La Corte di Giustizia europea dà ragione alla Francia: gli omosessuali non possono donare il sangue
É da 32 anni che in Francia esiste il divieto, per gli omosessuali di sesso maschile, di donare il proprio sangue, persino nella Russia omofoba di Vladimir Putin non esiste questa regola assurda, ma ora la Corte di Giustizia Europea le ha dato ragione Sembra un salto indietro nella Storia e che va oltre quei principi che hanno ispirato la Rivoluzione Francese: “Libertè, Egalitè, Fraternitè”, i gay non possono donare il sangue per motivi legati alla possibilità di contagio da Hiv ed ecco la motivazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: “L’esclusione permanente dalla donazione di sangue per uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali, può -si legge nella sentenza-, alla luce della situazione in Francia, essere giustificata” - See more at: http://francescopulpito.it/francia-gli-omosessuali-non-possono-donare-il-sangue/
Dopo l’Ebola una nuova malattia sconosciuta colpisce la Nigeria, sul posto è già presente una squadra dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità
“There’s no Ebola in Nigeria”, così riportava il sito allAfricaappena il 13 aprile scorso, ma ora una nuovamalattia misteriosa ha messo in allarme l’Organizzazione Mondiale per la Sanità. I morti registrati a tuttora sono 18, tutti nella città di Ondo-Irele, nello Stato di Ondo.
La WHO (World Healt Organization) annuncia che se non si prenderanno serie misure di contenimento entro novembre ci potrebbero essere 20.000 casi di Ebola
L’allarme lanciato dallaWHO (World Healt Organization) è a dir poco spaventoso: se non si interverrà urgentemente, entro gli inizi di novembre i casi di contagio da virusEbola nell’Africa occidentale potrebbero arrivare a20.000. E’ quanto pubblicato sul New England Journal of Medicine.
I dati dello studio sono apocalittici: “Supponendo che non vi sia alcun cambiamento a livello di misure di controllo dell’epidemia, entro gli inizi di novembre i casi di contagio dal micidiale virusEbola saranno 9.939 in Liberia, 5.925 in Guinea e 5.063 in Sierra Leone”
La situazione in Sierra Leone ha raggiunto l’apice della drammaticità: abbandonati a sé stessi ora anche i medici fuggono dal virus Ebola
SierraLeone, un’intera nazione in quarantena nel disperato tentativo di arginare il virus Ebola che sta devastando l’Africa occidentale. Oggi è il primo dei tre giorni di isolamento imposto dalle autorità sanitarie, ma la situazione è surreale. Mentre si spendono milioni di dollari per armare gli eserciti per contrastare l’Isis, la comunità internazionale si rivela impotente contro questa ennesima catastrofe umanitaria. Da quando Ernest Bai Koroma, il presidente di questo sfortunato Paese africano ha dichiarato l’emergenza sanitaria, il 4 agosto scorso, la situazione è letteralmente crollata
L'Organizzazione Metereologica Mondiale
(WMO) lancia l'ennesimo allarme: effetto serra oltre ogni limite
Quando l' Organizzazione Metereologica
Mondiale delle Nazioni Unite (WMO) lancia l'allarme effetto serra le
reazioni sono sempre le stesse: i media riportano la notizia in prima
pagina con dati percentuali e tabelle, i politici fanno le loro belle
dichiarazioni di circostanza, propongono convegni mondiali di
scienziati, dichiarano la necessità di intraprendere strade più
virtuose di politiche industriali, ma, cessato l'allarme amplificato
dalla stampa, quando nuove notizie occupano le prime pagine dei
quotidiani tutto rimane come prima: la Terra urla, ma noi ci
rimettiamo le cuffiette ed ascoltiamo il rock, prendiamo le chiavi
della macchina e corriamo all'iper-mercato per riempire i carrelli di
prodotti.
Puntuale come il Natale il rapporto del
WMO ci ricorda la drammaticità della situazione e dell'assoluta
necessità di correre ai ripari prima che l'effetto dei gas serra
diventi irreversibile, i dati di quest'anno sono, come al solito,
allarmanti: “Nel 2013 la concentrazione di CO2 nell'atmosfera era
pari al 142% di quella dell'era pre-industriale (1750), il metano
253% e l'azoto 121%”
“Il tempo sta scadendo -ha dichiarato
Michel Jarraud, segretario generale del WMO- sappiamo
che senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando, sta
diventando sempre più estremo e la causa sono le attività umane,
come la combustione di carbone fossile”
Al
di là delle buone intenzioni che anche questa volta verranno
sciorinate
per tranquillizzare l'opinione pubblica un sano realismo ci impone di
fare alcune considerazioni:
Ciò
di cui non si tiene conto, in realtà, è che l'abbattimentodella CO2 è solo uno degli aspetti che determinano l'aumento dei
gas serra, ad essa, come evidenziato dal Protocollo di Kyoto, si
aggiungono metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi,
perfluorocarburi e esafloruro di zolfo quindi il carbone fossile,
come affermato da Michel Jarraud, è solo uno degli elementi che
mettono a rischio l'integrità del pianeta e la nostra sopravvivenza.
Dal
1997 molte cose sono cambiate: lapopolazione mondiale è cresciuta in maniera esponenziale e i
Paesi che fino a qualche decennio fa venivano considerati “terzo
mondo” sono alla continua ricerca di standard che assomiglino
sempre più a quelli occidentali. E' evidente che il concetto di
benessere globale e di benessere individuale, o nazionale, trovi
notevoli difficoltà a trovare un giusto equilibrio.
Un
dato fra tanti: quest'anno Greenpeace e la spagnola Oceanahanno dichiarato che ilMediterraneo è il mare più inquinato del mondo, la cosa fa
pensare: Italia, Francia e Spagna sono tra le prime responsabili di
questa situazione, come si può pensare che Paesi meno
tecnologicamente avanzati in corsa verso l'industrializzazione
possano fare meno danni?
Un'ultima
considerazione che troppo spesso viene tenuta in scarsa
considerazione quando si parla di inquinamento ed effetto serra: il
devastanteimpatto delle guerre, cifre sui consumi di idrocarburi che fanno
girare la testa e proprio in questi giorni Obama ha dichiarato un
possibile impegno militare di 3 anni in Siria per combattere lo Stato
Islamico, una ghiotta occasione per il mercato delle armi che di
certo non è il più sensibile alle problematiche ambientali e
l'Italiane fa parte a pieno titolo
Se i test saranno confermati forse si apre uno spiraglio di speranza contro il virus Ebola, da Pomezia l’annuncio di un possibile vaccino
Se confermata dai test che a breve verranno compiuti negli StatiUniti, la notizia di un possibile vaccino contro il virus Ebola potrebbe segnare una svolta nella lotta a questa terribile malattia che sta tenendo alta l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali.
L’annuncio viene da Pomezia Terme (Napoli). protagonista della scoperta è la società Okairos che da anni si occupa di mettere a punto vaccini utilizzando il metodo genetico.
Il vaccino, il cui nome tecnico è Chad3 Ebola-Zaire, è il frutto del lavoro di 5 anni di ricerca e si è avvalso della collaborazione con il Vaccine Research Center del National Institute of Healt di Bethesda, uno dei pochi al mondo in grado di poter testare l’effettiva efficacia del vaccino.
Secondo l’OMS l’epidemia del virus Ebola è inarrestabile, per Medici Senza Frontiere occorreranno almeno 6 mesi per uscire dall’emergenza
“Un’epidemia inarrestabile”, questa la sconfortante dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo la quale è stata “significativamente sottovalutata”
La cosa lascia parecchio sconcertati in effetti: se lo stesso organismo che avrebbe dovuto provvedere all’esatta valutazione del rischio si lascia andare ad una simile affermazione c’è davvero di che preoccuparsi.
Secondo gli ultimi dati in possesso dell’OMS le strutture per l’accoglienza dei malati sono al collasso, quasi tutti i posti letto allestiti nell’area dell’Africa Occidentale sono occupati e il numero dei contagiati continua ad aumentare: 1.145 morti è il bilancio dell’ultimo bollettino contro i 1.069 dell’epidemia precedente.
L’OMS, in deroga alle proprie procedure, dà il via all’uso di farmaci sperimentali per contrastare il virus Ebola
L’epidemia del virus Ebola sta creando una certa preoccupazione: 1.013 persone uccise e 1.848 quelle contagiate (dati relativi alla giornata di ieri, n.d.a). I Paesi coinvolti sono tutti concentrati nell’Africa occidentale: Nigeria, Sierra Leone, Liberia e Guinea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta facendo tutto il possibile per contenere e circoscrivere i focolai.
Intanto, in deroga alle procedure standard che prevedono tutta una serie di test e di verifiche prima di poter somministrare a pazienti umani farmaci in fase ancora sperimentale, al termine di un vertice tenutosi ieri a Ginevra, data la gravità del caso, l’OMS ha definito “etico” l’uso dello ZMapp
Il caso Ebola ha messo in allarme l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma c’è chi si è divertito a mettere in giro una “bufala” pericolosa
Alcuni giorni fa circolava su Facebook una notizia che è diventata immediatamente virale(è proprio il caso di dirlo): 3 casi di virus Ebola registrati sull’isola di Lampedusa. Per dare maggiore credibilità alla “bufala” l’autore l’aveva accompagnata con una foto che mostrava un volto sfigurato dalle piaghe aggiungendo queste parole: “I medici temono per un’epidemia globale”
5 anni fa uno scienziato israeliano, Dan Frumkin, fondatore della Nucleix, ha dimostrato che la falsificazione del DNA è possibile, perché allora la chiamano “prova regina”?
La scoperta risale a 5 anni fa, ma chissà come mai se ne parla poco o niente: la falsificazione del DNA, quella che in ambito forense viene definita “prova regina” o “prova principe” è possibile, addirittura in maniera semplice ed alla portata di tutti coloro che possono disporre di un laboratorio genetico attrezzato.
Lo ha dimostrato il dottor Dan Frumkin insieme al suo team di ricercatori presso la società Nucleix di Tel Avivdi cui è fondatore.
Il mare più inquinato del mondo? Il
Mediterraneo. A dirlo due organizzazioni ambientaliste: Greenpeace e
la spagnola Oceana
Come ogni estate la Goletta Verde di
Legambiente ha iniziato il suo pattugliamento nei nostri mari per
valutarne la stato di salute, ma da Greenpeace e da un'associazione
ambientalista spagnola, Oceana, giungono dati allarmanti: il
Mediterraneo è il mare più inquinato del mondo.
L'unico sbocco verso l'oceano Atlantico
è lo Stretto di Gibilterra e questo fa sì che il ricambio
completo delle acque avvenga ogni 90 anni, ma, pur essendo un mare
relativamente poco esteso (quasi due milioni e mezzo di chilometri
quadrati di superficie), un terzo del traffico marittimo mondiale si
svolge nelle sue acque di cui circa il 20% riguarda il trasporto di
sostanze petrolifere.
Eppure, contrariamente a quanto si
potrebbe pensare, la fonte maggiore di inquinamento non sono le
12mila navi che mediamente solcano le sue acque annualmente, bensì
tutto quello che viene riversato al suo interno dai 69 fiumi che
sfociano nel Mare Nostrum: 283 chilometri cubi di acque che
raccolgono nel loro tragitto una quantità impressionante di sostanze
nocive, solide e liquide provenienti principalmente dalle aree urbane
e industriali della terra ferma.
Tra i maggiori responsabili di tale
inquinamento primeggiano Italia, Spagna e Francia
I dati raccolti da Greenpeace e da
Oceana riguardo lo stato di salute del Mediterraneo evidenziano come
sia la plastica la sostanza inquinante principale, sia quella
“galleggiante” che quella sommersa (quasi 2000 residui per
chilometro quadrato giacciono sui nostri fondali, più che in
qualunque fondale marino del mondo).
A questa enorme quantità di inquinanti
solidi, vanno aggiunti quelli liquidi disciolti nelle acque: circa 10
grammi di idrocarburi per litro più altre sostanze chimiche di varia
natura tra cui il pericolosissimo mercurio che, attraverso l'attività
alimentare dei pesci finisce col trovare posto nelle nostre tavole,
senza contare i danni che queste sostanze provocano alla fauna e alla
flora
In sostanza, rilevano le due
associazioni, non sono tanto le grandi catastrofi ambientali ad
incidere sull'inquinamento del Mediterraneo quanto le normali
attività quotidiane che svolgiamo sulla terra ferma: i casi di
naufragi di grosse petroliere sono fatti macroscopici che non possono
sfuggire agli occhi delle autorità per cui gli interventi per
contenere i danni sono quasi sempre tempestivi e spesso vedono la
collaborazione internazionale prodigarsi con uomini e mezzi. Quello
che è difficile da controllare invece, sono gli sversamenti illeciti
tanto in mare aperto quanto nei fiumi, basti pensare al lavaggio
delle cisterne delle navi con acqua marina, agli scarichi industriali
abusivi o allo scarico fognario che non passa attraverso i
depuratori.
Anni fa si diceva che il mare era in
grado di “assorbire” tutto, ma la nostra civiltà non era ancora
così tecnologicamente avanzata come oggi, la soluzione quindi va
ricercata a monte del problema: una maggiore responsabilizzazione
individuale, diminuzione dei consumi, raccolte indifferenziate più
efficaci e incremento delle stazioni di depurazione sono le azioni
fondamentali da intraprendere se vogliamo che la Goletta Verde possa
ancora assegnare le tanto desiderate bandierine blu e... non c'è più
un minuto da perdere
L'impatto degli OGM, in termini di
costo, è altamente superiore a quello che le multinazionali del cibo
vogliono farci credere: quello che può apparire un “risparmio”
lo pagheremo a caro prezzo
Le motivazioni che le multinazionali
del cibo portano a sostegno per farci passare per buoni gli OGM
(Organismi Geneticamente Modificati) sono principalmente due:
i costi ridotti nel ciclo
produttivo, in quanto tali alimenti hanno una grande resistenza alle
piante infestanti, ai parassiti e alle avverse condizioni
atmosferiche
la convinzione che tali alimenti
possano essere una delle soluzioni possibili per combattere la fame
nel mondo
Naturalmente queste multinazionali non
tengono conto, o meglio, non vogliono tenere conto, di quelli che
sono i cosiddetti “costi sociali”
Si sa da sempre che le monocolture, col
tempo, tendono ad impoverire i terreni sui quali vengono applicate
così come si sa che il bestiame allevato, se nutrito costantemente
con una alimentazione poco variegata, tende ad avere una carenza di
difese immunitarie che devono essere integrate con additivi chimici e
combattute con l'uso di antibiotici. Questi costi aggiuntivi che
sostengono gli allevatori però, non vengono evidenziati
adeguatamente, ma è chiaro che nessuno abbia interesse a farlo.
Al di la delle trionfalistiche
dichiarazioni fatte da queste multinazionali, la Monsanto prima fra
tutte, gli Organismi Geneticamente Modificati non sono del tutto
immuni agli attacchi dei parassiti, ma solo ad alcuni specifici e,
guarda caso, le stesse industrie che detengono i brevetti di tali
prodotti sono anche le principali produttrici degli antiparassitari
necessari a combatterli.
Quindi, oltre ad impoverire il terreno, gli OGM, e la loro coltivazione, apportano allo stesso un'alta
concentrazione di sostanze chimiche di cui ancora non si conoscono
gli effetti su lungo termine. Quello che si sa per certo è che
questi pesticidi stanno già mettendo a rischio di estinzione alcune
specie di uccelli granivori e le api, senza contare le ripercussioni
sulla catena alimentare che vede l'uomo al suo apice.
In realtà, quello che all'apparenza è
una riduzione dei costi di produzione, si sta già rivelando
un'operazione che pagheremo tutti a caro prezzo in termini di costi
sociali ed ambientali.
Ancora non esistono casistiche
dettagliate sulla relazione che può intercorrere tra l'insorgenza di
masse tumorali e consumo di OGM e se esistono, certamente non vengono
poste all'attenzione dell'opinione pubblica, la clientela finale di
questi prodotti. Per citare le parole di Jeffrey M. Smith, tratte dal
suo libro “Genetic Roulette”:“I
cibi geneticamente modificati sono intrinsecamente non sicuri, e le
attuali analisi di sicurezza non sono capaci di proteggerci o perfino
di identificare la gran parte dei pericoli.”
Chimerismo: se ne parla poco o niente, ma nel caso Yara, la prova regina, ovvero le tracce del DNA trovate sul suo corpo, riportano alla luce l’argomento
Esiste un fenomeno di cui si parla poco o niente tanto nell’ambito forense quanto in quello mediatico. Si chiama chimerismo, ovvero la coesistenza di due tipi di DNA diversi all’interno di uno stesso individuo. Il caso della povera Yara Gambirasio, seguito dall’arresto del presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti e quella che gli investigatori definiscono la “prova regina”, se considerato sotto questa prospettiva, potrebbe lasciare il campo a diversi dubbi, quanto meno di carattere generale, ma procediamo con ordine.
Esistono animali buoni e animali
cattivi? Arriva il caldo e ci sarà il consueto abbandono di animali,
si alzeranno voci di protesta, ma ci si proteggerà dalle fastidiose
zanzare.
Estate, come tutti gli anni si
ripresenta il solito, drammatico problema dell'abbandono degli animali domestici, in special modo i cani, posti al centro di
campagne di sensibilizzazione organizzate da enti e istituzioni
spesso sponsorizzati da personaggi noti dello sport e dello
spettacolo (sarebbe interessante sapere se lo fanno a titolo gratuito
o se anche questo profondo amore per gli amici a quattro zampe non
sia un pretesto per intascare altro denaro), ma al tempo stesso altri
messaggi vengono diffusi con altrettanta enfasi, messaggi di
sterminio. Già perché evidentemente ci sono animali buoni ed
animali cattivi: zanzare, mosche e pappataci appartengono inesorabilmente alla seconda categoria.
Ma per quale ragione si fanno queste
distinzioni? Certamente la secolare convivenza con cani e gatti ha
fatto si che queste creature siano diventate parte integrante della
nostra società di esseri umani, ma va anche ricordato che in alcuni
paesi asiatici la carne di cane è considerata una prelibatezza e che
gli stessi vengono detenuti e macellati all'aperto come facciamo noi
con il pesce fresco dei mercati mentre in alcune regioni d'Italia igatti facevano parte della cucina popolare e forse, benché vietato
dalla legge, ne fanno ancora parte.
Ma mettendo da parte i punti di vista
dei vegetariani e dei vegani, i quali escludono completamente gli
animali dal discorso alimentare, possiamo notare che da noi la carne
di bovino è un elemento essenziale della nostra economia, mentre in
India le vacche sono considerate sacre e il maiale, diffusamente
allevato nel nostro Paese e utilizzato per numerosi insaccati, per i
musulmani, appena al di là del Mediterraneo, è un vero e proprio
tabù.
Stessa contraddizione per il cavallo:
adorato da alcuni e “magnato” da altri.
Ovviamente, quindi, il discorso è
puramente culturale: quello che ci fa stabilire quali sono gli
animali buoni e gli animali cattivi è il contesto sociale in cui
viviamo.
Quello che appare meno ovvio invece è
l'aspetto contraddittorio di certe pubblicità che ci fanno vedere le
zanzare come esseri maligni posti in agguato delle nostre serene
grigliate all'aperto, creature da combattere e distruggere con tutti
i mezzi necessari, persino con quelle strane lampade azzurrine che
tanto sanno di sedia elettrica e ci si domanda: quanto può essere
educativo un tale esempio?
Già, i produttori di insetticidi non
si pongono certo di questi problemi, l'importante è vendere e non
importa il significato intrinseco del messaggio: ci sono animali
buoni e animali cattivi dimenticando che l'equilibrio naturale del
pianeta si basa sulla convivenza di tutte le creature
Finora si sono registrati circa 500
casi di Mers, ma per l'Organizzazione Mondiale della Sanità non si
deve parlare di pandemia
Mers: oltre 500 casi di contagio e 157
decessi
Finora i casi di infezione da virus
Mers sono circa 500 distribuiti su 13 Paesi, 157 decessi nella
sola Arabia Saudita, ma l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nega che si possa parlare di pandemia o di
emergenza sanitaria globale. Preoccupa però il forte impatto letale
di questo nuovo agente patogeno (30% di mortalità) e il fatto che
ancora non esista nessun vaccino. La Mers, Sindrome Respiratoria Mediorientale da Coronavirus ha colpito finora in
Egitto, Giordania Kuwait, Libano, Grecia, Malesia, Oman, Filippine,
Qatar, Yemen Arabia Saudita ed ora anche negli Stati Uniti e Olanda
La Mers non si trasmette per contatto
diretto tra persone
Il rapporto dell'OMS circa la
trasmissibilità della Mers dichiara che al momento non
esistono prove della trasmissione diretta da individuo a individuo,
ma il contagio avviene tramite il contatto tra umani e dromedari o
cammelli (forse anche pipistrelli) infatti i primi casi di questa
malattia sono stati registrati appunto nel regno saudita ed i casi
segnalati al di fuori dal Golfo Persico sono dovuti al fatto che i
contraenti avevano viaggiato o soggiornato in quei luoghi. Tutti i
Paesi coinvolti comunque sono stati invitati dall'OMS ad
avviare e rafforzare le campagne di sensibilizzazione al problema
puntando sull'igiene ambientale e personale come principale strategia
per contenere il contagio. Nel frattempo l'Arabia Saudita, il
Paese più colpito dalla Mers, ha deciso di inserire nei
cammelli e nei dromedari dei microchip per tracciare la diffusione e
lo sviluppo del virus. Particolare preoccupazione desta l'imminente
mese del Ramadan (28 giugno) e il pellegrinaggio alla Mecca
che vedranno partecipare migliaia di persone provenienti da tutto il
mondo.
La situazione in Italia
E in Italia? Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per ora non ci sono particolari
preoccupazioni senza però abbassare il livello di guardia:
"Abbiamo sempre un livello di guardia molto alto all'interno del
nostro Paese ma, ovviamente, aspettiamo i risultati della riunione di
oggi (ieri n.d.a.)durante la quale saranno valutati senza allarmismo
gli elementi messi a disposizione dalla comunità scientifica".
Il fatto che l'OMS abbia escluso il rischio di una pandemia
però non rassicura gli esperti che si dicono preoccupati per il
significativo aumento dei casi e per la “debolezza sistemica
nella prevenzione e nel controllo delle infezioni” e alla
“possibile esportazione dei casi, soprattutto nei Paesi più
vulnerabili”. Il Comitato d'emergenza dell'OMS intanto
ha chiesto alla stessa Organizzazione e agli Stati membri di
“potenziare le politiche nazionali per la prevenzione e il
controllo delle infezioni da Mers, una misura
urgente per gli Stati colpiti dal virus; condurre studi per capire
meglio l'epidemiologia con particolare attenzione ai fattori di
rischio e valutare l'efficacia delle misure di controllo”. Gli
esperti si riuniranno di nuovo a giugno per fare il punto sulla
situazione.
Greenpeace lancia l'allarme con un
video: le api sono a rischio estinzione e le multinazionali affilano
le proprie unghie
Il vero dominio su questo povero
pianeta sfruttato e sovrappopolato è nella gestione delle risorsealimentari. Greenpeace diffonde un video per sensibilizzare
l'opinione pubblica sullo sterminio delle api da parte delle
multinazionali del cibo. Secondo il parere di alcuni studiosi
l'estinzione di questi operosi insetti potrebbe provocare in breve
tempo l'estinzione del genere umano. Non si tratta di allarmismo,
infatti le api svolgono un ruolo importantissimo
nell'impollinazione dei fiori e di conseguenza degli alimenti
vegetali che essi producono. In altre parole questi imenotteri
sociali che sono diffusi in tutte le aree geografiche del pianeta
(se si fa eccezione ai poli dove la vegetazione è pressoché
inesistente) sono alla base della catena alimentare: favoriscono
l'impollinazione delle piante delle quali si nutrono gli erbivori i
quali, a loro volta, diventano alimento per carnivori.
Allora perché, si sono domandate le
multinazionali dell'alimentazione, lasciare alle api il
monopolio della produzione del cibo? Nel breve video prodotto e
diffuso da Greenpeace, “Robobees”, si vedono delle
api robot che sostituiscono quelle vere nel compito
dell'impollinazione. Il video è ambientato in un futuro non
troppo lontano, ma il messaggio è chiaro: le multinazionali
che già stanno dominando nel campo dell'alimentazione (vediMonsanto, Dupont ecc.), attraverso l'uso e la diffusione deipesticidi stanno facendo in modo di sterminare le api per
sostituirle con api artificiali di loro proprietà garantendo
così l'approvvigionamento alimentare globale.
Sembra uno scenario da fantascienza, ma
non è così. Secondo le ricerche condotte non solo da Greenpeace,
ma anche da molti studiosi accreditati, negli ultimi anni il numero
delle api risulta notevolmente calato e così l'ipotesi delle
api robot suggerita dagli ambientalisti non è poi così tanto
peregrina tant'è, come affermano gli stessi attivisti di Greenpeace:
“Abbiamo deciso di farci sentire durante le assemblee generali
delle due società agrochimiche Sygenta e Bayer per chiedere conto
direttamente ai presidenti delle due aziende della crisi degli
impollinatori e dell'agricoltura, mentre i nostri attivisti, insieme
agli apicoltori, hanno accolto gli azionisti distribuendo loro
materiale informativo. Il modello agricolo che ci propongono i
giganti dell'agrochimica – prosegue il comunicato stampa-
legato alla dipendenza dei pesticidi e alle monocolture è
fallimentare e conduce alla perdita della biodiversità e di funzioni
esenziali come l'impollinazione”
Batteri sempre più resistenti agli
antibiotici, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un
allarme
Che l'uso incontrollato degli
antibiotici potesse creare ceppi di batteri sopravvissuti più
resistenti è noto da tempo, ma adesso l'Organizzazione Mondialedella Sanità lancia un vero e proprio allarme: “Senza misure
urgenti e un'azione coordinata entrare in un'era post-antibiotica
è una reale possibilità”. Il primo rapporto dell'OMS
sulla resistenza batterica su scala mondiale è stato pubblicato a
Ginevra. Il documento riporta i dati monitorati in 144 Paesi
ed evidenzia l'accertata resistenza di 7 batteri responsabili di
malattie gravi comuni come le diarree, le polmoniti, le infezioni
ematologiche, le infezioni alle vie urinarie e la gonorrea ai normali
trattamenti con gli antibiotici compresi quelli di ultima
generazione.
A titolo di esempio, nel rapporto
stilato dall'OMS, si evidenzia che in Paesi come l'Australia,
il Canada, la Francia, la Svezia e l'Inghilterra il trattamento della
gonorrea con le cefalosporine non è più efficace e che circa un
milione di persone ogni giorno si ammalano di quella infezione. “Se
non si prendono immediati provvedimenti – ha dichiarato Keiji
Fukuda, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità-
da parte dei diversi soggetti e istituzioni coinvolti, il mondo
potrebbe precipitare in un'era post-antibiotica.
Le infezioni più comuni e persino le ferite non gravi che sono state
trattate senza problemi per decenni ora possono uccidere di nuovo”.
Le ragioni di questa pericolosa
reviviscenza dei batteri va ricercata, secondo l'OMS,
nell'uso troppo frequente e nel cattivo dosaggio degli antibiotici.
I virus che sopravvivono all'attacco dei farmaci risultano così più
resistenti. In gioco ci sono anche le cattive abitudini dei pazienti
che spesso ricorrono all'auto-somministrazione degli antibiotici
senza un adeguato controllo medico o alla sospensione del trattamento
stesso quando i sintomi dell'infezione sembrano essere scomparsi o
addirittura a “riciclare” vecchie prescrizioni.
La prima raccomandazione dell'OMS
è di intervenire nel senso di un cambiamento culturale riguardo
l'uso dei farmaci, soprattutto da parte dei cittadini, e prestando
maggiore attenzione nei confronti dell'igiene personale soprattutto
in quei Paesi a rischio come quelli in via di sviluppo dove i batteri
resistenti potrebbero rappresentare vere e proprie calamità
sanitarie