giovedì 10 aprile 2014

L'Unione Europea ha dato il via libera alla coltivazione del mais transgenico

Nonostante il parere sfavorevole di 19 Paesi la UE ha approvato la coltivazione di mais OGM
I buoni propositi si diluiscono col tempo ed è così che l'Unione Europea, lo scorso 4 febbraio, ha approvato la coltivazione di una nuova qualità di mais transgenico, il TC1507, nonostante 19 Paesi membri si fossero opposti a questa decisione. “Manca la maggioranza qualificata” ha dichiarato Evangelos Venizelos, vicepresidente greco e ministro degli Esteri, a nome della presidenza greca della UE nel corso del dibattito tra i ministri nella sede di Bruxelles. Per bloccare l'approvazione sarebbero stati necessari 260 voti contrari, contro i 210 espressi da parte dei 19 Stati membri contrari alla coltivazione del mais OGM.

Determinante ai fini dell'approvazione del mais transgenico TC1517 è stata l'astensione di Germania, Belgio, Portogallo e Repubblica Ceca mentre Spagna, Svezia, Regno Unito, Finlandia ed Estonia si sono espresse a favore della decisione. Naturalmente questa notizia non ha avuto eccessivo risalto in quanto, come ha affermato Maria Carrascosa, attivista ambientalista del movimento Andalusia libera dagli OGM, “La lobby che esiste nella tematica delle coltivazioni transgeniche è molto potente”.

Ma il caso del mais TC1517 non è il primo. Già all'interno dell'Unione Europea è presente nelle coltivazioni il MON810 prodotto dalla Monsanto. Sempre secondo la UE è la Spagna la nazione più attiva nelle coltivazioni di mais geneticamente modificato, nel 2012 erano coltivati 116.306 ettari diventati 137.000 nel 2013. a distanza di poche settimane dalle elezioni europee, secondo il ministro francese degli Affari Europei, Thierry Repentin: “E' pericoloso per l'immagine dell'Unione Europea e delle sue istituzioni”, affermazione che ha trovato anche l'accordo di Eniko Gyori, il suo omologo ungherese il quale in un comunicato stampa ha definito la decisione come un “dramma assurdo”. E' una magra consolazione sapere, come ha dichiarato il Commissario per la Salute e dei Consumatori dell'Unione Europea, che gli Stati contrari al TC1517 possono impedire la coltivazione sui propri territori, si sa, i pollini vengono trasportati dal vento.

mercoledì 9 aprile 2014

35.058 euro. A tanto ammonta il debito pubblico suddiviso per ogni cittadino

Se dividessimo il debito pubblico nazionale per ogni singolo cittadino avremmo 35.058 sul groppone di ciascuno

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Nasciamo già indebitati. Infatti, stando ad una indagine condotta da Adusbef e Federconsumatori sul debito pubblico nazionale, sul capo di ogni cittadino italiano (attualmente siamo 59,5 milioni di abitanti) grava un onere di ben 35.058 euro. I casi sono due: o facciamo una grande quantità di figli in modo tale da frazionare ulteriormente questa cifra o ci rassegnamo all'idea di mettere al mondo una creatura già oberata di debiti.

Ovviamente questo non significa che ciascuno di noi debba firmare una pila di cambiali per affrancarsi da questo pesante debito, ma vuol dire che quei 2.085.951 miliardi non possono essere utilizzati per creare nuovi posti di lavoro, migliorare il sistema sanitario, investire nella ricerca o tutelare e valorizzare il nostro patrimonio artistico e ambientale. Che il sistema italiano faccia acqua da tutte le parti è oramai lungamente noto a tutti: corruzione, sprechi, clientelismi fanno sì che la situazione anziché migliorare resti quanto meno invariata, ma per dare una spallata a questo stallo ora ci prova il giovane Renzi, o almeno così promette, con un programma che, nelle parole, sembra risolutivo e di parole e di promesse ne abbiamo sentite tante fino ad ora.

Proviamo a dargli credito? Potrebbe realmente il nostro presidente del Consiglio ridurre quei 35.058 euro di debito che ci portiamo sulle spalle? Certamente quegli 80 euro in più che presto ci vedremo in busta paga faranno comodo a molti, la vendita delle auto blu è un segnale efficace per dimostrare che si vuole tagliare anche sulla cosiddetta casta, così come il tetto massimo ai mega-stipendi che avranno come limite quello del presidente della Repubblica, ma per molti sembrano solo programmi “ad effetto” che non toccano realmente i problemi del Paese.

L'Italia non ha risorse naturali da poter esportare se non il marmo bianco di Carrara, ma ha un patrimonio artistico e naturale di incommensurabile valore, un potenziale turistico straordinario e menti brillanti che si distinguono in tutti i campi del sapere e che sono costrette ad andare all'estero per poter esprimere tutte le proprie potenzialità. Perché non incentrare un programma di ripresa in queste direzioni? Quei 10 miliardi da dividere tra i lavoratori a medio reddito perché non investirli nella ricerca o nella tutela del nostro, fatiscente e abbandonato patrimonio artistico? Il caso di Pompei è emblematico, ma se ne potrebbero citare a iosa.

Concediamo quindi a Renzi il beneficio del dubbio come abbiamo sempre fatto noi elettori prima di rimanere delusi, ma non sarà certo con 80 euro in più nella busta paga (per quanto tempo poi non è dato saperlo) o qualche centinaio di milioni frutto della vendita delle auto blu che vedremo risolto il nostro problema del debito pubblico e i nostri figli continueranno a nascere con un handicap di 35.085 euro, servono investimenti sulle nostre risorse.

lunedì 7 aprile 2014

Pakistan: bimbo di 9 mesi arrestato con l'accusa di tentato omicidio

Un bimbo di soli 9 mesi è stato arrestato insieme alla famiglia con l'accusa di tentato omicidio

bimbo

La notizia potrebbe anche fare ridere se non fosse drammaticamente vera: un bimbo di appena 9 mesi è stato arrestato insieme alla famiglia con l'accusa di tentato omicidio. Lo sconcertante episodio è avvenuto a Lahore, nel nord del Pakistan. Muhammad Mosa Khan, questo il nome del presunto assassino, è stato condotto in questura insieme ai genitori dove gli sono state prelevate le impronte digitali e successivamente rilasciato su cauzione insieme ad altre persone di cui però non si conosce il numero.

Ma cosa ha portato la polizia pakistana a compiere questo clamoroso arresto?
I fatti risalgono al primo febbraio scorso quando la polizia ha scortato alcuni funzionari della società del gas per la rimozione dei contatori dovuta ad una presunta morosità. Sempre secondo la polizia l'accoglienza dei residenti non fu certamente delle più calorose, infatti vennero respinti da un lancio di pietre e di bastoni. Da qui l'accusa di tentato omicidio che ha visto coinvolto il piccolo Mosa Khan.

A parte l'aspetto palesemente grottesco della vicenda che vede un bimbo di appena 9 mesi, non ancora in grado di camminare da solo, arrestato e schedato come un potenziale assassino, la legge del Pakistan prevede che la responsabilità penale scatta dai 12 anni in su (prima del 2013 l'età perseguibile era di soli 7 anni), tranne che per i casi di terrorismo, ma il giudice incaricato delle indagini ha preferito non archiviare il caso sostenendo che non era di sua competenza, ma intanto la polizia resta sotto accusa.  

domenica 6 aprile 2014

Google, semplice motore di ricerca o anche strumento della massoneria e dell'Ordine Mondiale?

Google è il motore di ricerca più famoso al mondo, forse un potente strumento nelle mani della massoneria e dell'Ordine Mondiale

Google
Chi non ha mai usato Google alzi la mano. Il motore di ricerca di Mountain view è il dominatore incontrastato dell'informazione globale, la visibilità al suo interno determina l'esistenza di un particolare sito o personaggio, viceversa, non essere adeguatamente indicizzati, significa giacere nell'oblio. L'interrogativo allora è spontaneo: che relazione c'è tra Google, la massoneria e l'Ordine Mondiale? La domanda potrebbe sembrare retorica, ma chi si occupa di marketing o di informazione sa bene che il successo o il fallimento di un prodotto, sia esso commerciale o divulgativo deve passare necessariamente l'approvazione di Google.

Faccio un esempio: se nello scrivere un articolo non si rispettano determinate regole dettate dal motore di ricerca, per quanto esso possa essere completo, stilisticamente perfetto o dal contenuto rilevante, non comparirà nelle prime pagine della ricerca di Google, significa che non lo leggerà mai nessuno infatti è ben noto che mediamente un internauta non va mai oltre la 3° o 4° pagina. Di conseguenza si devono utilizzare delle procedure particolari affinché ciò non avvenga, queste procedure si chiamano tecniche SEO (Search Engine Optimization) ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca e qui siamo solo nel campo tecnico.

Ma l'aspetto più inquietante dell'indicizzazione è quello della scelta della notizia o del prodotto. Lo stesso Google mette a disposizione degli utenti un altro strumento largamente utilizzato da chi cerca una buona visibilità in rete: Google Trend. In pratica questo tool evidenzia le parole o gli argomenti più ricercati nel web e di conseguenza fornisce un ottimo punto di partenza nella scelta dei contenuti. Sintetizzando, Google suggerisce le “tendenze” che egli stesso ha selezionato, un giro vizioso quindi, una sorta di percorso obbligato.

A questo punto sorge una questione importante: se è Google a determinare e ad orientare le scelte dei contenuti in maniera pressoché monopolistica non si ha ragione di pensare che questo meccanismo sia funzionale ad un controllo dell'Ordine Mondiale? Non si può ritenere lecitamente che possa essere un ottimo strumento per la massoneria? Indirizzare le scelte non è solo un fatto di marketing o di informazione, ma è soprattutto un fatto sociale e culturale e notoriamente, dove si possono gestire questi elementi, economia e gestione sociale, si trova sempre la mano di qualche loggia. Nel terzo millennio il Nuovo Ordine Mondiale aggiungerà anche il logo di Google ai suoi simboli?

sabato 5 aprile 2014

Alleanza e Serenissimi: un manipolo di esagitati veneti muove guerra all'Italia

Sul fronte internazionale l'Italia deve fare fronte ad una nuova minaccia: Alleanza e Serenissimi dichiarano la guerra

Alleanza-e-serenissimi
Sarebbe un titolone da prima pagina, il sogno di molti miliziani secessionisti dell'Alleanza e Serenissimi che, mostrando un mix tra una spiccata fantasia, una discreta manualità come fabbri ed una personalissima interpretazione della storia decidono che: -Ora basta!-, -Assediamo lo stato italiano!- Ed è così che poche decine di risoluti si riuniscono in un capannone e decidono di armarsi contro l'odiato nemico dando vita a un piano bellico che non ha precedenti nella storia: 24 contro 50 milioni armati di un trattore trasformato in carro armato, qualche forcone e idee molto confuse sul da farsi tant'è che tutti e 24 finiscono in manette prima ancora di aver sparato un colpo.

Al di là degli aspetti puramente grotteschi della vicenda (uno di loro si è auto definito niente po' po' di meno che prigioniero di guerra, come un vietcong disperso nella giungla ignaro della fine del conflitto) la cosa offre molti spunti per riflettere: mentre la crisi ucraina ha riportato alla luce la vecchia contrapposizione tra il blocco sovietico e quello atlantico con tratti che ricordano la guerra fredda e mentre l'Europa, priva di un reale deterrente politico, economico e militare tenta di farsi strada tra i due giganti per affermare la propria identità, un gruppo di fanatici nostalgici delle Repubbliche Marinare si arma di improbabili giocattoli bellici richiamando alla causa anche altri movimenti secessionisti come quello sardo, ad esempio, o quello lombardo e rifacendosi alle linee programmatiche delle Brigate Rosse.

Ma supponiamo che al di là degli aspetti folcroristici dell'Alleanza e della Serenissima ci sia un piano meglio strutturato e che la loro azione fosse stata concepita come un fatto di pura propaganda (ricordiamo che un recente referendum online della Liga Veneta per la richiesta dell'autonomia ha riscontrato un notevole successo, anche se non in maniera ufficiale), quali conseguenze ci sarebbero sul piano della politica nazionale e, di conseguenza, di quella europea? Di sicuro, anche se condotto coi termini della democrazia, una eventuale secessione del Veneto invoglierebbe altre “isole” etnico-culturali italiane a seguire la stessa via in un anacronistico ritorno alle Repubbliche indipendenti.

In realtà, l'impressione è che questi movimenti secessionisti poco abbiano a che fare con la valorizzazione delle diverse culture che rendono così unica l'Italia: i dialetti, le cucine regionali o le diverse architetture, ma che siano più che altro mossi da campanilismi mai sopiti ed oscuri (ma non tanto) interessi economici. Se la Liga Veneta , l'Alleanza e i Serenissimi vogliono l'indipendenza nel nome di una storia trascorsa allora perché Roma non dovrebbe rivendicare i suoi confini al Vallo di Adriano? Suvvia signori, siamo nel terzo millennio!

venerdì 4 aprile 2014

E se il “rullo compressore” del rottamatore Renzi tagliasse gli enti inutili e obsoleti?

Renzi ha promesso 10 mld da dividere nelle buste paga, come mai il rottamatore non pensa ad abolire gli enti inutili?

Rullo_compressore
E' nel 1956 che nasce la prima legge per l'abolizione degli enti inutili, ma dopo quasi 60anni tutto rimane come allora. Matteo Renzi, il rottamatore, promette di trovare 10 miliardi per impinguare le nostre buste paga con 80 euro (anche se nel frattempo passano quasi sotto silenzio l'aumento dell'Irpef e la tassa sui telefonini), troppo giovane Renzi per ricordare che questi enti esistono ancora e che, guarda caso, incidono sulle casse dello Stato esattamente 10 miliardi l'anno?

Troppo facile fare promesse e giocarsi la faccia con scadenza a termine, troppo comodo essere indulgenti e fiduciosi coi politici, per loro non si tratta di “giocarsi la faccia”, ma di “giocarsi UNA faccia”, ne hanno sempre qualcuna di riserva. Ma torniamo al nostro giovane Renzi e alle sue rottamazioni. Se con questo termine intende dare una semplice spolveratina di facciata allora forse non ci siamo, è come nascondere la polvere sotto al tappeto. La maggior parte degli enti inutili dello stato Italiano risalgono ai tempi del fascismo o addirittura ai tempi della monarchia come l'Ente per il Patronato pro-ciechi intitolato alla Regina Margherita o l'Ente Nazionale per i lavoratori rimpatriati e profughi, noi, testa di ponte dei nuovi flussi migratori in Europa.

In realtà quali e quanti siano esattamente questi enti inutili non è facile saperlo, spesso per evitare la effettiva abolizione ricorrono a vari escamotage come il cambio del nome per esempio, come l'Ente Nazionale della Montagna che grazie all'interesse congiunto del centrodestra e del centrosinistra è diventato Istituto Nazionale della Montagna rimanendo così di fatto un serbatoio per facili carriere e clientelismi vari oppure con ricorsi al Tar che, data la proverbiale lentezza della legge italiana, garantiscono a questi veri e propri orpelli di assicurarsi un ulteriore durata nel tempo.

Chi non ha memoria non ha futuro e ripete gli stessi errori del passato. Forse Renzi, paladino della rottamazione, dovrebbe liberarsi, o meglio liberarci, dalle catene che i vecchi governi hanno voluto mantenere intatte e, almeno per semplice decenza, sfoltire definitivamente quel sotto bosco marciscente di enti, istituti e associazioni che servono solo a chi di professione fa il parassita

giovedì 3 aprile 2014

Polemica e critica d'arte, alcuni punti in comune che mi piace notare

Altro è produrre un'opera altro il giudicarla, altro è esprimere un pensiero altro il criticarlo

Polemica_e_critica_d'arte
E' strano che tra le varie professioni esista quella del critico d'arte, che cosa fa di preciso e a quale titolo? E' forse uno che ha studiato storia dell'arte ed ha imparato a confrontare opere diverse trovando tra di esse l'algoritmo (parola molto di moda in questi tempi) che le accomuna o che le differenzia? E' colui che ci dice come apprezzare un quadro, una scultura, una musica o qualsiasi opera d'arte solo perché ne ha viste molte, sa dirti il nome dell'autore, la data della realizzazione, il contesto sociale? Hummm! Mi pare troppo poco, addirittura sbagliato nei termini essenziali. E' come se un'opera possa acquistare valore artistico solo se viene apprezzata dalla critica, ma non è la critica stessa che ha modo di esistere solo perché ci sono artisti? In fondo il “commentatore” d'arte è pagato anche per recensire le bruttezze (a suo parere) o sbaglio?

E' come la polemica: essa nasce dalla contraddizione di una cosa affermata, senza un pensiero dichiarato non potrebbe esistere: non si può polemizzare sul “niente” eppure è sempre di gran voga forse perché una cosa facile e alla portata di tutti, quello che è difficile è proporre un concetto originale e, si sa, l'originalità spesso va contro corrente ed ecco che qualcuno prende la parola per seminare “se” e “ma”.

In fondo tutto è perfettibile, dai primi graffiti rupestri e tamburi fatti dai tronchi cavi l'umanità è passata attraverso, Giotto, Michelangelo, Leonardo, Mozart, Bob Dylan, Cesare Balla, Boccioni, ora sostituisce liuti, subbie e pennelli con strumenti elettronici, ma in fondo, l'arte e la creatività rimangono le stesse, un modo del tutto personale per interpretare la vita e allora nessun critico potrà convincermi che che è impossibile che una giornata di pioggia mi possa rendere felice e il polemico dovrebbe solo tacere, non giudicare il mio pensiero, ma offrirmene uno nuovo

mercoledì 2 aprile 2014

Il non voto, le ragioni dell'astensionismo e il modo per farlo legalmente

Alcuni ritengono che il voto sia espressione di democrazia altri che sia un modo di mettersi alla catena

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Tutto il sistema cosiddetto democratico si basa sulle libere elezioni dei rappresentanti, ogni cittadino è invitato ad esprimere il voto per il candidato che meglio di tutti porta avanti le sue istanze... e la maggioranza vince. Semplice e lineare. Quindi non andando a votare ci si sottrae semplicemente a quello che viene definito un diritto-dovere. Già questa definizione suona strana: se è un diritto possiamo rifiutarci di esercitarlo, ma se è un dovere è un obbligo, in ogni caso la semplice astensione colloca l'elettore che non ha votato in una sorta di “limbo” non meglio definito, ovvero rientra a fare in qualche modo parte della maggioranza perché non ha espresso un preciso rifiuto.

Che fare allora se nessuno dei candidati merita il nostro consenso? Come si fa, in termini legali, ad esprimere il nostro dissenso? Secondo l'Art 104, comma 5 della Legge Elettorale questo è permesso: basta recarsi al seggio muniti della scheda elettorale e di un documento valido e a quel punto ci facciamo regolarmente registrare dopo di che possiamo chiedere al presidente di seggio di mettere a verbale la nostra dichiarazione dove affermiamo “non voto perché non mi sento rappresentato da nessuno”.

Attenzione però, la scheda non va toccata altrimenti viene considerata nulla e così rientrerebbe nel premio di maggioranza. E' utile sapere che il presidente non può astenersi dal verbalizzare la vostra dichiarazione, pena una multa di 4000 euro e la reclusione fino a 3 mesi. Inoltre possiamo chiedere che in calce al verbale venga trascritta la motivazione del rifiuto, se lo riteniamo necessario, in questo modo noi risultiamo come votanti effettivi, ma il nostro voto non va a nessuno ma viene considerato valido. Strano che questa informazione non sia esposta ben chiara all'interno dei seggi o no?

martedì 1 aprile 2014

Dolce e Gabbana, quando non pagare le tasse è una questione di “stile”

Non pagare le tasse è diventata una questione di “stile”. Con questa conclusione il pg Santamaria ha chiesto l'assoluzione per Dolce e Gabbana.

Dolce_e_Gabbana
Se il prossimo 4 aprile, giorno della sentenza, i giudici accoglieranno le motivazioni della difesa degli stilisti Dolce e Gabbana, evadere le tasse in Italia sarà non solo lecito, ma in più premiato. Condannati in primo grado ad una pena di 1 anno e 8 mesi per avere trasferito la loro sede in Lussemburgo (dove avrebbero pagato solo il 4% di royalties), costituendo una società ritenuta fittizia, la Gado, ed evitando così il fisco italiano, ora la loro situazione potrebbe ribaltarsi se la tesi del pg Gaetano Santamaria, fosse accolta dai giudici della seconda sezione della corte d'appello del tribunale di Milano.

Le motivazioni? Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono”impegnati tra stoffe, modelli, modelle, ricevimenti, sono dei creativi e non me li immagino a gestire schemi di abbattimento fiscale”, queste le parole della difesa che ha aggiunto: “Sapete cosa significa per un'azienda avere la Guardia di Finanza in sede? Per Dolce e Gabbana l'invasione della GdF è stata anche un colpo alla credibilità del marchio”. Halleluya! E così, in nome dello stile e della creatività, si vuol far credere che i due stilisti, possessori di un marchio famoso a livello mondiale e possessori della multinazionale che porta il loro stesso nome, erano talmente impegnati nel loro lavoro di creativi da non sapere come venisse gestita l'azienda.

In sostanza la tesi difensiva non solo vorrebbe scagionare gli stilisti per il reato di evasione fiscale, ma addirittura sottolinea come sia proprio la loro imprenditorialità a renderli meritevoli di un elogio: Dolce e Gabbana sono una espressione della creatività nazionale e portano alto il nome dell'Italia in tutto il mondo (con un occhio alle borse, guarda caso) e così, se passasse la tesi di Santamaria, chiunque, purché facendolo con stile, sarebbe autorizzato ad esportare lavoro e capitali all'estero (come d'altronde ha già fatto Marchionne). Secondo questa teoria allora, dovremmo riabilitare non solo Arsenio Lupin, ma anche Luciano Lutring, il solista del mitra e Horst Fantazzini, l'anarchico ladro gentiluomo di Bologna

Breve recensione di “10 emozioni in 10 racconti” di Francesca Lulleri

In realtà non voglio scrivere una vera e propria recensione, credo che un libro vada letto in prima persona, ma, parafrasando il titolo dello stesso, posso dire che ho provato 10 emozioni da 10 racconti

10_emozioni
10 racconti onirici, ammalianti e profondi che scavano nella psicologia del lettore riportandolo in un mondo sospeso tra il presente, il passato e il futuro dove le sfumature color seppia sono predominanti sul colore. Racconti che lasciano in sospeso e che non hanno la parola “fine”. Lo stile di Francesca è delicato e semplice, ma al tempo stesso ricercato nell'inquadrare i personaggi, piccole storie che sembra di avere vissuto noi stessi in prima persona o che probabilmente vivremo. La sensazione che ho provato nel leggere i racconti di Francesca è quella di un “assaggio” del talento e delle potenzialità che può esprimere questa giovane scrittrice e la curiosità di scoprire quali saranno i prossimi racconti, ma queste sono solo le mie considerazioni e invito a leggere questa piccola opera per vedere le cose con gli occhi dell'autrice.
Buona lettura, francesco.

sabato 29 marzo 2014

La rapida ascesa del giovane Renzi, l'accordo con Berlusconi e l'ombra della massoneria

L'accordo Renzi-Berlusconi ricalca il Piano di Rinascita Democratica della P2 di Licio Gelli

Renzi-Berlusconi
C'è la massoneria dietro il neo premier Matteo Renzi? Secondo Rino Formica l'accordo Renzi-Berlusconi ricalca il Piano di Rinascita Democratica, una delle parti essenziali del programma della P2. Tale Piano si proponeva di assorbire gli apparati democratici della società italiana all'interno di un “autoritarismo legale” gestito attraverso i canali di informazione. Alcuni elementi dell'ardita affermazione di Formica (più volte ministro socialista ai tempi di Craxi) combaciano con fatti inquietanti: tanto per cominciare va ricordato che la rapida carriera del giovane rottamatore, non è solo frutto di una buona capacità politica e di comunicazione, il padre di Renzi, Tiziano, ex consigliere comunale della Margherita, è considerato, nel Valdarno “Gran signore della massoneria in Toscana” e la sua lunga permanenza all'interno della stessa è confermata da Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.
Per quanto riguarda Berlusconi (tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978) è lo stesso Gelli a darne conferma in un'intervista (vedi video) in cui racconta della cerimonia di investitura del Cavaliere, o meglio ex Cavaliere, in un lussuoso appartamento in via Condotti a Roma.
Ma cosa accomuna l'accordo Renzi-Berlusconi al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli? I punti in comune sono: il presidenzialismo, il controllo dei mezzi di informazione, la riforma della magistratura, la riduzione dei parlamentari, l'abolizione delle provincie e un sistema bi-partitico.
Se a tutto questo aggiungiamo che la ministra per le Riforme del governo Renzi, Maria Elena Boschi è sospettata di legami, come il padre, Pier Luigi Boschi, alla massoneria, tesi supportata dai suoi frequenti incontri con Denis Verdini, Gran Visir di Berlusconi e anello di collegamento con la massoneria toscana, per discutere della legge elettorale le conclusioni sono piuttosto inquietanti... ma ognuno è libero di pensarla come ritiene meglio

venerdì 28 marzo 2014

Il Grande Fratello tra Orwell, la Marcuzzi, Snowden e i social network

Dal profetico romanzo di Orwell al grottesco spettacolo della Marcuzzi il Grande Fratello domina nei social network

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Il Grande Fratello nasce nel 1984 dalla profetica penna di George Orwell che immagina un'entità (non si sa se sia una persona reale o un simbolo) e finisce nella patetica trasmissione di Alessia Marcuzzi dove i partecipanti si sottopongono al severo sguardo di una telecamera onnipresente per soddisfare la morbosità voyeuristica degli spettatori, proprio come dei criceti in gabbia sotto l'esame attento di un ricercatore. L'unica differenza? I criceti non lo fanno spontaneamente.
Eppure non è molto che Edward Snowden ha smascherato i torbidi giochi dell'NSA usati per tenerci sotto stretta sorveglianza, Weeky Leaks è stato completamente rimosso dalle cronache e i satelliti ci spiano anche quando facciamo sesso.
Chissà che cosa avrebbe scritto Orwell se avesse conosciuto i social network? Chissà cosa avrebbe pensato se avesse visto il Grande Fratello come rappresentazione televisiva della più bassa manifestazione umana condotta e diretta da un personaggio come la Marcuzzi?
Eppure, consapevolmente o inconsapevolmente siamo tutti (o quasi) complici e responsabili di questa gigantesca opera di monitoraggio globale, noi stessi siamo artefici e costruttori del Grande Fratello. Chi non possiede almeno un profilo su qualche social network? Facebook, Twitter, col quale oramai i politici ci anticipano le prossime decisioni, Linkedin per diffondere i nostri profili professionali o Google che tiene costantemente sotto controllo i nostri dati di navigazione, orienta le nostre tendenze, gestisce l'informazione? La nostra vita è costantemente sotto stretta sorveglianza, ripresa da 1000 telecamere durante il corso dell'intera giornata. Orwell forse pensava di scrivere un romanzo, la sorridente Marcuzzi conduce un programma di cui forse non conosce la trama, ma una cosa è sicura: anche se nasciamo figli unici abbiamo sempre un Grande Fratello

giovedì 27 marzo 2014

Critica dell'esame di coscienza, una maniera subdola per auto-assolversi

Molti, prima di prende sonno, hanno l'abitudine di fare l'esame di coscienza, ma cercano solo l'assoluzione per se stessi.

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Mi attirerò molte critiche con questo post e in fondo me lo auguro, del resto nasce come spunto di confronto, non di polemica. Voglio parlare dell'esame di coscienza, chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito obbligato a farlo? Io stesso tante volte, quando ho sentito di aver fatto qualcosa che usciva dal canale delle regole, mi sono soffermato sui motivi di quella decisione ponendomi 1000 domande sulle ragioni di uno sbaglio, scavando con le unghie nel profondo di me stesso, quasi a farmi male. Cosa ne ho tratto fuori dopo tanto crudele lavoro? Mi sono dato delle spiegazioni, mi “sono capito” e, in fondo, alla fine mi sono auto assolto con la semplice promessa di stare più attento in un domani e ho chiuso gli occhi con la coscienza tranquilla.

Eppure, nel corso della vita, mi sono accorto di essere lo stesso ricaduto inevitabilmente negli stessi errori e allora mi sono domandato: a cosa era servito quell'esame di coscienza? La risposta è al tempo stesso banale e umanamente drammatica: ho esaminato sì la mia coscienza, ma nei panni dell'avvocato difensore, non ho cercato i miei difetti bensì le motivazioni che mi hanno spinto ad un comportamento che in fondo è insito nella mia natura esclusiva di individuo.

Ma la critica, se porta solo a distruggere qualcosa, è sterile e distruttiva, la critica deve suggerire alternative, sostituire un concetto diventato vecchio e inutile con uno nuovo e allora ho smesso di fare esami di coscienza prima di andare a letto, è solo un'abitudine come lavarsi i denti per togliere le impurità del cibo, i denti restano come resta la coscienza allora do una rapida occhiata alla giornata trascorsa, considero il presente e mi addormento sereno pensando a cosa potrò fare domani per quello che sono.

mercoledì 26 marzo 2014

Mi sposerò su Facebook con un Avatar e i miei bambini li creerò con photoshop

La realtà (virtuale) supera la fantasia: Facebook ci renderà immortali in cambio delle nostre vite

Realtà_virtuale
C'era da aspettarselo, Facebook con la modica cifra di 2 miliardi di dollari si è accaparrato Oculus VR una startup già vincitrice del premio per l'innovazione al Consumer Electronics Show di Las Vegas. Bene, ma che significa? Poco per adesso, visto che per ora la piattaforma acquistata da Mark Zuckerberg ha trovato applicazione solo per qualche video gioco, molto se si pensa alle possibilità che potrebbe offrire in un prossimo futuro. Oculus VR infatti è un visore in grado di rendere più completa e realistica la realtà virtuale dando a chi l'indossa la sensazione di essere proiettato all'interno di un mondo tridimensionale.

Le potenzialità sono impressionanti e sotto certi aspetti addirittura inquietanti: se il progetto di Facebook infatti, dovesse realizzarsi come pensato dai suoi ideatori, la nostra esperienza “social” andrebbe bel al di là di uno scambio tramite chat, invio di foto e video o scambio di “mi piace”, sarebbe un'esperienza tridimensionale dove i nostri avatar potrebbero interagire quasi “fisicamente” con altri, potremmo esplorare le case dei nostri amici come se ci fossimo dentro, acquistare nei negozi online come se fossero veri, visitare luoghi e musei senza uscire da casa. In altre parole avremmo una realtà virtuale reale, anche se sembra una contraddizione in termini.

Ma cosa cambierà tutto questo nelle nostre relazioni sociali? Innanzitutto aumenterebbe il divario tra quel mondo sempre più immerso nella tecnologia digitale e quello che stenta persino a procurarsi l'acqua potabile per sopravvivere, traccerebbe un solco difficilmente valicabile per chi non disponesse di queste tecnologie, un po' come mettere a confronto un astronauta con un uomo delle caverne, in secondo luogo ci toglierebbe quella “interazione fisica” che sta alla base dei rapporti umani: non potremo provare orgasmi fisici, non potremo prenderci a schiaffi e non potremo invecchiare. E' una prospettiva spaventosa: mi sposerò su Facebook con un Avatar e i miei bambini li creerò con photoshop!

sabato 22 marzo 2014

Gli uomini, i soldati e la necessità di disobbedire agli ordini

Essere uomo o essere soldato? A volte disobbedire agli ordini è un esigenza di libertà

Uomini_e_soldati
 Sia ben chiara una cosa come premessa: non considero male tutti coloro che indossano una divisa, pure i postini ce l'hanno e se si vuole anche io quando vesto la tuta da ebanista e pure i preti, il problema è chi c'è sotto quei panni: uomini o soldati? Nella storia e nella vita ci sono stati uomini che hanno fatto grande l'umanità perché guidati da uno spirito di scoperta e di ribellione alle consuetudini (ribellione non sempre ha un'accezione negativa!), uomini che hanno scelto di disobbedire agli ordini, uomini che hanno fatto del loro individualismo una bandiera, ma mai sacra perché consapevoli che ogni scoperta genera cambiamenti, uomini che si sono messi in gioco.
Da contro, però ci sono uomini che hanno paura, paura dell'ignoto, paura del pensiero. Questi uomini non sono cresciuti se non nei muscoli, perché hanno semplicemente sostituito la mamma con il superiore e il superiore con l'appartenenza a ideali di lotta e di battaglia, proprio come quando noi eravamo bambini e giocavamo alla guerra con le pistole giocattolo. Ora non fanno più 'boom' solo con bocca, uccidono davvero bambini veri
La loro scusa è che eseguono un ordine e, si sa, gli ordini non si discutono. Quando tornano ai loro accampamenti cantando inni marziali hanno lasciato la loro coscienza sui campi di battaglia e l'umanità più povera. Tutti insieme nella stessa camerata a respirare la stessa puzza di sangue, di piedi e di sudore pensano con orgoglio a quando mostreranno i loro trofei e le loro imprese quando torneranno a casa, sempre se torneranno a casa. Da qualche parte in soffitta ho una scatola di scarpe dove conservo i soldatini della mia fanciullezza, li conservo tutti insieme perché hanno paura del buio, ma ora sono diventato uomo e ho imparato che la vera forza sta nel proprio cuore e nella propria umanità e chi ha deciso, per mestiere, di uccidere e obbedire, per favore, non mi parli di orgoglio, quello è una cosa da grandi!

venerdì 21 marzo 2014

Politica e religione: convinzione, fede o semplice fanatismo?

Qual'è la linea che separa la politica dalla religione? Convinzione e fede accomunate dal fanatismo?

Politica_e_religione
I più grandi aggregatori sociali di sempre sono stati la politica e la religione, la prima basata sulla convinzione individuale, la seconda sulla fede. La politica nasce dall'esigenza di dare un organizzazione razionale alle faccende umane, genera leggi, norme, compromessi, il tutto in continua evoluzione: uno stato sociale può essere sempre perfettibile e così nascono nuove teorie che danno origine a dottrine soggette ad esaurirsi nel tempo di pari passo con l'evoluzione che esse stesse generano. Altro è la religione che basa i suoi precetti su dogmi indiscutibili e immutabili, senza la fede essa non avrebbe modo di esistere.

Apparentemente, quindi, politica e religione sono due modi opposti per approcciarsi al vivere comune, uno strettamente razionale e soggetto a cambiamenti e l'altro immutabile, indimostrabile e quindi non confutabile, non esistono vie di mezzo: la fede o si ha o non la si ha. Chiarissimo... apparentemente, perché non è esattamente così: molto spesso politica e religione, convinzione e fede sono accomunate da un intollerabile fanatismo. Pensiamo alle guerre combattute in nome della fede, ora condanniamo l'estremismo islamico, ma dimentichiamo la nostra guerra santa e vediamo come ancora politica e religione convivono sotto ideali comuni: imporre una fede nel nome di una convinzione politica, ne sanno qualcosa israeliani e palestinesi.

Forse che noi ne siamo immuni? Anche no visto che molti partiti dell'area cosiddetta occidentale si ispirano dichiaratamente a ideali cattolici o cristiani, persino protestanti. Anche no visto che movimenti di massa come Forza Italia e il Movimento 5 Stelle si basano più che su convinzioni discusse, sulla figura di un leader. Berlusconi, indagato e processato, interdetto dai pubblici uffici resta saldamente alla testa del partito e pensa di continuare la propria dinastia facendosi sostituire da un parente; Grillo che opera epurazioni al movimento infastidito dalla dissidenza. Non mi si venga a dire che bisogna provare, che la democrazia è in mano nostra, nelle nostre scelte. Fintanto che politica e religione, convinzione e fede saranno unite da tanto fanatismo, io mi terrò da parte per non sentirmi complice.

giovedì 20 marzo 2014

Cronaca, notizie e freddo interiore. Breve confessione di un disagio

Scrivere di cronaca e mantenere un tono distaccato, ricercare notizie e convivere con un disagio

Cronaca_e_freddo_interiore

Una cosa è leggere o ascoltare una notizia, ce ne sono molte e spesso ne prendiamo solo atto, altra cosa è invece scriverle, ricercare le fonti, approfondirle. Mi occupo di attualità, lungo il sottile confine con la cronaca, il mio compito è comunicare, fare sapere, informare e spesso mi imbatto in storie che non vorrei conoscere e che invece devo eviscerare per poterle mettere in rete e finisce inevitabilmente che ne faccia parte. Si, anche se si cerca l'obiettività non si può fare a meno di soffermarsi sui personaggi di cui si scrive: si entra nelle loro vite, si conoscono i retroscena, i drammi che vivono o hanno vissuto e si capisce con occhi diversi, forse con un pizzico di empatia che non dovrebbe influenzarti, ma lo fa. Le vittime dei naufragi non sono numeri da raccontare, sono vite strappate all'esistenza, sono nelle lacrime di chi è sopravvissuto. Notti fa una giovane donna è stata uccisa dall'ex fidanzato, ho scritto un pezzo, ma non riuscivo a fare a meno di raffigurarmi i due protagonisti: lo stupore di quella ragazza che ha aperto la porta senza sapere che dietro di essa c'era una morte irreale; quel giovane assassino che dopo averla vista morire si è puntato la pistola alla testa. Che cosa è passato per le menti di questi due protagonisti di una recita folle? Paura? Angoscia? Confusione? O solo la voglia che nulla fosse successo, che quella situazione fosse solo irreale? Non lo so, so solo che quando scrivo di quelle vite spezzate qualcosa di loro mi rimane dentro e provo un certo disagio nel constatare che quella cronaca ha un prezzo in denaro

mercoledì 19 marzo 2014

Lettera di un anarchico a Papa Francesco

Alle volte cose simili si esprimono in modo diverso ecco perché un anarchico scrive a Papa Francesco

Lettera_di_un_anarchico
Ciao Francesco,
forse questa lettera ti sembrerà inusuale, o forse no, ma è da molto tempo che la tenevo dentro ed è arrivato il momento di scriverti, magari non la leggerai mai, una fra tante, ma in tutta coscienza il semplice fatto di essermi deciso mi fa stare bene.
Innanzitutto mi presento: mi chiamo Francesco anche io e sono un giovane di 53 anni, mi piace vivere, mi piace scrivere e mi piace la gente e... sono un anarchico, ateo, iconoclasta e anticlericale.
Date queste premesse ti sarà evidente il fatto che queste poche righe sono assolutamente prive di interesse, non voglio intercessioni né benedizioni, tutt'altro: voglio solo testimoniarti la grande stima di una persona che non la pensa come te. Secondo me non è importante cosa si dice, il mondo è pieno di inutili chiacchiere e vane promesse, importante è quello che si fa nel quotidiano e ammiro molto il tuo esempio. Ho avuto un passato burrascoso, mi sono formato le mie idee e ho sempre preteso di pagare in prima persona per gli sbagli che ho commesso, ne sono uscito sempre a testa alta e questo mi ha insegnato che si impara più da un avversario leale che da un falso amico e devo ammettere che in questo anno di pontificato hai espresso concetti molto interessanti, direi alle volte rivoluzionari. Non posso fare altro che ammirarti, tutto sommato, io nel mio piccolo di uomo qualunque e tu sul trono di Pietro, anche se in maniera diversa, desideriamo cose simili: la pace e la concordia. Certo sarebbe davvero piacevole scambiare due parole con te, ma mi accontento solo di farti sapere che il tuo agire ha raccolto l'attenzione di un ateo che ascolta con rispetto e che (non ci ridere!) alle volte ha preso le tue difese andando contro corrente, ma ti assicuro che non sono il solo.
Non rappresenti i miei ideali, ma rappresenti quello che intendo per umanità e ti rinnovo la mia stima. Prenditi cura di te.
Con amichevole affetto Francesco

martedì 18 marzo 2014

L'Europa Unita e la secessione veneta mentre Renzi parla di Rinascimento italiano

Renzi parla di Rinascimento economico, l'Europa Unita cerca la coesione e il Veneto la secessione

Rinascimento_economico
La crisi ucraina ha messo in evidenza la poca consistenza dell'Europa Unita la cui voce nel contesto diplomatico conta quanto un due di picche, intanto Renzi, nell'incontro con la Merkel, parla niente po' po' di meno che di Rinascimento economico europeo e la Lega, in appena due giorni, ha raccolto 700.000 firme per rivendicare la secessione del Veneto. Se a tutto questo aggiungiamo anche le recenti restrizioni fatte dalla Svizzera in termini di immigrazione e la recrudescenza dei conflitti culturali e religiosi il quadro complessivo, se non grottesco, è quanto meno confuso.

L'Europa Unita, in sostanza, cosa dovrebbe essere?

Il concetto di Europa Unita per ora sembra avere come unica realtà comune l'introduzione dell'euro, peraltro contestato e messo in dubbio da alcuni Stati dell'Unione, intorno al quale si è costruito un sistema di controllo e di gestione prettamente economico, allora perchè l'Europa non riesce a far sentire in maniera decisiva la sua voce all'interno di una questione internazionale come la crisi ucraina? Semplice: non è nelle condizioni di far valere la propria posizione a livello militare e si trova schiacciata tra due colossi come l'America e la Russia, al massimo può minacciare qualche sanzione economica, ma l'impero sovietico è uno dei principali fornitori di gas del Vecchio Continente e questo lascia spazio a dubbi sull'efficacia di tali minacce, ma intanto

il giovane Renzi parla di Rinascimento economico

Dopo le promesse, tutte da verificare, sul piano di risanamento nazionale proposto dal neo presidente del consiglio, a tratti tacciato di propaganda populista, ora Renzi dichiara che stiamo andando incontro addirittura ad un Rinascimento economico dell'Europa. Ma su cosa si basano queste affermazioni? Forse perché il PIL italiano è salito dello 0,1%? Forse sul fatto che tra qualche mese i lavoratori con stipendi fino a 1.500 euro se ne troveranno 85 in più in busta paga? Oppure che si mettono all'asta le auto blu? La cosa lascia perplessi se a fronte di queste promesse esistono realtà ben più gravi come l'altissimo tasso di disoccupazione, il precariato e le casse integrazioni. Promettere 85 euro in più suona solo come un invito a pizza e birra, ma non risana certo i problemi del Paese. Ma in questo già confuso panorama di boutade si fa strada una realtà più preoccupante:

il Veneto in soli due giorni ha raccolto 700.000 firme per richiedere la secessione

L'Italia, per antica tradizione, ospita già due Stati autonomi: il Vaticano e la Repubblica di San Marino. Ora, secondo le richieste della Lega, dovrebbe lasciare spazio alla nuova Repubblica di Venezia con un salto indietro di secoli che ha dell'incredibile. Cosa significa? Le acque del Tirreno settentrionale diventerebbero territoriali? Dovremo richiedere un visto di soggiorno per visitare la “città più bella del mondo”? Questo ritorno alle Repubbliche Marinare potrebbe spingere altre regioni a fare altrettanto e allora perché no? Ristabiliamo i confini del Sacro Romano Impero.
L'Unione Europea e il Rinascimento renziano altro non sono che belle parole se il Veneto riuscirà nel suo proposito di secessione e forse, ancora una volta, dopo qualche mugugno durante la pausa pranzo, lasceremo che le cose vadano così

lunedì 17 marzo 2014

Tendenze e mode: seguirle, ignorarle o andare controcorrente? L'influenza dei social

Social, mode e tendenze sembrano sempre più collegate tra loro. Perché andare controcorrente?

Tendenze_e_mode
Per motivi di lavoro ho quotidianamente a che fare con Internet e con i social network, mi occupo di informazione e scambi in rete quindi ho la possibilità di tenere sotto controllo (chiunque può farlo) quali sono le principali tendenze che quotidianamente spiccano nel web, tendenze che alla fine diventano vere e proprie mode, si pensi ai selfie, per esempio, e al largo successo che hanno contribuito a dare ad un'applicazione come Instagram. Questo solo per citare un caso, ma se consideriamo che un brano musicale o anche un video amatoriale postato su youtube, possono raggiungere in maniera virale milioni di utenti in poco tempo, ci rendiamo conto dell'enorme potenziale di questi strumenti.

Come ho accennato mi occupo di informazione online e per questioni pratiche, molto, anzi quasi tutto il lavoro redazionale, avviene tramite i gruppi di Facebook mentre i criteri più diffusi per la ricerca di informazione in rete sono di tipo più specifico: Google Trend, per citare il più famoso. Tramite esso è possibile sapere cosa fa maggiormente tendenza nel pubblico in un dato luogo e in un dato lasso di tempo in modo da soddisfare al meglio le ricerche degli internauti. Dal punto di vista economico questa si rivela un'ottima strategia: sai che se un certo argomento ha un picco nelle ricerche in rete le tue possibilità di essere letto aumentano sensibilmente. In altre parole seguo la tendenza e contribuisco al successo di una moda.

Scrivere per un pubblico porta anche a leggere molto, ogni giorno scorro centinaia di siti, alle volte, partendo da “patate” arrivo ad articoli che parlano di energie alternative e mi trovo così a leggere di cose che vanno assolutamente al di fuori di quelle che sono le tendenze, sono quelle informazioni controcorrente che attirano di più la mia attenzione, alcune di queste, quelle che si riveleranno veramente innovative, faranno la moda del prossimo futuro

Ma scrivere, leggere, documentarsi servono a poco se non suggeriscono delle riflessioni, sarebbero esecuzioni automatiche finalizzate ad un lavoro e così mi concedo anche il tempo per pensare e mi pare evidente una cosa: tutto ciò di cui disponiamo ora, dalla tecnologia ultra-sofisticata ai nuovi progressi della medicina, dagli elettrodomestici intelligenti all'abbigliamento tecnico, nascono dalle intuizioni di coloro che, a dispetto delle mode, hanno nuotato controcorrente, quelli che hanno inventato le mode. Soffermarsi ogni tanto su queste considerazioni mi aiuta a percepire meglio i miei tempi, non so voi
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