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martedì 21 aprile 2015

Problema migrazione, anche i ricchi scappano

Migrazione di lusso: soccorso in mare uno yacht turco con a bordo 98 passeggeri in fuga dalle guerre, un altro aspetto di un dramma annunciato



Probabilmente la notizia darà adito ad altre polemiche sul drammatico tema dell’immigrazione, ma a pensarci bene è una cosa che ci si poteva aspettare: a causa di un’avaria al motore le autorità italiane hanno scoperto un giro di migranti di lusso, profughi cioè che potevano pagarsi una traversata sicura dalla Turchia alle coste siciliane pagando oltre 8.000 dollari a testa.

domenica 25 gennaio 2015

La follia della deportazione, per non dimenticare nessuno

deportazione

Il ricordo della deportazione del popolo ebraico per non dimenticare nessuno, questa follia non ha bandiere

Si celebra, in questi giorni, il ricordo della deportazione del popolo ebraico, un’occasione per non dimenticare la follia, la lucida follia di chi ha pensato che lo sterminio di massa fosse una soluzione “ragionevole” ai problemi politici, la stessa follia che tutt’oggi troviamo nel fanatismo religioso, ma ricordiamoci che quelle a danno degli ebrei non sono state le uniche

mercoledì 3 dicembre 2014

Incidente nucleare nella centrale di Zaporizhye, Ucraina, le autorità minimizzano

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Ucraina, incidente nucleare nella centrale di Zaporizhye, le autorità minimizzano, ma torna l'incubo di Chernobyl

ZaporizhyeUcraina. Venerdì scorso si è verificato unincidente all’interno di una centrale nucleare, a darne la notizia lo stesso premier Arseny Yatseniuk, ma il ministro dell’Energia, Volodymyr Demchyshyn minimizzaassicurando che l’accaduto non comporta rischi, anche se l’episodio riporta alla mente il disastro di Chernobyl e il colpevole ritardo con cui le autorità russe dettero notizia dell’accaduto. Rassicurazioni anche dall’INSR francese che conferma di non aver registrato aumento di radioattività, ma da Vienna, dove ha sede l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, a cui ogni nazione deve rendere noto qualunque incidente nucleare

venerdì 14 novembre 2014

Usa, datagate, cellulari spiati dal cielo

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Un nuovo capitolo si aggiunge al famoso datagate scoperchiato da Snowden, negli USA i cellulari sono spiati dal cielo

Il datagate messo a nudo dall’ex analista della CIA,Edward Snowden, si arricchisce di un nuovo capitolo:negli USA i cellulari vengono spiati anche dal cielo. Il pretesto è sempre lo stesso, la sicurezza nazionale e così, dal 2007, il governo americano intercetta le conversazioni telefoniche attraverso dei piccoli monomotori, meglio conosciuti come Cessna, per tenere sotto controllo possibili malviventi o terroristi, ma non solo: le apparecchiature sistemate sui velivoli non fanno discriminazioni e registrano tutte le chiamate nel proprio raggio d’azione, comprese quelle dei cittadini comuni e sono in grado di “rubare” anche gli SMS e le fotografie scattate dai dispositivi.

mercoledì 24 settembre 2014

Clamorosa gaffe degli 007 francesi, attendono 3 jihadisti all'aeroporto sbagliato

Orly

Un'altra dimostrazione di come l'Occidente sia ancora impreparato alla guerra contro l'Isis: gli 007 francesi attendono 3 prigionieri ad Orly, ma questi sbarcano a Marsiglia

Mentre il mondo occidentale è in fibrillazione per la minaccia jihadista l'intelligence francese incorre in una gaffe che ha del clamoroso: tre militanti appartenenti all'esercito dello Stato Islamico sbarcano tranquillamente a Marsiglia mentre i poliziotti li attendono (invano) all'aeroporto parigino di Orly. Ovviamente la faccenda, oltre a rappresentare una clamorosa figuraccia del ministero dell'interno francese, pone dei seri interrogativi sull'efficienza dei servizi segreti, non solo quelli turchi e francesi coinvolti in prima persona nella sconcertante vicenda, ma in termini sicuramente più generali.
I tre, tra i quali c'è anche il cognato di Mohamed Merah, al secolo il “killer di Tolosa” che nel 2012 uccise sette persone, fra cui tre bambini di una scuola ebraica, sono Imad Jjebali, Gael Maurize e Abdelouahab El Baghdadi, tutti di cittadinanza francese e tutti appartenenti all'esercito jihadista. Espatriati in Siria erano stati arrestati dalla polizia turca per “infrazione al diritto di soggiorno” come si apprende da un comunicato dell'ufficio stampa del ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve.
A rendere la cosa ancora più paradossale è che lo stesso ministro, poche ore prima dello sbarco dei tre jihadisti, aveva anticipato con una certa enfasi che l'arresto era ormai cosa fatta.
Secondo un solido e collaudato copione ora c'è un rimpallo delle responsabilità dell'accaduto tra Francia e Turchia, pare infatti che in un primo momento i tre sospetti fossero stati imbarcati su un volo per Orly e che il comandante dell'aereo si sia rifiutato di tenerli a bordo convincendo i servizi segreti turchi a rimandarli in Francia con un altro volo, destinazione Marsiglia, ma Parigi sostiene di essere stata avvertita del cambio di destinazione solo dopo che i tre erano atterrati regolarmente con i rispettivi passaporti. Si intuisce facilmente quindi, che le stesse autorità addette alla sicurezza aeroportuale non fossero a conoscenza dell'identità dei soggetti e che questi fossero stati trasferiti a Parigi per essere messi agli arresti.
Persino i loro legali hanno fatto dell'ironia sulla vicenda, Apollinaire Legros Gimbert ha affermato: “Dico che il ministero ha cantato vittoria troppo presto...non sono per niente stati arrestati, sono liberi e il suo collega, Pierre Dunac, ha rincarato: “Per quanto incredibile possa apparire, è la realtà. Hanno viaggiato con il loro passaporto. E al loro arrivo nessuno li ha fermati
la storia non ha bisogno di commenti, ma pone degli interrogativi: nell'era delle spie super tecnologiche, dei droni, dei bombardamenti chirurgici, come vogliono farci intendere, sarebbe bastata una semplice telefonata per evitare questo “inconveniente”, se non si riesce a gestire un banale trasferimento di prigionieri impegnarsi in una guerra dagli esiti ancora incerti non offre grandi garanzie di riuscita, forse ci vorrebbe più intelligenza e meno intelligence

lunedì 15 settembre 2014

Coalizione anti ISIS, l'Iran dice no agli USA

Khamenei

Nella guerra contro lo Stato Islamico dell’ISIS l’America registra il secco rifiuto dell’Iran a collaborare

“Ho risposto no perché hanno le mani sporche di sangue -questo è quanto affermato da Ali Khamenei in una nota pubblicata sul suo sito-già nei primi tempi gli USA avevano chiesto attraverso l’ambasciatore in Iraq se potevamo cooperare contro l’ISIS

lunedì 8 settembre 2014

Sharia Police, provocazione, tentativo d'integrazione o invito al dialogo

Fermati a Whuppertal 11 islamisti salafiti. Indossavano un giubbetto con la scritta Sharia Police ed è polemica in Germania

Sharia_Police
Di certo la notizia non poteva passare sotto silenzio, soprattutto se si accompagna a quelle che giungono dall'Iraq e dalla Siria e c'è da immaginare che sarà oggetto di molte discussioni: nella città tedesca di Whuppertal, nel Land occidentale del Nord Reno-Westfalia (350.000 abitanti) da alcuni giorni sono comparse nelle strade urbane delle ronde di giovani islamici con indosso un giubbetto ad alta visibilità su cui campeggia la scritta “Sharia Police
Scopo delle ronde, che si dichiarano di stretta osservanza salafita, è quello di far rispettare la legge coranica, soprattutto nella giornata di venerdì dedicata, secondo le loro credenze, alla preghiera.
L'attività principale della Sharia Police consiste nella distribuzione di volantini in cui si invitano i passanti ad astenersi dal consumo di alcool, dalle droghe, dalle scommesse, un richiamo al Corano quindi e un rispetto alle sue leggi.
La faccenda però, ha suscitato non poche polemiche soprattutto a causa della psicosi causata dalle recenti decapitazioni dell'ISIS e dal rischio concreto che il Califfato islamico possa fare opera di reclutamento per la jihad proprio nel cuore della stessa Europa.
Le prime voci a farsi sentire sono state quelle delle autorità tedesche: “Non tollereremo né intimidazioni né provocazioni” ha dichiarato Brigitta Radermacher, capo della polizia di Whuppertal, ricordando che in Germania è esclusivamente lo Stato legittimato ad istituire azioni di polizia a cui ha fatto eco Peter Jung, il sindaco della città vicino al partito di Angela Merkel (Cdu) rilasciando al Taggespiegel che “La città è orgogliosa di come le persone di diversa estrazione politica e religiosa convivano in pace” condannando l'azione dei salafiti “nel modo più fermo”
In effetti nella Renania settentrionale, che conta circa 18 milioni di abitanti, la presenza di stranieri e di immigrati, soprattutto di origine turca è piuttosto consistente: circa 6 milioni sul totale, ovvero un terzo della popolazione complessiva.
A rispetto della cronaca va ricordato però, che questa convivenza multietnica tanto idilliaca non è visto che appena il mese scorso c'è stato un attentato incendiario con bottiglie molotov ai danni della sinagoga della stessa Whuppertal. Le indagini hanno portato all'arresto di tre palestinesi.
Preoccupazione è stata espressa anche da un portavoce del governo regionale che ha dichiarato sulle pagine del Rheinische Post che “Le ronde salafite dimostrano di non riconoscere le istituzioni legittime”. Ad ogni modo la polizia di Whuppertal ha identificato gli 11 giovani islamici e giovedì scorso la magistratura ha aperto un fascicolo.
“La polizia islamica non esiste -ha dichiarato Sven Lau, un predicatore tedesco convertitosi all'islam col nome di Abu Adam- sapevamo che avremmo fatto notizia”
Il settimanale Spiegel sembra dare credito a questa teoria sostenendo che lo scopo della provocazione è quello di aprire un dibattito sulla legge islamica in Germania.
Di sicuro definirsi come “Sharia Police” in un momento delicato come questo, è stato decisamente provocatorio, ma difficilmente si può credere che il reclutamento per la jihad avvenga in maniera così evidente per le strade di una cittadina tedesca indossando giubbetti ad alta visibilità, il punto forse è invece un altro: è giusto considerare a priori ogni musulmano come un potenziale terrorista o, come sarebbe più logico fare, cercare quell'integrazione di valori che permetterebbe una maggiore comprensione tra i popoli: la paura genera le guerre  

venerdì 29 agosto 2014

Chernobyl ricompare come uno spettro nella crisi ucraina -

Chernobyl

Le ricadute della crisi ucraina sullo stoccaggio delle scorie nucleari, Chernobyl torna drammaticamente alla ribalta

Sicurezza militare versus sicurezza ambientale. E’ questo uno dei possibili scenari futuri con il quale deve fare i conti l’Ucraina, ma non solo: tutta l’Europa e la stessa Russiapotrebbero essere pericolosamente coinvolte, parliamo diChernobyl.
Spinto dai forti contrasti con la Russia infatti, il governo diKiev ha avviato un progetto per realizzare, in un unico sito, un deposito per lo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito e, quasi fosse un’ironia della sorte, è proprio Chernobyl il luogo designato scelto dal governo ucraino, a 28 anni dalla terribile catastrofe ambientale la tristemente famosa cittadina che dista appena 100 chilometri da Kiev torna ad essere protagonista del “nucleare”

mercoledì 20 agosto 2014

Reporter USA decapitato dall'ISIS come ritorsione ai raid aerei

ISIS

James Floey, reporter americano, “paga con la testa” per i raid americani in Iraq: decapitato dai militanti Jihaidisti dell’ISIS

Ancora non si hanno certezze assolute sulla autenticità del video diffuso in rete dai militanti jihaidisti dell’ISIS che mostrano James Floey, un reporter americano rapito nel 2012 in Siriadecapitato in una imprecisata zona del deserto siriano, ma sicuramente la notizia, se confermata ufficialmente, non mancherà di avere forti ripercussioni sulla situazione in atto in Medio Oriente. Il video mostreJames Floey in ginocchio, vestito con una divisa arancione come quelle usate a Guantanamo, accanto ad un guerrigliero mascherato che impugna un coltello.

venerdì 1 agosto 2014

USA, per anni la CIA ha ingannato il governo sulla tortura dei prigionieri

Pubblicate, dal Washington Post, le sconcertanti rivelazioni sull'uso spregiudicato che la CIA faceva della tortura sui presunti terroristi catturati

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6.300 pagine: si tratta del rapporto della Commissione Intelligence del Senato americano dove si evidenziano, qualora ce ne fosse ancora il caso, le menzogne e gli inganni della CIA nei confronti del governo e dei cittadini statunitensi, ma non solo, potremmo dire, visto che l'Agenzia USA di spionaggio più famosa del mondo ha le mani in pasta da tutte le parti.
Il rapporto si basa sulle testimonianze rese da decine di persone detenute tra il 2002 e il 2006 durante quella che il presidente George W. Bush definì “guerra al terrorismo” guerra che, in barba a qualsiasi trattato internazionale sui diritti umani, prevedeva anche l'uso della tortura per estorcere informazioni ai prigionieri. L'odiosa pratica fu bandita ufficialmente da Obama nel 2009, ma è il caso di sottolineare la parola ufficialmente, perché non è dato sapere cosa tuttora avviene in maniera ufficiosa.
Giovedì prossimo la Commissione Intelligence del Senato voterà per l'invio del rapporto al presidente Obama che dovrebbe provvedere alla declassificazione.
Nel documento si legge come la CIA abbia descritto, al Dipartimento di Giustizia e allo stesso Congresso, il programma relativo agli interrogatori come uno strumento necessario per ottenere informazioni vitali che non si sarebbero potute ottenere con altri mezzi al fine di sventare complotti terroristici che avrebbero potuto causare migliaia di vittime. Una vera e propria inquisizione dunque, che faceva ricorso al famigerato waterbording (tecnica che consiste nell'infilare uno straccio nella bocca del prigioniero e versarci sopra dell'acqua provocando la sensazione dell'annegamento), ma pare che gli agenti della CIA utilizzassero altre pratiche di tortura mai contemplate dal Dipartimento di Giustizia americano: una sorta di “schiacciamento” della testa all'interno di un contenitore pieno di acqua ghiacciata.
Dal rapporto inoltre, emergono alcune divergenze interne alla CIA tra i vertici che insistevano per la continuazione degli interrogatori e gli “operativi” che invece ritenevano di non poter spremere altre informazioni attendibili dai prigionieri stremati dalle torture.
Sarà interessante vedere se questo rapporto verrà davvero declassato e se sarà disponibile in rete, in tal caso questo blog cercherà di commentarlo e divulgarlo

giovedì 24 luglio 2014

Pena capitale in America: l'esecuzione di Joseph Rudolph Wood avviene dopo 2 ore di agonia

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L’esecuzione di Joseph Rudolph Wood, morto dopo 2 ore di agonia, suscita nuove polemiche sulla pena capitale

http://www.generazioneweb.net/pena-capitale-in-america-lesecuzione-di-joseph-rudolph-wood-avviene-dopo-2-ore-di-agonia/
25 anni nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione e 2 ore di orribile agonia per rendere l’anima a Dio, questa è la giustizia americana. E’ successo in ArizonaJoseph Rudolph Wood, condannato alla pena capitale nel 1989 per l’omicidio della fidanzata e del padre della donna è spirato alle 15.49 di mercoledì (ora locale) dopo quasi due ore da quella che doveva essere una morte rapida e indolore. L’iniezione fatale infatti era stata praticata alle 13.52, ma il nuovo mix a base di midazolam idromorfone, non ha sortito l’effetto desiderato dal legislatore e così, ancora una volta, si riaccendono in America, le polemiche sulla pena di mortehttp://www.generazioneweb.net/pena-capitale-in-america-lesecuzione-di-joseph-rudolph-wood-avviene-dopo-2-ore-di-agonia/

martedì 8 luglio 2014

L'ex femen Amina aggredita in piazza a Parigi

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Amina Sboui denuncia su Facebook l’aggressione di cinque islamisti che le hanno rasato capelli e sopracciglia

Amina Sboui, la ex femen tunisina balzata alle cronache internazionali per le sue manifestazioni a seno nudo ha denunciato di essere stata aggredita intorno alle 5.00 di domenica 5 luglio da cinque uomini nella metropolitana adiacente alla piazza parigina diClichy.

lunedì 7 luglio 2014

Kenya, attacco Shebab almeno 29 i morti tra cui una turista russa

Shebab

Nuovi attacchi dei guerriglieri di Shebab nell’area di Lamu: a Mombasa uccisa anche una turista russa

Kenia, secondo fonti del ministero dell’Interno kenyano, nella serata di sabato scorso guerriglieri armati del gruppo somalo ribelle diShebab avrebbero fatto irruzione nelle aree costiere di Hindi, contea di Lamu e di Gamba, nella contea di Tana River, entrambe considerate a vocazione turistica.
Entrambe gli attacchi sono stati rivendicati da Shebab. Il primo sarebbe avvenuto all’interno di un centro commerciale mentre il secondo avrebbe visto come obiettivo un commissariato di polizia.

sabato 5 luglio 2014

Bruciato vivo, è questa l'atroce rivelazione sulla morte del ragazzo palestinese

Mohammad_Abu_Khedier

I risultati dell’autopsia preliminare sul corpo di Mohammad Abu Khedier sono agghiaccianti: pare che il giovane palestinese sia stato bruciato vivo.

L’agenzia palestinese Maan ha riferito, citando le parole del procuratore generale dello Stato di Palestina, Muhammad Abd al-Ghani Uweili, che Mohammad Abu Khedeir, il giovane sedicenne rapito negli scorsi giorni, sia stato bruciato vivo. Durante l’autopsia preliminare infatti, sono state riscontrate tracce di fuliggine nelle vie respiratorie e nei polmoni.

giovedì 3 luglio 2014

Medio Oriente, dopo la morte del giovane palestinese si temono altre violenze

Medio_Oriente
Si teme che la morte del giovane palestinese trovato morto in un bosco possa incendiare ancora di più la delicata situazione in Medio Oriente

La situazione resta esplosiva in Medio Oriente, dopo il ritrovamento dei corpi dei tre giovani seminaristi israeliani, rapiti, uccisi e poi bruciati ora è stata la volta di un diciassettenne palestineseMohammed Abu Khedir, sembra di assistere ad una faida tra nazioni dove le vittime sono degli innocenti. Le autorità israeliane al momento non si sbilanciano, ieri sera il ministro Aharonovitch ha aggiornato il presidente Netanyahu durante un incontro per la Sicurezza dichiarando in seguito alla stampa: “Allo stato attuale è ancora impossibile determinare il motivo”

lunedì 30 giugno 2014

Nigeria, Boko Haram di nuovo all'attacco: almeno 54 le vittime negli attacchi di domenica

Boko_Haram

Almeno 54 le vittime dell’ultima azione di Boko Haram nel nord-est della Nigeria, nel mirino degli estremisti chiese e villaggi, ma il bilancio non è ancora definitivo

Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio, ma nell’attacco sferrato domenica scorsa da Boko Haram nei dintorni di Chibok, dove lo scorso 14 aprile gli estremisti rapirono 276 studentesse per convertirle all’islam, almeno 54 sarebbero quelle accertate è quanto ha riferito un portavoce dello stato nigeriano.

martedì 24 giugno 2014

Boko Haram ha colpito ancora, rapite 60 donne, 31 ragazze ed alcuni bambini

Boko_Haram

60 donne, 31 ragazze ed alcuni bambini sarebbero stati rapiti da un gruppo di uomini armati nel nord della Nigeria, i sospetti cadono su Boko Haram

Sarebbero circa una novantina le persone che tra giovedì e sabato scorsi sarebbero state rapite da un gruppo di uomini armati, i sospetti cadono su Boko Haram, il gruppo estremista islamico che agisce nel nord della Nigeria legato ad Al Qaeda, probabilmente lo stesso che ad aprile ha sequestrato anche le 200 studentesse aChibook. Secondo il Premium Times le vittime del rapimento sarebbero 60 donne, 31 ragazze ed alcuni bambini. Secondo Aji Khalil, un membro appartenente ad un gruppo anti Boko Haram

giovedì 19 giugno 2014

In meno di 24 ore il boia ha eseguito 3 esecuzioni capitali nel nome della giustizia americana

Clayton_LocketIl 29 aprile scorso, Clayton Locket, accusato di orrendi delitti commessi ai danni di una giovane donna, entra nella stanza delle esecuzioni, in Oklahoma, per espiare la sua condanna a morte, ma qualcosa va storto: il famigerato cocktail di farmaci che doveva porre fine alla sua vita sciagurata non sortisce l’effetto voluto, Clayton muore d’infarto dopo 43 minuti di agonia perché il mix di farmaci usati fallisce nel suo intento di dare una morte indolore al condannato. L’America e il mondo intero rimangono choccate di fronte a quell’evento, qualcuno parla addirittura di tortura tanto cheObama, pur riconoscendo la legittimità della pena capitale, riconosce i limiti e i rischi della sua applicazione.

mercoledì 21 maggio 2014

Tre toreri incornati a Madrid: sospesa la corrida, non accadeva dal 1975

La corrida di Las Ventas, a Madrid, è stata sospesa perché i tre toreri sono stati incornati, non accadeva dal 1975

corrida
Si potrebbe dire “la rivincita dei tori”, ma non è così: ancora una volta l'arena di Las Ventas, a Madrid, si è macchiata di sangue, solo che questa volta, oltre a quello dei tori c'era anche quello dei tre toreri scesi in campo per il cruento spettacolo, tre per l'esattezza tutti finiti in infermeria con gravi lesioni per cui, alle otto di sera, dopo appena un'ora dall'inizio della corrida, gli altoparlanti hanno dato l'annuncio della fine anticipata. Erano 39 anni che ciò non accadeva, dal 1975. il primo a cadere sotto le corna del toro è stato David Mora che è stato incornato da Deslìo (così si chiamava l'animale) la prima volta, mentre l'attendeva in ginocchio, ad una spalla volando in alto come se fosse stato un fantoccio e la seconda volta ad una gamba riportando una ferita all'altezza dell'arteria femorale. A quel punto è intervenuto il secondo torero, Antonio Nazarè, che è riuscito ad uccidere la povera bestia, ma nel secondo incontro anche lui ha avuto la peggio quando il un altro toro lo ha colpito alla rotula destra rivolgendosi poi contro il terzo matador, Saùl Jiménez Fortes colpendolo al petto.

Fin qui la triste cronaca di una giornata maledetta, un fatto inconsueto, la rivincita dei tori sui toreri (peccato però che le povere bestie abbiano fatto lo stesso una brutta fine), ma la notizia ha rilievo proprio perché questa volta è stato l'uomo la vittima di quel tragico gioco che si fa passare come sport nazionale senza pensare che anche noi, in Italia, siamo autori di simili concezioni barbare della vita animale, basti pensare al Palio, quello di Siena è il più famoso, ma ce ne sono altri, meno noti che si disputano in varie città. Chi ha avuto modo di assistervi, anche in televisione, avrà avuto modo di vedere come arrivano ai canapi quei poveri cavalli: stressati, già sudati e probabilmente dopati per fare una migliore prestazione e quando hanno la disgrazia di cadere rovinosamente spezzandosi un garretto, passano direttamente dalla chiesa dova hanno ricevuto la benedizione al macello dove diventeranno bistecche, per non parlare di zoo, centri di detenzione spacciati come luoghi per la salvaguardia delle specie animali o circhi, dove si costringono le bestie a fare cose assolutamente innaturali per divertire un pubblico insensibile e di esempi se ne potrebbero fare tantissimi, da Marius, la giraffa giustiziata nella civilissimaDanimarca alla strage delle foche ai cani uccisi per diventare cibo ...o solo per divertimento. Un elenco infinito

Con tutta la solidarietà per quei tre toreri incornati nell'arena di Las Ventas a cui auguriamo una svelta guarigione il nostro pensiero, se vuole essere equo, si deve soffermare anche su tutti quegli animali, galline in batteria, topi da laboratorio, agnelli pasquali, delfini, tartarughe e vittime dell'altra attività che erroneamente viene chiamata sport, la caccia, uccisi o brutalmente maltrattati da una specie animale che si considera superiore per intelligenza: l'uomo

lunedì 7 aprile 2014

Pakistan: bimbo di 9 mesi arrestato con l'accusa di tentato omicidio

Un bimbo di soli 9 mesi è stato arrestato insieme alla famiglia con l'accusa di tentato omicidio

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La notizia potrebbe anche fare ridere se non fosse drammaticamente vera: un bimbo di appena 9 mesi è stato arrestato insieme alla famiglia con l'accusa di tentato omicidio. Lo sconcertante episodio è avvenuto a Lahore, nel nord del Pakistan. Muhammad Mosa Khan, questo il nome del presunto assassino, è stato condotto in questura insieme ai genitori dove gli sono state prelevate le impronte digitali e successivamente rilasciato su cauzione insieme ad altre persone di cui però non si conosce il numero.

Ma cosa ha portato la polizia pakistana a compiere questo clamoroso arresto?
I fatti risalgono al primo febbraio scorso quando la polizia ha scortato alcuni funzionari della società del gas per la rimozione dei contatori dovuta ad una presunta morosità. Sempre secondo la polizia l'accoglienza dei residenti non fu certamente delle più calorose, infatti vennero respinti da un lancio di pietre e di bastoni. Da qui l'accusa di tentato omicidio che ha visto coinvolto il piccolo Mosa Khan.

A parte l'aspetto palesemente grottesco della vicenda che vede un bimbo di appena 9 mesi, non ancora in grado di camminare da solo, arrestato e schedato come un potenziale assassino, la legge del Pakistan prevede che la responsabilità penale scatta dai 12 anni in su (prima del 2013 l'età perseguibile era di soli 7 anni), tranne che per i casi di terrorismo, ma il giudice incaricato delle indagini ha preferito non archiviare il caso sostenendo che non era di sua competenza, ma intanto la polizia resta sotto accusa.  
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