichiarano la guerra

Alleanza-e-serenissimi
Sarebbe un titolone da prima pagina, il sogno di molti miliziani secessionisti dell'Alleanza e Serenissimi che, mostrando un mix tra una spiccata fantasia, una discreta manualità come fabbri ed una personalissima interpretazione della storia decidono che: -Ora basta!-, -Assediamo lo stato italiano!- Ed è così che poche decine di risoluti si riuniscono in un capannone e decidono di armarsi contro l'odiato nemico dando vita a un piano bellico che non ha precedenti nella storia: 24 contro 50 milioni armati di un trattore trasformato in carro armato, qualche forcone e idee molto confuse sul da farsi tant'è che tutti e 24 finiscono in manette prima ancora di aver sparato un colpo.

Al di là degli aspetti puramente grotteschi della vicenda (uno di loro si è auto definito niente po' po' di meno che prigioniero di guerra, come un vietcong disperso nella giungla ignaro della fine del conflitto) la cosa offre molti spunti per riflettere: mentre la crisi ucraina ha riportato alla luce la vecchia contrapposizione tra il blocco sovietico e quello atlantico con tratti che ricordano la guerra fredda e mentre l'Europa, priva di un reale deterrente politico, economico e militare tenta di farsi strada tra i due giganti per affermare la propria identità, un gruppo di fanatici nostalgici delle Repubbliche Marinare si arma di improbabili giocattoli bellici richiamando alla causa anche altri movimenti secessionisti come quello sardo, ad esempio, o quello lombardo e rifacendosi alle linee programmatiche delle Brigate Rosse.

Ma supponiamo che al di là degli aspetti folcroristici dell'Alleanza e della Serenissima ci sia un piano meglio strutturato e che la loro azione fosse stata concepita come un fatto di pura propaganda (ricordiamo che un recente referendum online della Liga Veneta per la richiesta dell'autonomia ha riscontrato un notevole successo, anche se non in maniera ufficiale), quali conseguenze ci sarebbero sul piano della politica nazionale e, di conseguenza, di quella europea? Di sicuro, anche se condotto coi termini della democrazia, una eventuale secessione del Veneto invoglierebbe altre “isole” etnico-culturali italiane a seguire la stessa via in un anacronistico ritorno alle Repubbliche indipendenti.

In realtà, l'impressione è che questi movimenti secessionisti poco abbiano a che fare con la valorizzazione delle diverse culture che rendono così unica l'Italia: i dialetti, le cucine regionali o le diverse architetture, ma che siano più che altro mossi da campanilismi mai sopiti ed oscuri (ma non tanto) interessi economici. Se la Liga Veneta , l'Alleanza e i Serenissimi vogliono l'indipendenza nel nome di una storia trascorsa allora perché Roma non dovrebbe rivendicare i suoi confini al Vallo di Adriano? Suvvia signori, siamo nel terzo millennio!
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