Visualizzazione post con etichetta geopolitica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta geopolitica. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

Uno Stato islamico in Germania? Possibile, secondo Hans Georg Maassen

Inquietante rapporto del BvF presentato da Maassen: è possibile pensare che gli islamisti radicali vogliano creare uno Stato islamico in Germania



Secondo Hans Georg Maassen, presidente dell’Ufficio federale tedesco per la Protezione della Costituzione (BfV), è possibile che gli islamisti radicali vogliano costituire un proprio Stato Islamico in Germania. Così ha dichiarato Maassen sulle pagine del Frankfurter Allgemeine riferendosi a quella che definisce la crescita “sfrenata” dell’islamismo: “Il terreno fertile per la jihad sta crescendo troppo. I Salafiti vogliono stabilire uno Stato islamico in Germania

martedì 17 marzo 2015

Putin ricompare accanto a Atambajev e mostra i muscoli al mondo

Putin-Atambajev

Putin ricompare sulle scene e mostra i muscoli schierando nell’Artico uomini e mezzi

San Pietroburgo, Kirghizistan, dopo dieci giorni di voci e illazioni sulla scomparsa di Vladimir Putin oggi il presidente russo si è mostrato alle telecamere accanto al suo omologo Aslambek Atambajev. Dando un’occhiata alla stampa estera, soprattutto a quella americana e britannica, sembra che l’attenzione dei giornalisti si sia focalizzata soprattutto sull’aspetto fisico del presidente: sorridente, ma sudato in volto e, contrariamente alle sue abitudini, poco disponibile a grandi discorsi, lasciando la parola al suo collega Atambajev.

lunedì 2 marzo 2015

Omicidio Nemtsov, scivolone di Putin o coincidenza provvidenziale?

Nemtsov

Perché Putin avrebbe dovuto volere la morte di Nemtsov? Un calcolo sbagliato o una provvidenziale “coincidenza”?

L’omicidio di Boris Nemtsov (27 febbraio 2015) ah dato modo, alla grande parte dei media occidentali, di alimentare quella campagna denigratoria nei confronti di Vladimir Putin, campagna che va avanti da quando la Crimea è entrata a far parte della confederazione russa con tutte le conseguenze di cui siamo al corrente. Oggi li stessi media hanno mostrato le manifestazioni di solidarietà nei confronti della vittima facendo scorrere nei telegiornali le immagini di migliaia di persone che sfidavano il Cremlino. Sarà, ma per avere un’idea più chiara della situazione, per tentare di capire come stanno realmente le cose e soprattutto per capire come mai Putin che, indipendentemente da come la si pensi ha sempre dimostrato una grande abilità politica, abbia potuto commissionare (queste sono le insinuazioni che circolano) l’assassinio di un esponente politico avversario, bisognerebbe vedere come la stampa “oltre cortina” commenta la vicenda.

martedì 17 febbraio 2015

L'Isis, il Califfato islamico e il caos del Medio Oriente sotto un altro punto di vista

isis

Il conflitto in Medio Oriente, la minaccia del Califfato islamico, la paura globale, sono solo accadimenti inevitabili della storia o fanno parte di una strategia più ampia?

Se parliamo dell’Isis (e come non parlarne in questi giorni?) e del caos che sta travolgendo l’intero Medio Oriente ed i Paesi arabi la prima cosa che viene da pensare , complici anche i media con gli innumerevoli servizi quotidiani, è la paura: uomini incappucciati sotto una bandiera nera che agitano minacciosamente i pugnali contro l’Occidente, Roma, capitale del cristianesimo mondiale.

domenica 15 febbraio 2015

Fuga dalla Libia, l'Italia pronta a guidare una coalizione contro il Califfato

fuga-dalla-Libia

Pinotti: “Italia pronta a guidare una coalizione contro il Califfato” intanto i primi 100 connazionali lasciano la Libia per questioni di sicurezza

Sono iniziate le operazioni di rimpatrio dalla Libia di un centinaio di connazionali, è quanto si apprende stamattina dall’agenzia ANSA. A supporto delle stesse anche un’unità della Marina Militare e un velivolo a controllo remoto dell’Aeronautica classe Predator col compito di sorvegliare l’area. “Non si tratta di un’evacuazione dalla Libia -si affretta a precisare la Farnesina- ma è in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese” come dal warning diffuso sul sito Viaggiare Sicuri del 01/02/2015 e tuttora valido.

lunedì 9 febbraio 2015

L'ISIS e le strategie psyops del III millennio

psyops

La strategia propagandistica dell’ISIS ridisegna le regole di guerra del III millennio o mette semplicemente in pratica le strategie psyops?

L’ultimo video dell’atroce morte del pilota giordanoMoaz al-Kassabeh che l’ISIS ha mostrato al mondo in questi giorni non è solo un gesto di crudeltà gratuita come appare a molti, sembra piuttosto rientrare in una strategia politica ben più ampia e strutturata, si chiama psyops; la reazione a caldo di Amman con l’immediata impiccagione della terrorista Sajida al-Rishawi e dell’altro prigioniero, Ziad al-Karbouli, combattente di Al Qaeda e le dure parole, quasi un’anatema, scagliate contro il Califfato dall’Università del Cairo: “I militanti dello Stato Islamico sono assassini meritano di essere uccisi, crocifissi o anche di avere i loro arti amputati”, sembrano confermarlo:

lunedì 2 febbraio 2015

Obama ammette le responsabilità USA nella crisi ucraina

obama

In un’intervista rilasciata alla CNN Obama ammette le responsabilità degli USA nella crisi ucraina

“Noi abbiamo agito da intermediari nei trasferimenti di potere in Ucraina” è quanto ha dichiarato Obama in un’intervista rilasciata alla CNN (video), riconoscendo il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel colpo di stato avvenuto inUcraina nel 2014 e, pur riconoscendo che un conflitto diretto contro la Russia non sarebbe saggio per nessuna delle due parti, ha fatto capire che gli USAadotteranno anche soluzioni militari per proteggere gli alleati.

venerdì 16 gennaio 2015

Il pugno di Papa Francesco colpisce sotto la cintura

pugno

L’allegoria del pugno, presa ad esempio da Papa Francesco, rischia di diventare un’arma a doppio taglio

“Ma se il mio amico Gasbarri dice una parolaccia sulla mia mamma, si aspetti un pugno”, queste le parole pronunciate da Papa Francesco, davanti ai giornalisti che lo accompagnavano durante il volo di ritorno dalla sua visita in Sri Lanka, parole pericolose, che nella loro apparente innocenza, come se fossero state dette da un bimbetto delle elementari a cui sarebbero anche concesse, assumono un certo grado di gravità messe sulla bocca del pontefice, soprattutto in un periodo di agitazione ideologico-religiosa dopo gli attentati jihadisti di Parigi.

martedì 2 dicembre 2014

Putin chiude i rubinetti del gas per l'Europa, no al South Stream

South_Stream

Dalla guerra fredda alla guerra del freddo: Putin, da Ankara, dichiara la decisione di tagliare il gas all'Europa centrale, stop al progetto South Stream

Putin lo ha fatto: è passato dalla nuova guerra fredda alla guerra del freddo e da Ankara, dov’è in visita al premier turco Recep Tayyp Erdogan, dichiara la chiusura del progetto South Stream. In pratica niente più gas russoall’Europa centrale. Il gasdotto da 16 miliardi di euro che doveva attraversare il Mar Nero per rifornire Bulgaria,SerbiaSlovenia,Ungheria ed Austria toccando anche il terminale di Tarvisio (Udine) non avrà più seguito. E’ la risposta alle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla ex Unione Sovietica dopo le vicende che hanno scosso, e continuano a scuotere, l’Ucraina, ma c’era da aspettarselo ePutin più volte aveva ventilato questa ipotesi, ora si tratterà di vedere quali saranno le conseguenze nel prossimo futuro, visto che siamo incontro all’inverno. ...continua a leggere

venerdì 21 novembre 2014

Il "Compro oro" di Putin e il probabile fallimento del dollaro

compro_oro

Putin continua ad acquistare oro in risposta alle sanzioni contro la Russia e minaccia il dollaro americano

Già lo scorso marzo il consigliere economico di Vladimir PutinSergey Glazyev, aveva parlato di una strategia economica che avrebbe potuto limitare i danni del conflitto tuttora in corso in Ucraina: “Fermare il dollaro per fermare la guerra”, ma il mondo occidentale non aveva dato molta importanza alla faccenda. In fondo, nonostante la globalizzazione del TUTTO, continuiamo a vedere quello che ci fa più comodo o quello che il sistema vuole che vediamo e così alcuni elementi importanti del nostro futuro geopolitico vengono semplicemente ignorati nella puerile ...continua a leggere

martedì 18 novembre 2014

Putin è stato isolato al G20 o è lui che sta isolando l'Occidente?

Putin_G20

Durante il G20 di Brisbane si è molto parlato dell'isolamento di Putin, ma è proprio così o forse è proprio il contrario?

Durante i giorni del G20 quello che i grandi media occidentali hanno maggiormente evidenziato, riguardo Putin,  è stato il quasi totale isolamento del leader russo da parte degli altri capi di Stato. Forse alcuni avranno visto uno scoop nel mandare in onda il “derelitto” con il piatto in mano in cerca di un tavolo a cui sedersi, comunque è stato un ottimo incipit visivo per ricordare a tutti i telespettatori che il “cattivo” Putin era in quella penosa situazione solo ed esclusivamente per colpa sua e della sua politica ostinata nei riguardi della crisi ucraina ...continua a leggere

sabato 15 novembre 2014

G20: Putin presenta i suoi conti e sfida l'Occidente

Putin_g20

G20, Putin sfida l'Occidente, fa i conti in tasca alla Germania e si fa accompagnare a Brisbane da quattro navi da guerra

La Russia lo aveva già annunciato da tempo, ma Putinfino ad ora ha preferito mantenere un basso profilo lasciando ad Obama gli annunci eclatanti, ma ora, al G20 australiano, si prepara a presentare i suoi conti: una possibile frattura decisiva con il dollaro a favore del rublo e dello yen. Ma che meraviglia! Distratti dalle questioni internazionali, guerra in Palestinaconflitto ucrainoIsised Ebola ci siamo dimenticati di ascoltare con attenzione la proposta di Sergey Glazyev, il consigliere economico di Vladimir Putin quando affermava “Fermare il dollaro per fermare la guerra”, ma erano tempi di relativa stabilità politica, il midterm era ancora lontano e probabilmente Obama era ancora convinto ...continua a leggere

sabato 20 settembre 2014

Ieri la Francia ha effettuato i primi raid aerei sull'Iraq, cosa cambierà ora?

Caccia_Rafale

La “grandeur” francese ha fatto centro: ieri i primi bombardamenti di uno Stato europeo in Iraq, forse Hollande vuole riconquistare i consensi?

L'Europa è in guerra contro il Califfato islamico dell'Isis, dopo la Gran Bretagna, già presente in Iraq dal 14 agosto scorso con alcuni nuclei speciali delle SAS (Special Air Service) ieri l'Eliseo ha dato il seguente annuncio: Stamattina alle 9.40 i nostri aerei Rafale hanno condotto un primo bombardamento contro un deposito logistico dei terroristi dell’organizzazione Daech nel nordest dell’Iraq. L’obiettivo è stato raggiunto e interamente distrutto. Nei prossimi giorni seguiranno altre operazioni”
Una decisione quasi repentina e inaspettata che ancora una volta mette in discussione la credibilità dell'Europa e i suoi nazionalismi. In effetti la prima cosa che viene in mente è che Hollande, con questa operazione bellica, voglia rifarsi la faccia dopo gli scandali sentimentali che hanno travolto la sua carriera politica, sfoggiando la “grandeur” francese.
In effetti, un po' alla spicciolata, stiamo entrando in un conflitto le cui sorti non sono affatto prevedibili: Obama parla di almeno 40 Paesi disposti a sostenere, anche sul fronte militare, la coalizione anti-Isis decisa il 5 settembre al vertice Nato di Newport (Galles) e di altri 30 che sosterrebbero l'iniziativa fornendo logistica, basi militari di supporto e aiuti umanitari, ma in un un contesto talmente confuso e sparpagliato da far ritenere che l'auto proclamatosi califfo Abu Bakr al-Baghdadi almeno un primo risultato l'abbia messo a segno: gettare l'Occidente nel panico. I video delle decapitazioni, oramai è accertato, non sono riprese improvvisate fatte da guerriglieri sudati durante l'esaltazione di un operazione militare, ma veri e propri spot pubblicitari studiati a tavolino con tanto di regia e di post-produzione, proprio come le pubblicità del Mulino Bianco solo con un finale un po' più macabro.
Ma l'azione francese, dicevamo, affonda il coltello nell'intrinseca fragilità dell'Europa. Mentre gli Stati Uniti prevedono che una decisione importante come entrare in guerra passi attraverso l'approvazione del Congresso, almeno sulla carta perché, come fece già George W. Bush per la Guerra del Golfo, anche questa volta Obama ha deciso, vista la gravità della situazione e l'urgenza di difendere le minoranze cristiane e zaidiste perseguitate dagli jihadisti (leggi giacimenti petroliferi e gas naturale) di intervenire motu proprio, ma Obama è il presidente di una confederazione di Stati, uniti appunto, il presidente degli Stati Uniti d'Europa non esiste, non ora perlomeno e gli stati della Comunità europea che si sono detti favorevoli sono Gran Bretagna, Francia, Polonia, Danimarca e Italia, naturalmente, che non poteva non seguire le direttive americane, 5 su 28, anche se in seguito non si può prevedere e questa dimostrazione di mascolinità che Hollande ha voluto dare al mondo avviene nello stesso giorno in cui l'Europa avrebbe potuto essere costretta a rivedere molte cose tanto dal punto di vista politico quanto da quello economico: la secessione della Scozia dal Regno Unito mentre Barcellona scalpita annunciando che il prossimo 9 novembre la Catalogna si recherà alle urne con la medesima richiesta di indipendenza.
E' evidente che qualcosa non quadra e basta un semplice sillogismo per capirlo: se Francia e Regno Unito fanno la guerra all'Isis e se Francia e Regno Unito fanno parte dell'Europa, allora l'Europa fa la guerra all'Isis, ma dimentichiamo che la Germania, tanto per citare, si è espressa in maniera contraria alla coalizione di Obama e gli altri 22 Stati ancora non hanno assunto una posizione chiara rispetto la faccenda.
In realtà in tutta questa situazione chi ne trae il principale vantaggio è proprio il nemico contro cui ci si è coalizzati, l'Isis che dagli attacchi aerei fatti con droni e bombardieri vedrà sì qualche postazione distrutta, ma è inevitabile che durante i bombardamenti ci saranno vittime tra i civili, le prossime che vedremo postate su YouTube e queste spingeranno all'indignazione di tutta la comunità musulmana che ha radici oramai in tutte le principali aree urbane del pianeta, all'orrore delle decapitazioni assisteremo allo strazio di bambini innocenti dilaniati dalla chirurgia balistica. Questa è una guerra di leader: Obama vuole distrarre gli americani dalla recessione, Cameron vuole dimostrare il suo ruolo di potenza in seno alla Comunità Europea, Hollande vuol far dimenticare ai francesi la brutta figura della scappatella in motorino e Renzi... beh a lui basta un gelato per sdrammatizzare

venerdì 19 settembre 2014

Obama è caduto nella trappola dell'Isis e sta facendo il suo gioco

Obama_vs_Isis

Le recenti decapitazioni dell'Isis hanno provocato l'immediata reazione di Obama, ma era proprio quella che speravano di ottenere

Che la politica estera di Obama faccia acqua da tutte le parti è cosa risaputa, del resto non si distingue di molto dai suoi predecessori: la capacità diplomatica americana si misura in megatoni, ma nel caso dell'Isis la cosa potrebbe ritorcersi non solo contro gli Stati Uniti, ma contro tutto il mondo occidentale.
Secondo alcuni esperti del settore le spettacolari decapitazioni dei due giornalisti americani e dell'operatore umanitario britannico sono state concepite come atti deliberatamente provocatori per scatenare un'eccessiva reazione da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali.
Secondo Alì Soufan, ex agente dell'FBI considerato come uno dei protagonisti della lotta ad Al Qaeda: “Stanno cercando di risucchiare l'Occidente in una guerra contro di loro (Isis, n.d.a.), in tal caso non sarebbero più solo il gruppo ribelle regionale, ma diventerebbero i rappresentanti del movimento jihadista globale. Potrebbero così sostenere che si tratti di una guerra internazionale, una crociata moderna, contro tutti i Paesi che vengono a combattere sulla loro terra”
In sostanza, forzare gli Stati Uniti ad intraprendere azioni massicce d'intervento armato consentirebbe agli jihadisti di rimuovere quelle sacche di islamisti moderati che ancora si oppongono ai metodi brutali dei militanti del Califfato, coinvolgendoli in una guerra santa contro gli infedeli.
La stessa analisi è confermata anche da Steve Weissman, giornalista e scrittore americano che scrive su Reader Supported News che Obamasta dando all'Isis proprio ciò che vuole: “Egli interpreta il ruolo che l'Isis ha volutamente provocato con le decapitazioni, le esecuzioni sommarie e l'uso nauseante degli stupri di massa: diventare il crociato cristiano straniero che profana un Paese musulmano e lo farebbe in compagnia di iraniani e iracheni sciiti che lo Stato islamico disprezza come eretici” In altre parole: più jihadisti Obama uccide più saranno i sunniti che andranno ad accrescere le fila del Califfato.
In un editorialedel 14 settembre pubblicato su The Guardian si legge un invito all'Occidente a mantenere un atteggiamento freddo anche davanti alla mostruosità delle decapitazioni: “L'uccisione di Haines non è stato un atto di vendetta. E' stata una provocazione. Come nel caso dei due omicidi dei giornalisti americani il gesto è stato progettato per spaventare e infiammare gli animi. Sembra che l'Isis provi compiacimento nel fatto che queste uccisioni provochino una reazione violenta e intemperante. Tale reazione, nel tempo, potrebbe far vedere l'Isis non più come assassini, ma come vittime. Queste cose sono successe troppo spesso nella storia ed è una ragione sufficiente perché i leader occidentali facciano appello alla loro freddezza”
Freddezza che invece pare essere assente se in Australia, per dare la caccia a una ventina di presunti terroristi, sono scesi in campo quasi mille uomini tra polizia, unità speciali e 007, freddezza che sicuramente non possiamo pretendere da Renzi che come uno zelante scolaretto esegue con disciplina tutti i compiti assegnati dallo Zio Sam

domenica 14 settembre 2014

Scozia e Catalogna verso l'indipendenza, l'Europa Unita mostra il suo ventre molle

referendum_Catalogna

Dopo la Scozia è la volta della Catalogna, un’altra incognita nel panorama europeo in un momento segnato da contrasti internazionali

Il 18 settembre prossimo la Scozia è chiamata al referendumpopolare per l’indipendenza dal Regno Unito, i sondaggi danno per favorito il partito dei secessionisti e la Corona britannica, dopo 307 anni, potrebbe vedersi costretta a cambiare i colori della union jack. La cosa più grave per Sua Maestà, non è tanto la questione patriottica e l’immagine del Regno Unito che si sfalda, quanto quella economica: la Scozia infatti rappresenta l’8% del PIL e detiene l’85% dei giacimenti petroliferi e di gas naturale. Adesso sulla stessa scia secessionista si è messa anche la Catalogna. Ieri sono scesi in piazza un milione e 800mila per forzare il referendum del 9 novembre in aperta sfida al governo di Madrid che si è espresso nettamente contrario al referendum.

giovedì 4 settembre 2014

La discontinuità della politica estera europea nei confronti della Russia

Se l'Europa pensava, con le sanzioni decise il 30 agosto scorso, di mettere la Russia in imbarazzo ora deve fare i conti con la discontinuità della sua politica estera

Unione_europea
Can che abbaia non morde, sembra pensare Putin di fronte a tutta le serie di lacci e lacciuoli che l'Europa ha messo in atto il 30 agosto scorso nei confronti della Russia, per punirla del presunto coinvolgimento diretto nella crisi ucraina, ma la spaccatura tra gli stati membri della UE sta mettendo in evidenza la discontinuità e la fragilità della politica estera europea.
Da un lato il Primo Ministro britannico David Cameron preme sugli inasprimenti delle sanzioni suggerendo di escludere la Russia dallo SWIFT internazionale (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), dall'altra la Francia che non vuole vedere sfumare gli accordi già sottoscritti con Mosca per la vendita della portaelicotteri Mistral, sostenendo che l'embargo non può essere retroattivo alla data del 1° agosto del 2014 e tra questi due Ungheria, Cipro, Slovacchia e Repubblica Ceca che sostengono “insensate e controproducenti” le nuove sanzioni messe in atto contro Mosca mentre sostengono che il ruolo dell'Unione Europea dovrebbe essere a sostegno di attività diplomatiche più incisive per risolvere la crisi ucraina. L'Italia, che ricopre il primo semestre di presidenza della UE e che ha messo a capo delle politiche estere europee la ministra Federica Mogherini, sembra del tutto balbettante e impreparata anche in virtù del fatto che questo giro di vite nei confronti del Cremlino minaccia di avere pesanti ripercussioni sulla nostra economia nazionale.
“Non ho notato che abbiamo raggiunto qualcosa – ha dichiarato Bohuslav Sobotka, primo ministro ceco- nella UE stanno cominciando a capire che il rafforzamento del confronto tra Mosca e Bruxelles è pieno di perdite reali per ogni europeo, date le forniture energetiche russe".
Ma l'inconsistenza di una solida e credibile politica estera europea si manifesta anche su altri fronti, la crisi irachena per citarne una o le posizioni, o meglio le non posizioni assunte durante il conflitto israelo-palestinese: annunci, proclami di sdegno e riprovazione, ma in realtà nulla di concreto se non l'invio di generi di conforto alle minoranze irachene sotto l'assedio dello Stato Islamico e qualche migliaio di mitragliatricidismesse per armare la resistenza dei combattenti curdi.
Ma si sa: l'Europa altro non è che una “confederazione economica” alle dipendenze degli Stati Uniti e non c'è da meravigliarsi che segua le regole dettate da Washington, ma c'è il rischio che vada ad impelagarsi in un ginepraio da cui sarebbe difficile venire fuori: l'America, nel suo delirio di onnipotenza, sul piano della politica estera sta dimostrando un'incapacità pari a quella europea: dapprima contraria al regime di Bashar Al Assad, ora si vede quasi costretta a siglare degli accordi con la Siria per poter agire militarmente sul suo territorio contro la minaccia jihadista (che prima sosteneva in quanto ribelle al regime siriano) a meno di non intervenire unilateralmente, ma in quel caso non potrebbe più accusare la Russia di ingerenze sulla sovranità nazionale dell'Ucraina, sarebbe sullo stesso piano.
In una situazione di instabilità geopolitica come quello che stiamo affrontando, l'Europa rischia di spaccarsi in due: una parte gli Stati a forti tendenze filo-americane e dall'altra quelli che “simpatizzano” per Mosca. Anche l'assetto geoeconomico ne risentirebbe in maniera drammatica per l'Europa divisa anche su quello che avrebbe dovuto cementarne l'unione politica, l'euro

domenica 31 agosto 2014

La corsa ai vettori bellici ipersonici, il nuovo traguardo della strategia militare

La deterrenza nucleare non è più sufficiente per mantenere gli equilibri geopolitici, il nuovo obiettivo sono i vettori bellici ipersonici

vettori_bellici_ipersonici
16 luglio 1945, deserto del Nuovo Messico, USA, dai laboratori della cittadella scientifica di LosAlamos viene dato il via all'esplosione della prima bomba atomica della storia. Si conclude così il famigerato Progetto Manhattan architettato, nel 1942, dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt e dal primo ministro inglese Winston Churchill per contrastare l'avanzata della Germania Nazista. Al progetto, guidato dal fisico Robert Oppenheimer, collaborarono in tutta segretezza i migliori scienziati di fama internazionale esuli dall'Europa in guerra, tra i quali il nostro Enrico Fermi.
Il resto lo sappiamo tutti: alle 8:15 del 6 agosto 1945 il bombardiere americano Enola Gay sgancia la prima bomba atomica su Hiroshima, 3 giorni dopo un secondo ordigno esploderà sulla città di Nagasaki: è la prima volta che si parla di armi di distruzione di massa.
Per quasi 70 anni da quelle tragiche date il mondo ha vissuto sotto l'incubo dell'olocausto nucleare che ebbe il suo culmine con la “crisi di Cuba” del 1962, uno dei momenti più critici della Guerra Fredda.
Nel 1980 Stati Uniti e Unione Sovietica firmano gli Accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty) e sembra che l'incubo nucleare non sia più così imminente, ma in realtà lecose stanno diversamente: altri Stati, prendendo esempio dalle politiche di “deterrenza” delle due super-potenze, decidono, più o meno apertamente, di dotarsi di un arsenale atomico.
Ora però, il target degli eventuali interventi militari si è spostato su un punto ancora più ambizioso: colpire il nemico a grandi distanze prima ancora che possa mettere in atto un piano d'attacco ed ecco che entrano in gioco i vettori bellici ipersonici, non necessariamente dotati di testate nucleari, di cosa si tratta?
I vettori bellici ipersonici sono missili balistici intercontinentali che superano di 5 volte la velocità del suono (331,45 m/s ovvero 1.193,04 km/h) già sperimentati dalla Russia nel 2005, seguita dalla Cina (ufficialmente nel 2012) e dagli Stati Uniti che hanno compiuto l'ultimo test lo scorso 25 agosto conclusosi con un fallimento. L'ordigno infatti è stato fatto esplodere in volo a causa di non bene precisate anomalie. La velocità dei vettori bellici ipersonici è tale che nessun sistema di difesa antimissilistica esistente sia in grado di abbatterli durante il loro volo planato.
La strategia è semplice: distruggere le postazioni di difesa, attive o passive, in maniera fulminea e globale.
Ovviamente questa nuova prospettiva bellica ha suscitato l'interesse delle altre potenze nucleari, come l'India per esempio. Il vantaggio di questa tecnologia è quello di non dover ricorrere necessariamente all'uso di testate nucleari per distruggere gli obiettivi, cosa che implicherebbe gravi conseguenze nel caso di conflitti a breve raggio (se l'India attaccasse il Pakistan con ordigni atomici, per esempio, dovrebbe fare i conti con la contaminazione nucleare ed il fall-out su un'area molto estesa).
Ancora una volta dobbiamo constatare quanto sia stupida l'ambizione umana: avremmo i mezzi necessari per combattere guerre più importanti come la fame, la carestia o malattie devastanti come l'Ebola, ma i nostri governanti continuano a giocare ancora ai soldatini

sabato 30 agosto 2014

Wounded Knee, storia attuale di un massacro passato

29 dicembre 1890, quasi 300 indiani Sioux venivano massacrati sulle rive del fiume Wounded Knee. Ora gli stessi autori del massacro vogliono portare la pace nel mondo con le armi

Woundeed_Knee
28 dicembre 1890, 350 indiani della tribù Sioux dei Miniconjou, guidati da Big Foot, appresa la notizia dell'assassinio di Toro Seduto, si mettono in cammino sotto la neve per recarsi a Pine Ridge, Sud Dakota, nel tentativo di ricongiungersi a Nuvola Rossa. E' l'ultimo atto della rivolta indiana, quello che passerà alla storia come il “massacro di Wounded Knee
In quel fatale 28 dicembre gli indiani vengono intercettati da 4 squadroni di cavalleria del Settimo Reggimento guidati dal maggiore Samuel Whitside con l'ordine di condurli in un accampamento situato sulle rive del fiume Wounded Knee, tra di essi 230 sono donne e bambini.
Una volta scortati sul posto vengono fatti accampare sotto la sorveglianza di due squadroni di cavalleria e posti sotto il tiro di due mitragliatrici pesanti.
Il 29 dicembre il colonnello James Forsyth dà l'ordine ai suoi uomini di disarmare i nativi, ma a quel punto accade l'irreparabile: Coyote Nero è un giovane Miniconjou con problemi di udito, tarda a capire l'ordine imposto dalle Giacche Azzurre e viene prontamente circondato dai soldati, mentre depone a terra il suo Winchester parte accidentalmente un colpo ed è il massacro: a quel colpo di fucile rispondono le due mitragliatrici appostate ai lati del campo. Il primo bilancio delle vittime parlò di 153 morti, ma una stima successiva dimostrò che dei 350 indiani Miniconjou quelli rimasti vivi erano solo 51, 4 uomini e 47 tra donne e bambini. Nella violenta sparatoria rimasero a terra anche 25 confederati, probabilmente vittime del “fuoco amico”

Quel massacro segnò la fine delle rivolte indiane e sancì la piena occupazione degli americani di un territorio che da secoli apparteneva ai nativi.
27 febbraio 1973, circa 200 indiani Sioux, eredi di quelli massacrati a Wounded Knee, decidono di asserragliarsi nella riserva di Pine Ridge per protestare contro le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere dal governo degli Stati Uniti, anche in questo caso tra di essi la presenza di donne e bambini è numerosa. I Sioux, con l'appoggio dell'American IndianMovement, dissotterrano le pipe di guerra, piazzano le tende intorno alla chiesa e allestiscono bunker improvvisati in vista della resistenza. La “cavalleria” infatti non tarderà ad arrivare: mezzi blindati, elicotteri e tiratori scelti della polizia federale ancora una volta cingono d'assedio Wounded Knee. 71 giorni durò la resistenza dei Sioux, durante i quali si autogovernarono secondo i riti e le tradizioni della loro cultura, ma il 10 maggio furono costretti, ancora una volta, a sottomettersi alla volontà dell'uomo bianco il quale prometteva un'inchiesta da parte del Senato sulle problematiche della loro popolazione Nulla di fatto: così come tradirono il trattato di Fort Laramie del 1868 ripetutamente infranto dagli stessi americani, alla stessa maniera l'impegno preso con i Lakota è rimasto lettera morta.
Ora gli stessi americani varcano l'oceano per difendere le minoranze religiose di altri paesi con un fardello di sterminio addosso che non si può, e non si deve, dimenticare

venerdì 22 agosto 2014

Ma è vero che se lo dice la tivvù è veramente vero?

Decapitato nel deserto siriano da un guerrigliero jihaidista vestito di nero e dall'accento fortemente londinese

Questa agghiacciante notizia ha fatto immediatamente il giro del web, come non avrebbe potuto? L'impatto emotivo di quell'uomo in ginocchio in attesa di un'orribile morte dopo due anni di reclusione come vittima di un rapimento non poteva che essere immediato. La scena dell'esecuzione è stata ripresa e riversata su YouTube, il canale di video sharing di Google il tempo necessario per essere vista da tutti mentre, con “tattica” prudenza, le autorità americane mantenevano una certa riserva sull'autenticità del video stesso. Motivo della rimozione dal canale? “Potrebbe turbare la sensibilità di qualcuno”. Bene, qualcosa non quadra però perché, digitando su YouTube la parola“decapitazione il completamento automatico della piattaforma ci presenta un sostanzioso elenco di atrocità di vario genere, basta solo avere lo stomaco di guardarle.
Un paio di giorni dopo, le stesse autorità statunitensi hanno invece confermato che il video è autentico, ma ci sono più voci che sostengono l'esatto contrario, ossia che si tratti di un fake appositamente studiato a fini propagandistici con una serie di riferimenti puntuali che sono del tutto plausibili, ma... il video è stato rimosso quindi, a noi poveri fruitori della rete non rimane che il dubbio creando l'eterno contrapporsi tra complottisti e anti-complottisti.
Lo stesso Papa si è sentito nel dovere morale di rivolgersi alla famiglia di James Foley, il cronista decapitato fino a prova contraria, per esprimere la propria personale solidarietà e quella del mondo cattolico. La stampa italiana, parimenti, diffonde la notizia come assolutamente sicura e solo alcuni giornali hanno osato mettere quanto meno in dubbio il fatto che il video sia del tutto autentico come nell'articolo del 20 agostodel Secolo XIX.
Intanto però da Obama a Cameron passando dalla Mogherini al Papa questa decapitazione ha assunto le caratteristiche di un assioma assoluto.
Siria, 28 giugno 2013: “Una fonte cattolica locale ad AsiaNews sostiene che non vi sarebbero prove dell'avvenuta decapitazione perché non ci sono religiosi francesi nella zona”. La Custodia di Terra Santa smentisce l'esecuzione (seguire il link per leggere la fonte).
E' evidente che senza riscontri oggettivi tutto rimane nel campo delle supposizioni, ci saranno quelli pro e quelli contro, ma resta comunque un dubbio in sospeso, quello “lodato” da Bertolt Brecht che pare venga sempre più associato all'eresia che all'intelligenza, ma... è vero che se lo dice la tivvù è veramente vero?

sabato 16 agosto 2014

Argentina: multinazionale USA accusata di terrorismo dalla presidente Kirchner

Cristina Kirchner, presidente dell'Argentina, ha accusato una multinazionale americana di terrorismo

Kirchner
In fondo era inevitabile che prima o poi accadesse, per troppo tempo l'America ha sfruttato la parola terrorismo per giustificare le sue ingerenze nelle questioni internazionali, ultimo, in ordine di tempo, l'intervento armato in Iraq col pretesto di difendere le minoranze religiose del Paese, ma si sa, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e questa volta la trappola è scattata in Argentina dove la presidente Cristina Fernandez Kirchner ha accusato la Donnelley, una multinazionale USA leader nel settore della grafica, di terrorismo finanziario.
La ragione che ha portato la Kirchner aquesta clamorosa accusa è l'improvvisa dichiarazione di fallimento della Donnelley che di colpo ha chiuso la propria sede in Argentina lasciando senza lavoro 400 lavoratori. Va precisato che la multinazionale americana ha 55.000 dipendenti in tutto il mondo.
La denuncia, presentata dalla Kirchner alla corte penale della Giustizia Federale è motivata dal fatto che la mossa della Donnelley sarebbe stata studiata a tavolino e sarebbe collegata ai cosiddetti “fondi avvoltoio” (è una pratica che consiste nell'acquistare le compagnie in difficoltà finanziaria, ristrutturarle e rivenderle, generando enormi profitti) pertanto la multinazionale, come prevede la legge antiterrorismo argentina del Dicembre 2011, deve rispondere dell'accusa di “alterazione dell'ordine economico e finanziario” che potrebbe compromettere seriamente l'equilibrio sociale del Paese.
Se inseriamo la notizia in un quadro geopolitico più ampio non possiamo fare a meno di ricordare il recente viaggio di Putin in America Latina e a Cuba, per stringere nuovi partenariati commerciali in risposta alle sanzioni di Europa e Stati Uniti dopo l'annessione della Crimea.
E' sicuramente poco probabile che l'America subisca danni diretti per questa accusa di terrorismo rivolta ad una delle sue aziende, ma sicuramente, qualora l'Argentina dimostrasse di avere ragione, ci sarebbe un clamoroso precedente, cosa che potrebbe portare altri Stati poco favorevoli alle politiche della Casa Bianca a seguire lo stesso percorso e a quel punto, la famosa “carta terrorismo”, sarebbe più difficile da giocare da parte di Obama

html>