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mercoledì 29 aprile 2015

Francia, gli omosessuali non possono donare il sangue

La Corte di Giustizia europea dà ragione alla Francia: gli omosessuali non possono donare il sangue 


É da 32 anni che in Francia esiste il divieto, per gli omosessuali di sesso maschile, di donare il proprio sangue, persino nella Russia omofoba di Vladimir Putin non esiste questa regola assurda, ma ora la Corte di Giustizia Europea le ha dato ragione Sembra un salto indietro nella Storia e che va oltre quei principi che hanno ispirato la Rivoluzione Francese: “Libertè, Egalitè, Fraternitè”, i gay non possono donare il sangue per motivi legati alla possibilità di contagio da Hiv ed ecco la motivazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: “L’esclusione permanente dalla donazione di sangue per uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali, può -si legge nella sentenza-, alla luce della situazione in Francia, essere giustificata” - See more at: http://francescopulpito.it/francia-gli-omosessuali-non-possono-donare-il-sangue/

domenica 19 aprile 2015

Nigeria, una nuova malattia misteriosa che uccide nel giro di 24 ore

Dopo l’Ebola una nuova malattia sconosciuta colpisce la Nigeria, sul posto è già presente una squadra dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità



“There’s no Ebola in Nigeria”, così riportava il sito allAfrica appena il 13 aprile scorso, ma ora una nuovamalattia misteriosa ha messo in allarme l’Organizzazione Mondiale per la Sanità. I morti registrati a tuttora sono 18, tutti nella città di Ondo-Irele, nello Stato di Ondo.

martedì 23 settembre 2014

Allarme WHO: entro novembre previsti 20.000 casi di Ebola

ebola

La WHO (World Healt Organization) annuncia che se non si prenderanno serie misure di contenimento entro novembre ci potrebbero essere 20.000 casi di Ebola

L’allarme lanciato dalla WHO (World Healt Organization) è a dir poco spaventoso: se non si interverrà urgentemente, entro gli inizi di novembre i casi di contagio da virusEbola nell’Africa occidentale potrebbero arrivare a20.000. E’ quanto pubblicato sul New England Journal of Medicine.
I dati dello studio sono apocalittici: “Supponendo che non vi sia alcun cambiamento a livello di misure di controllo dell’epidemia, entro gli inizi di novembre i casi di contagio dal micidiale virus Ebola saranno 9.939 in Liberia, 5.925 in Guinea e 5.063 in Sierra Leone

sabato 20 settembre 2014

Ebola in Sierra Leone: una nazione in ostaggio del virus ed ora anche i medici scappano

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La situazione in Sierra Leone ha raggiunto l’apice della drammaticità: abbandonati a sé stessi ora anche i medici fuggono dal virus Ebola

Sierra Leone, un’intera nazione in quarantena nel disperato tentativo di arginare il virus Ebola che sta devastando l’Africa occidentale. Oggi è il primo dei tre giorni di isolamento imposto dalle autorità sanitarie, ma la situazione è surreale. Mentre si spendono milioni di dollari per armare gli eserciti per contrastare l’Isis, la comunità internazionale si rivela impotente contro questa ennesima catastrofe umanitaria. Da quando Ernest Bai Koroma, il presidente di questo sfortunato Paese africano ha dichiarato l’emergenza sanitaria, il 4 agosto scorso, la situazione è letteralmente crollata

mercoledì 10 settembre 2014

Effetto serra: la Terra urla ma noi ascoltiamo la musica nelle cuffiette

L'Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) lancia l'ennesimo allarme: effetto serra oltre ogni limite

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Quando l' Organizzazione Metereologica Mondiale delle Nazioni Unite (WMO) lancia l'allarme effetto serra le reazioni sono sempre le stesse: i media riportano la notizia in prima pagina con dati percentuali e tabelle, i politici fanno le loro belle dichiarazioni di circostanza, propongono convegni mondiali di scienziati, dichiarano la necessità di intraprendere strade più virtuose di politiche industriali, ma, cessato l'allarme amplificato dalla stampa, quando nuove notizie occupano le prime pagine dei quotidiani tutto rimane come prima: la Terra urla, ma noi ci rimettiamo le cuffiette ed ascoltiamo il rock, prendiamo le chiavi della macchina e corriamo all'iper-mercato per riempire i carrelli di prodotti.
Puntuale come il Natale il rapporto del WMO ci ricorda la drammaticità della situazione e dell'assoluta necessità di correre ai ripari prima che l'effetto dei gas serra diventi irreversibile, i dati di quest'anno sono, come al solito, allarmanti: “Nel 2013 la concentrazione di CO2 nell'atmosfera era pari al 142% di quella dell'era pre-industriale (1750), il metano 253% e l'azoto 121%”
“Il tempo sta scadendo -ha dichiarato Michel Jarraud, segretario generale del WMO- sappiamo che senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando, sta diventando sempre più estremo e la causa sono le attività umane, come la combustione di carbone fossile”
Al di là delle buone intenzioni che anche questa volta verranno sciorinate per tranquillizzare l'opinione pubblica un sano realismo ci impone di fare alcune considerazioni:
l'11dicembre del 1997 a Kyoto(Giappone), viene redatto il famoso Protocollo che prende il nome dalla città che ospitò la conferenza, si trattava di un accordo internazionale in materia ambientale che coinvolgeva 180 Paesi nell'ambito della Convenzionequadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il Protocollo entrerà in vigore il 16 febbraio del 2005 quando anche la Russia ratificherà il documento. Da quel momento in poi gli appelli dei climatologi continueranno ad essere voci nel deserto.
Ciò di cui non si tiene conto, in realtà, è che l'abbattimentodella CO2 è solo uno degli aspetti che determinano l'aumento dei gas serra, ad essa, come evidenziato dal Protocollo di Kyoto, si aggiungono metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi e esafloruro di zolfo quindi il carbone fossile, come affermato da Michel Jarraud, è solo uno degli elementi che mettono a rischio l'integrità del pianeta e la nostra sopravvivenza.
Dal 1997 molte cose sono cambiate: lapopolazione mondiale è cresciuta in maniera esponenziale e i Paesi che fino a qualche decennio fa venivano considerati “terzo mondo” sono alla continua ricerca di standard che assomiglino sempre più a quelli occidentali. E' evidente che il concetto di benessere globale e di benessere individuale, o nazionale, trovi notevoli difficoltà a trovare un giusto equilibrio.
Un dato fra tanti: quest'anno Greenpeace e la spagnola Oceana hanno dichiarato che ilMediterraneo è il mare più inquinato del mondo, la cosa fa pensare: Italia, Francia e Spagna sono tra le prime responsabili di questa situazione, come si può pensare che Paesi meno tecnologicamente avanzati in corsa verso l'industrializzazione possano fare meno danni?
Un'ultima considerazione che troppo spesso viene tenuta in scarsa considerazione quando si parla di inquinamento ed effetto serra: il devastanteimpatto delle guerre, cifre sui consumi di idrocarburi che fanno girare la testa e proprio in questi giorni Obama ha dichiarato un possibile impegno militare di 3 anni in Siria per combattere lo Stato Islamico, una ghiotta occasione per il mercato delle armi che di certo non è il più sensibile alle problematiche ambientali e l'Italiane fa parte a pieno titolo

lunedì 1 settembre 2014

Ebola: da Pomezia la notizia di un possibile vaccino contro il virus -

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Se i test saranno confermati forse si apre uno spiraglio di speranza contro il virus Ebola, da Pomezia l’annuncio di un possibile vaccino

Se confermata dai test che a breve verranno compiuti negli Stati Uniti, la notizia di un possibile vaccino contro il virus Ebola potrebbe segnare una svolta nella lotta a questa terribile malattia che sta tenendo alta l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali.
L’annuncio viene da Pomezia Terme (Napoli). protagonista della scoperta è la società Okairos che da anni si occupa di mettere a punto vaccini utilizzando il metodo genetico.
Il vaccino, il cui nome tecnico è Chad3 Ebola-Zaire, è il frutto del lavoro di 5 anni di ricerca e si è avvalso della collaborazione con il Vaccine Research Center del National Institute of Healt di Bethesda, uno dei pochi al mondo in grado di poter testare l’effettiva efficacia del vaccino.

sabato 16 agosto 2014

Virus Ebola sottovalutato, l’OMS dichiara le difficoltà nell’arginarlo

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Secondo l’OMS l’epidemia del virus Ebola è inarrestabile, per Medici Senza Frontiere occorreranno almeno 6 mesi per uscire dall’emergenza

“Un’epidemia inarrestabile”, questa la sconfortante dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo la quale è stata “significativamente sottovalutata”
La cosa lascia parecchio sconcertati in effetti: se lo stesso organismo che avrebbe dovuto provvedere all’esatta valutazione del rischio si lascia andare ad una simile affermazione c’è davvero di che preoccuparsi.
Secondo gli ultimi dati in possesso dell’OMS le strutture per l’accoglienza dei malati sono al collasso, quasi tutti i posti letto allestiti nell’area dell’Africa Occidentale sono occupati e il numero dei contagiati continua ad aumentare: 1.145 morti è il bilancio dell’ultimo bollettino contro i 1.069 dell’epidemia precedente.
http://www.generazioneweb.net/virus-ebola-sottovalutato-loms-dichiara-le-difficolta-nellarginarlo/

mercoledì 13 agosto 2014

Ebola, l'OMS dà il via all'uso di farmaci sperimentali

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L’OMS, in deroga alle proprie procedure, dà il via all’uso di farmaci sperimentali per contrastare il virus Ebola

L’epidemia del virus Ebola sta creando una certa preoccupazione: 1.013 persone uccise e 1.848 quelle contagiate (dati relativi alla giornata di ieri, n.d.a). I Paesi coinvolti sono tutti concentrati nell’Africa occidentale: Nigeria, Sierra Leone, Liberia e Guinea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta facendo tutto il possibile per contenere e circoscrivere i focolai.
Intanto, in deroga alle procedure standard che prevedono tutta una serie di test e di verifiche prima di poter somministrare a pazienti umani farmaci in fase ancora sperimentale, al termine di un vertice tenutosi ieri a Ginevra, data la gravità del caso, l’OMS ha definito “etico” l’uso dello ZMapp

sabato 9 agosto 2014

Virus Ebola: "bufala" su Facebook prontamente bloccata dalla Polizia Postale

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Il caso Ebola ha messo in allarme l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma c’è chi si è divertito a mettere in giro una “bufala” pericolosa

Alcuni giorni fa circolava su Facebook una notizia che è diventata immediatamente virale (è proprio il caso di dirlo): 3 casi di virus Ebola registrati sull’isola di LampedusaPer dare maggiore credibilità alla “bufala l’autore l’aveva accompagnata con una foto che mostrava un volto sfigurato dalle piaghe aggiungendo queste parole:  “I medici temono per un’epidemia globale”

sabato 2 agosto 2014

Falsificazione del DNA, dopo 5 anni dalla scoperta se ne parla poco o niente

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5 anni fa uno scienziato israeliano, Dan Frumkin, fondatore della Nucleix, ha dimostrato che la falsificazione del DNA è possibile, perché allora la chiamano “prova regina”?

La scoperta risale a 5 anni fa, ma chissà come mai se ne parla poco o niente: la falsificazione del DNA, quella che in ambito forense viene definita “prova regina” o “prova principe” è possibile, addirittura in maniera semplice ed alla portata di tutti coloro che possono disporre di un laboratorio genetico attrezzato.
Lo ha dimostrato il dottor Dan Frumkin insieme al suo team di ricercatori presso la società Nucleix di Tel Aviv di cui è fondatore.

venerdì 25 luglio 2014

Mediterraneo da record: il mare più inquinato del mondo

Il mare più inquinato del mondo? Il Mediterraneo. A dirlo due organizzazioni ambientaliste: Greenpeace e la spagnola Oceana

Mediterraneo
Come ogni estate la Goletta Verde di Legambiente ha iniziato il suo pattugliamento nei nostri mari per valutarne la stato di salute, ma da Greenpeace e da un'associazione ambientalista spagnola, Oceana, giungono dati allarmanti: il Mediterraneo è il mare più inquinato del mondo.
L'unico sbocco verso l'oceano Atlantico è lo Stretto di Gibilterra e questo fa sì che il ricambio completo delle acque avvenga ogni 90 anni, ma, pur essendo un mare relativamente poco esteso (quasi due milioni e mezzo di chilometri quadrati di superficie), un terzo del traffico marittimo mondiale si svolge nelle sue acque di cui circa il 20% riguarda il trasporto di sostanze petrolifere.
Eppure, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fonte maggiore di inquinamento non sono le 12mila navi che mediamente solcano le sue acque annualmente, bensì tutto quello che viene riversato al suo interno dai 69 fiumi che sfociano nel Mare Nostrum: 283 chilometri cubi di acque che raccolgono nel loro tragitto una quantità impressionante di sostanze nocive, solide e liquide provenienti principalmente dalle aree urbane e industriali della terra ferma.
Tra i maggiori responsabili di tale inquinamento primeggiano Italia, Spagna e Francia
I dati raccolti da Greenpeace e da Oceana riguardo lo stato di salute del Mediterraneo evidenziano come sia la plastica la sostanza inquinante principale, sia quella “galleggiante” che quella sommersa (quasi 2000 residui per chilometro quadrato giacciono sui nostri fondali, più che in qualunque fondale marino del mondo).
A questa enorme quantità di inquinanti solidi, vanno aggiunti quelli liquidi disciolti nelle acque: circa 10 grammi di idrocarburi per litro più altre sostanze chimiche di varia natura tra cui il pericolosissimo mercurio che, attraverso l'attività alimentare dei pesci finisce col trovare posto nelle nostre tavole, senza contare i danni che queste sostanze provocano alla fauna e alla flora
In sostanza, rilevano le due associazioni, non sono tanto le grandi catastrofi ambientali ad incidere sull'inquinamento del Mediterraneo quanto le normali attività quotidiane che svolgiamo sulla terra ferma: i casi di naufragi di grosse petroliere sono fatti macroscopici che non possono sfuggire agli occhi delle autorità per cui gli interventi per contenere i danni sono quasi sempre tempestivi e spesso vedono la collaborazione internazionale prodigarsi con uomini e mezzi. Quello che è difficile da controllare invece, sono gli sversamenti illeciti tanto in mare aperto quanto nei fiumi, basti pensare al lavaggio delle cisterne delle navi con acqua marina, agli scarichi industriali abusivi o allo scarico fognario che non passa attraverso i depuratori.
Anni fa si diceva che il mare era in grado di “assorbire” tutto, ma la nostra civiltà non era ancora così tecnologicamente avanzata come oggi, la soluzione quindi va ricercata a monte del problema: una maggiore responsabilizzazione individuale, diminuzione dei consumi, raccolte indifferenziate più efficaci e incremento delle stazioni di depurazione sono le azioni fondamentali da intraprendere se vogliamo che la Goletta Verde possa ancora assegnare le tanto desiderate bandierine blu e... non c'è più un minuto da perdere

lunedì 14 luglio 2014

OGM, il “risparmio” che pagheremo a caro prezzo

L'impatto degli OGM, in termini di costo, è altamente superiore a quello che le multinazionali del cibo vogliono farci credere: quello che può apparire un “risparmio” lo pagheremo a caro prezzo

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Le motivazioni che le multinazionali del cibo portano a sostegno per farci passare per buoni gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono principalmente due:
  • i costi ridotti nel ciclo produttivo, in quanto tali alimenti hanno una grande resistenza alle piante infestanti, ai parassiti e alle avverse condizioni atmosferiche 
  • la convinzione che tali alimenti possano essere una delle soluzioni possibili per combattere la fame nel mondo
Naturalmente queste multinazionali non tengono conto, o meglio, non vogliono tenere conto, di quelli che sono i cosiddetti “costi sociali
Si sa da sempre che le monocolture, col tempo, tendono ad impoverire i terreni sui quali vengono applicate così come si sa che il bestiame allevato, se nutrito costantemente con una alimentazione poco variegata, tende ad avere una carenza di difese immunitarie che devono essere integrate con additivi chimici e combattute con l'uso di antibiotici. Questi costi aggiuntivi che sostengono gli allevatori però, non vengono evidenziati adeguatamente, ma è chiaro che nessuno abbia interesse a farlo.
Al di la delle trionfalistiche dichiarazioni fatte da queste multinazionali, la Monsanto prima fra tutte, gli Organismi Geneticamente Modificati non sono del tutto immuni agli attacchi dei parassiti, ma solo ad alcuni specifici e, guarda caso, le stesse industrie che detengono i brevetti di tali prodotti sono anche le principali produttrici degli antiparassitari necessari a combatterli.
Quindi, oltre ad impoverire il terreno, gli OGM, e la loro coltivazione, apportano allo stesso un'alta concentrazione di sostanze chimiche di cui ancora non si conoscono gli effetti su lungo termine. Quello che si sa per certo è che questi pesticidi stanno già mettendo a rischio di estinzione alcune specie di uccelli granivori e le api, senza contare le ripercussioni sulla catena alimentare che vede l'uomo al suo apice.
Le posizioni assunte dai vari Paesi riguardo l'uso di OGM sono molto diverse. In Russia, per esempio,l'uso di queste colture è severamente vietato dalla legge che le equipara a veri e propri atti terroristici a danno della salute pubblica mentre gli Stati Uniti invece, fanno pressioni sui Paesisatellite affinché queste vengano introdotte, sempre in nome del presunto “risparmio” economico.
In realtà, quello che all'apparenza è una riduzione dei costi di produzione, si sta già rivelando un'operazione che pagheremo tutti a caro prezzo in termini di costi sociali ed ambientali.

Ancora non esistono casistiche dettagliate sulla relazione che può intercorrere tra l'insorgenza di masse tumorali e consumo di OGM e se esistono, certamente non vengono poste all'attenzione dell'opinione pubblica, la clientela finale di questi prodotti. Per citare le parole di Jeffrey M. Smith, tratte dal suo libro “Genetic Roulette”: I cibi geneticamente modificati sono intrinsecamente non sicuri, e le attuali analisi di sicurezza non sono capaci di proteggerci o perfino di identificare la gran parte dei pericoli.”

sabato 5 luglio 2014

Chimerismo, DNA, caso Yara e prova regina: dubitare è lecito

Chimerismo

Chimerismo: se ne parla poco o niente, ma nel caso Yara, la prova regina, ovvero le tracce del DNA trovate sul suo corpo, riportano alla luce l’argomento

Esiste un fenomeno di cui si parla poco o niente tanto nell’ambito forense quanto in quello mediatico. Si chiama chimerismo, ovvero la coesistenza di due tipi di DNA diversi all’interno di uno stesso individuo. Il caso della povera Yara Gambirasio, seguito dall’arresto del presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti e quella che gli investigatori definiscono la “prova regina”, se considerato sotto questa prospettiva, potrebbe lasciare il campo a diversi dubbi, quanto meno di carattere generale, ma procediamo con ordine.

mercoledì 2 luglio 2014

Animali buoni e animali cattivi? Forse, per chi vende insetticidi

Esistono animali buoni e animali cattivi? Arriva il caldo e ci sarà il consueto abbandono di animali, si alzeranno voci di protesta, ma ci si proteggerà dalle fastidiose zanzare.

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   Estate, come tutti gli anni si ripresenta il solito, drammatico problema dell'abbandono degli animali domestici, in special modo i cani, posti al centro di campagne di sensibilizzazione organizzate da enti e istituzioni spesso sponsorizzati da personaggi noti dello sport e dello spettacolo (sarebbe interessante sapere se lo fanno a titolo gratuito o se anche questo profondo amore per gli amici a quattro zampe non sia un pretesto per intascare altro denaro), ma al tempo stesso altri messaggi vengono diffusi con altrettanta enfasi, messaggi di sterminio. Già perché evidentemente ci sono animali buoni ed animali cattivi: zanzare, mosche e pappataci appartengono inesorabilmente alla seconda categoria.
Ma per quale ragione si fanno queste distinzioni? Certamente la secolare convivenza con cani e gatti ha fatto si che queste creature siano diventate parte integrante della nostra società di esseri umani, ma va anche ricordato che in alcuni paesi asiatici la carne di cane è considerata una prelibatezza e che gli stessi vengono detenuti e macellati all'aperto come facciamo noi con il pesce fresco dei mercati mentre in alcune regioni d'Italia igatti facevano parte della cucina popolare e forse, benché vietato dalla legge, ne fanno ancora parte.
Ma mettendo da parte i punti di vista dei vegetariani e dei vegani, i quali escludono completamente gli animali dal discorso alimentare, possiamo notare che da noi la carne di bovino è un elemento essenziale della nostra economia, mentre in India le vacche sono considerate sacre e il maiale, diffusamente allevato nel nostro Paese e utilizzato per numerosi insaccati, per i musulmani, appena al di là del Mediterraneo, è un vero e proprio tabù.
Stessa contraddizione per il cavallo: adorato da alcuni e “magnato” da altri.
Ovviamente, quindi, il discorso è puramente culturale: quello che ci fa stabilire quali sono gli animali buoni e gli animali cattivi è il contesto sociale in cui viviamo.
Quello che appare meno ovvio invece è l'aspetto contraddittorio di certe pubblicità che ci fanno vedere le zanzare come esseri maligni posti in agguato delle nostre serene grigliate all'aperto, creature da combattere e distruggere con tutti i mezzi necessari, persino con quelle strane lampade azzurrine che tanto sanno di sedia elettrica e ci si domanda: quanto può essere educativo un tale esempio?
Già, i produttori di insetticidi non si pongono certo di questi problemi, l'importante è vendere e non importa il significato intrinseco del messaggio: ci sono animali buoni e animali cattivi dimenticando che l'equilibrio naturale del pianeta si basa sulla convivenza di tutte le creature

giovedì 15 maggio 2014

Virus Mers, per l'OMS nessun allarme pandemia, ma massima attenzione per l'igiene

Finora si sono registrati circa 500 casi di Mers, ma per l'Organizzazione Mondiale della Sanità non si deve parlare di pandemia

OMS_logo

Mers: oltre 500 casi di contagio e 157 decessi

Finora i casi di infezione da virus Mers sono circa 500 distribuiti su 13 Paesi, 157 decessi nella sola Arabia Saudita, ma l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nega che si possa parlare di pandemia o di emergenza sanitaria globale. Preoccupa però il forte impatto letale di questo nuovo agente patogeno (30% di mortalità) e il fatto che ancora non esista nessun vaccino. La Mers, Sindrome Respiratoria Mediorientale da Coronavirus ha colpito finora in Egitto, Giordania Kuwait, Libano, Grecia, Malesia, Oman, Filippine, Qatar, Yemen Arabia Saudita ed ora anche negli Stati Uniti e Olanda

La Mers non si trasmette per contatto diretto tra persone

Il rapporto dell'OMS circa la trasmissibilità della Mers dichiara che al momento non esistono prove della trasmissione diretta da individuo a individuo, ma il contagio avviene tramite il contatto tra umani e dromedari o cammelli (forse anche pipistrelli) infatti i primi casi di questa malattia sono stati registrati appunto nel regno saudita ed i casi segnalati al di fuori dal Golfo Persico sono dovuti al fatto che i contraenti avevano viaggiato o soggiornato in quei luoghi. Tutti i Paesi coinvolti comunque sono stati invitati dall'OMS ad avviare e rafforzare le campagne di sensibilizzazione al problema puntando sull'igiene ambientale e personale come principale strategia per contenere il contagio. Nel frattempo l'Arabia Saudita, il Paese più colpito dalla Mers, ha deciso di inserire nei cammelli e nei dromedari dei microchip per tracciare la diffusione e lo sviluppo del virus. Particolare preoccupazione desta l'imminente mese del Ramadan (28 giugno) e il pellegrinaggio alla Mecca che vedranno partecipare migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.

La situazione in Italia

E in Italia? Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per ora non ci sono particolari preoccupazioni senza però abbassare il livello di guardia: "Abbiamo sempre un livello di guardia molto alto all'interno del nostro Paese ma, ovviamente, aspettiamo i risultati della riunione di oggi (ieri n.d.a.)durante la quale saranno valutati senza allarmismo gli elementi messi a disposizione dalla comunità scientifica". Il fatto che l'OMS abbia escluso il rischio di una pandemia però non rassicura gli esperti che si dicono preoccupati per il significativo aumento dei casi e per la “debolezza sistemica nella prevenzione e nel controllo delle infezioni” e alla “possibile esportazione dei casi, soprattutto nei Paesi più vulnerabili”. Il Comitato d'emergenza dell'OMS intanto ha chiesto alla stessa Organizzazione e agli Stati membri di “potenziare le politiche nazionali per la prevenzione e il controllo delle infezioni da Mers, una misura urgente per gli Stati colpiti dal virus; condurre studi per capire meglio l'epidemiologia con particolare attenzione ai fattori di rischio e valutare l'efficacia delle misure di controllo”. Gli esperti si riuniranno di nuovo a giugno per fare il punto sulla situazione.

sabato 10 maggio 2014

Le api a rischio estinzione ed ecco farsi avanti le multinazionali del cibo, è l'allarme di Greenpeace

Greenpeace lancia l'allarme con un video: le api sono a rischio estinzione e le multinazionali affilano le proprie unghie

Api_impollinatrici
Il vero dominio su questo povero pianeta sfruttato e sovrappopolato è nella gestione delle risorsealimentari. Greenpeace diffonde un video per sensibilizzare l'opinione pubblica sullo sterminio delle api da parte delle multinazionali del cibo. Secondo il parere di alcuni studiosi l'estinzione di questi operosi insetti potrebbe provocare in breve tempo l'estinzione del genere umano. Non si tratta di allarmismo, infatti le api svolgono un ruolo importantissimo nell'impollinazione dei fiori e di conseguenza degli alimenti vegetali che essi producono. In altre parole questi imenotteri sociali che sono diffusi in tutte le aree geografiche del pianeta (se si fa eccezione ai poli dove la vegetazione è pressoché inesistente) sono alla base della catena alimentare: favoriscono l'impollinazione delle piante delle quali si nutrono gli erbivori i quali, a loro volta, diventano alimento per carnivori.


Allora perché, si sono domandate le multinazionali dell'alimentazione, lasciare alle api il monopolio della produzione del cibo? Nel breve video prodotto e diffuso da Greenpeace, “Robobees”, si vedono delle api robot che sostituiscono quelle vere nel compito dell'impollinazione. Il video è ambientato in un futuro non troppo lontano, ma il messaggio è chiaro: le multinazionali che già stanno dominando nel campo dell'alimentazione (vediMonsanto, Dupont ecc.), attraverso l'uso e la diffusione deipesticidi stanno facendo in modo di sterminare le api per sostituirle con api artificiali di loro proprietà garantendo così l'approvvigionamento alimentare globale.

Sembra uno scenario da fantascienza, ma non è così. Secondo le ricerche condotte non solo da Greenpeace, ma anche da molti studiosi accreditati, negli ultimi anni il numero delle api risulta notevolmente calato e così l'ipotesi delle api robot suggerita dagli ambientalisti non è poi così tanto peregrina tant'è, come affermano gli stessi attivisti di Greenpeace: “Abbiamo deciso di farci sentire durante le assemblee generali delle due società agrochimiche Sygenta e Bayer per chiedere conto direttamente ai presidenti delle due aziende della crisi degli impollinatori e dell'agricoltura, mentre i nostri attivisti, insieme agli apicoltori, hanno accolto gli azionisti distribuendo loro materiale informativo. Il modello agricolo che ci propongono i giganti dell'agrochimica – prosegue il comunicato stampa- legato alla dipendenza dei pesticidi e alle monocolture è fallimentare e conduce alla perdita della biodiversità e di funzioni esenziali come l'impollinazione

venerdì 2 maggio 2014

L'OMS lancia un allarme: stiamo entrando nell'era post-antibiotica

Batteri sempre più resistenti agli antibiotici, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un allarme

Batteri_resistenti
Che l'uso incontrollato degli antibiotici potesse creare ceppi di batteri sopravvissuti più resistenti è noto da tempo, ma adesso l'Organizzazione Mondialedella Sanità lancia un vero e proprio allarme: “Senza misure urgenti e un'azione coordinata entrare in un'era post-antibiotica è una reale possibilità”. Il primo rapporto dell'OMS sulla resistenza batterica su scala mondiale è stato pubblicato a Ginevra. Il documento riporta i dati monitorati in 144 Paesi ed evidenzia l'accertata resistenza di 7 batteri responsabili di malattie gravi comuni come le diarree, le polmoniti, le infezioni ematologiche, le infezioni alle vie urinarie e la gonorrea ai normali trattamenti con gli antibiotici compresi quelli di ultima generazione.

A titolo di esempio, nel rapporto stilato dall'OMS, si evidenzia che in Paesi come l'Australia, il Canada, la Francia, la Svezia e l'Inghilterra il trattamento della gonorrea con le cefalosporine non è più efficace e che circa un milione di persone ogni giorno si ammalano di quella infezione. “Se non si prendono immediati provvedimenti – ha dichiarato Keiji Fukuda, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità- da parte dei diversi soggetti e istituzioni coinvolti, il mondo potrebbe precipitare in un'era post-antibiotica. Le infezioni più comuni e persino le ferite non gravi che sono state trattate senza problemi per decenni ora possono uccidere di nuovo”.

Le ragioni di questa pericolosa reviviscenza dei batteri va ricercata, secondo l'OMS, nell'uso troppo frequente e nel cattivo dosaggio degli antibiotici. I virus che sopravvivono all'attacco dei farmaci risultano così più resistenti. In gioco ci sono anche le cattive abitudini dei pazienti che spesso ricorrono all'auto-somministrazione degli antibiotici senza un adeguato controllo medico o alla sospensione del trattamento stesso quando i sintomi dell'infezione sembrano essere scomparsi o addirittura a “riciclare” vecchie prescrizioni.

La prima raccomandazione dell'OMS è di intervenire nel senso di un cambiamento culturale riguardo l'uso dei farmaci, soprattutto da parte dei cittadini, e prestando maggiore attenzione nei confronti dell'igiene personale soprattutto in quei Paesi a rischio come quelli in via di sviluppo dove i batteri resistenti potrebbero rappresentare vere e proprie calamità sanitarie
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