Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

sabato 2 maggio 2015

Expo Milano 2015: gli sponsor, i costi e tanta retorica ...troppa

L’inaugurazione dell’Expo Milano 2015 è stata presentata come un evento eccezionale per l’intero pianeta, ma se vediamo i costi e gli sponsor sorge qualche perplessità Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015 e sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, - See more at: http://francescopulpito.it/expo-milano-2015-gli-sponsor-i-costi-e-tanta-retorica-troppa/

lunedì 10 novembre 2014

Carta di Credito, pagamento elettronico e controllo sociale, una minaccia silenziosa

carta_di_credito

Il limite tra controllo sociale e contrasto all'evasione fiscale passa attraverso la Carta di Credito, ma no c'è da stare molto allegri

Il 24 gennaio 2014 è stato approvato il Decreto (Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio 2014) che definisce le applicazioni dei pagamenti mediante Carte di Credito e pagamenti elettronici.
Per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale è stato detto e fino al 30 giugno del 2014 l’obbligo prevedeva l’applicazione limitata a:
1. tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro
2. alle attività commerciali o professionali che abbiano un fatturato, relativamente all’anno precedente, superiore a 200mila euro

martedì 16 settembre 2014

Le confortanti incertezze di Marchionne: “L'Italia ce la farà, ma non so quando”

Marchionne

In attesa della visita di Matteo Renzi agli stabilimenti Fiat-Chrysler Marchionne ci conforta con le sue incertezze: “L’Italia ce la farà, ma non so quando”

Ci volevano proprio le parole di Sergio Marchionne a risollevarci il morale dopo che l’OCSE ha dichiarato che siamo l’ultima ruota del carro europeo: “L’Italia ce la farà, ma non so quando”. Davvero incoraggiante, il vaticinio di speranza senza un termine di riferimento ci giunge dagli Stati Uniti dall’amministratore delegato dellaFiat-Chrysler dopo che ha appena ritirato il premio come manager dell’anno, il prestigioso Dwight D. Eisenhower Global Leadership conferitogli dalla BCIU

giovedì 28 agosto 2014

La guerra dei sospetti: JPMorgan violata dagli hacker, gli USA indicano la Russia -

JPMorgan

La JPMorgan, il colosso americano della finanza, ha subito un attacco informatico, gli USA sospettano della Russia come risposta al blocco economico

Dati, smentite, dichiarazioni pubbliche, ritrattazioni. Si fa fatica a capire cosa accada realmente, eppure ci dobbiamo fidare: dagli StatiUniti è giunta la notizia che la JPMorgan, il gigante dell’economia americana, ed altri istituti di credito, sono stati oggetto di attacchi informatici provenienti dalla Russia o dall’Europa dell’Est. I media d’oltre oceano riferiscono che le indagini sono state affidate all’FBI e ad altre agenzie per la sicurezza nazionale tra le quali la celeberrima, oramai, NSA, portata all’onore delle cronache dalle rivelazioni di un suo ex analista, Edward Snowden, tuttora rifugiato i Russia.

domenica 13 luglio 2014

Tasse, Equitalia punta ad un approccio più soft

Equitalia

Mini rivoluzione in Equitalia: per gli importi dovuti sotto i 2000 euro metterà in atto una procedura meno aggressiva.

Sempre di debiti si tratta, ma Equitalia ha annunciato che per le cifre dovute allo Stato che arrivano fino ai 2000 euro, la procedura di riscossione sarà meno “aggressiva” nei confronti del contribuente moroso mentre, sul piano dell’evasione fiscale, l’obiettivo del governo è quello di perfezionare la tracciabilità dei pagamenti per rendere più efficace la lotta ai grandi evasori.

lunedì 19 maggio 2014

Bitcoin e terrorismo, il Dipartimento della Difesa americano sospetta un collegamento e attiva il CTTSO

Secondo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ci potrebbe essere un collegamento che lega i bitcoin alle minacce terroristiche, indaga il CTTSO

Bitcoin
Le nuove tecnologie digitali, le monete virtuali note come bitcoin, i social network e persino gli smarphone di uso comune, sono al centro dell'attenzione del Dipartimento della Difesa americano che ha avviato un programma di ricerca per verificare se e quanto queste possano essere messe in relazione con il terrorismo e la minaccia alla sicurezza interna. Il programma sarà gestito da un'apposita divisione del Pentagono il, CTTSO (Combating TerrorismTechnical Support Office) che ha il compito di valutare le potenzialità del terrorismo e della guerra non convenzionale, lo ha riportato l'International Business Times il quale riferisce anche che il CTTSO ha pubblicato un bando col quale ricerca esperti nel settore informatico che possano affiancare l'esercito nello studio delle tecnologie avanzate e all'uso che di esse si potrebbe fare per finalità di terrorismo. La notizia è confermata anche da Bitcoin Magazine all'interno del quale il CTTSO sollecitava l'invio di progetti per “Soluzioni innovative per sviluppare e/o rafforzare nuovi concetti e sistemi per comprendere il ruolo delle monete virtuali”.

L'introduzione della moneta virtuale -si legge ancora- potrà facilmente costituire una minaccia finanziaria, accrescendo la non trasparenza, la velocità delle transazioni e l'efficienza complessiva degli attacchi terroristici. Il problema fondamentale dei bitcoin infatti risiede nell'anonimato che diventa una preoccupazione prioritaria nell'applicazione delle leggi e dei controlli come si è visto per siti come Silk Road, una sorta di mercato nero digitale dove gli utenti, sotto la copertura dell'anonimato, potevano acquistare di tutto, dalle droghe alle armi a chissà cos'altro fosse vietato dalla legge. Il sito, dopo l'arresto dei suoi fondatori fu ritenuto chiuso, ma pare invece che sia ancora attivo. Gli arresti sono avvenuti nell'ottobre del 2013 con la cattura di Ross Ulbricht e a gennaio del 2014 l'FBI ha reso note le accuse a carico di RobertFaiella e Charlie Shrem per le operazioni di scambio effettuate con la Silk Road attraverso transazioni in bitcoin.

Dopo che a febbraio del 2014 un'importante agenzia di scambio in moneta elettronica aveva dichiarato fallimento a causa di un furto digitale di centinaia di migliaia di bitcoins e dopo che il Dipartimento del Tesoro americano aveva dichiarato che, sulla scorta delle indagini svolte non aveva rilevato prove concrete per dimostrare l'uso dei bitcoin nel finanziamento di attività di terrorismo il CTTSO ha deciso di fare luce sul cosiddetto software anonimo o dark web dove si annidano siti clandestini invisibili ai normali motori di ricerca. Nelle indagini della CTTSO rientrano anche il noto sistema operativo Android, e i social network come possibile veicolo per diffondere campagne di tipo terroristico

NOTA: alcuni dei siti riportati nei link potrebbero essere in inglese, per tradurli potete usare il traduttore del vostro browser

lunedì 28 aprile 2014

Quanto costa un santo? Dopo la canonizzazione dei due Papi un po' di conti

Concluso l'evento della canonizzazione dei due Papi santi vediamo di capire quanto ci è costato in termini di soldi.

Canonizzazione
Forse la canonizzazione dei due Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, verrà ricordata come l'evento del secolo, quasi un milione di fedeli provenienti da tutto il mondo hanno invaso la Capitale per il grande evento ed ora che il nostro calendario si è arricchito di altri due santi proviamo a fare due conti sui costi di questa celebrazione. Le cifre esatte non è possibile elencarle con precisione, ma alcuni dati ci fanno capire l'enormità di denaro che ha girato intorno a questa attesa canonizzazione e sono dati davvero impressionanti. Il dato più attendibile è la cifra che ha sborsato il Vaticano: 500.000 euro, ma attenzione, la Chiesa in realtà non ha tirato fuori neanche una lira perché, come ha dichiarato l'amministratore delegato nonché vice-presidente dell'Opera Romana Pellegrini, monsignor Liberio Andreatta, a sborsare i denari sono stati gli sponsor, e che sponsor potremmo dire: Banca Intesa San Paolo, Eni, Banco Popolare, Unicredit, Generali Assicurazioni, Benetton, Società Atostrade e Società Aeroporti per citare le più importanti, mentre come “media partner” si è impegnata l'agenzia di stampa AGI.

E fin qui niente di clamoroso se non fosse che in realtà la somma più consistente per consentire la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II l'ha sostenuta l'Italia. Addirittura 11 milioni di euro secondo alcuni, ma come abbiamo detto una stima precisa è difficile da fornire data la frammentazione delle spese, ma se vediamo alcuni dati un'idea possiamo farcela da soli: per assicurare l'ordine pubblico tra gli oltre 800.000 pellegrini presenti a Roma lo Stato italiano ha dovuto disporre in campo 2.400 poliziotti, 2.000 Vigili Urbani, 1.000 netturbini oltre a 3.000 volontari di varie associazioni e centinaia di persone tra personale medico e paramedico. Tranne i volontari, tutte queste persone sono state pagate con denaro pubblico.

Inoltre, solo per i 1.000 bagni chimici disseminati nella Capitale, sempre lo Stato italiano, ha speso 1,8 milioni di euro, 710.000 euro sono stati spesi per potenziare i trasporti pubblici urbani, 430.000 euro per l'acquisto di 4 milioni di bottiglie di acqua e 146.000 euro per le 800 transenne metalliche che sono servite per incanalare il flusso dei fedeli.

Naturalmente l'enorme massa di visitatori che si sono riversati a San Pietro e nella Capitale hanno portato un rientro economico: ristoranti e alberghi pieni, souvenir e gadget di vario genere raffiguranti i due Papi hanno certamente fatto la felicità di qualcuno, ma a questo va aggiunto anche il guadagno nel sommerso che per lo Stato italiano non frutterà nessun incasso. Nei giorni che hanno preceduto l'evento la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro 23 bed and breakfast perché considerati irregolari o abusivi in quanto privi di autorizzazione o in difetto alle norme sanitarie o fiscali e a sole poche ore prima dell'evento la stessa G.d.F. aveva sequestrato 700.000 souvenir falsi per un valore stimato di oltre 3,5 milioni di euro, 7 milioni dall'inizio dell'anno e, naturalmente, chissà quanti altri casi simili sono sfuggite ai controlli delle autorità.

A questo punto però viene da fare qualche considerazione:
1° in Italia si parla di crisi e disoccupazione e aumentano i casi di disperazione che conducono le persone a gesti estremi, senza togliere nulla all'importanza dell'evento per il mondo cattolico (è la prima volta di una canonizzazione contemporanea di due Papi) quanti posti di lavoro in più si sarebbero potuti realizzare?
2° non tutti i cittadini italiani praticano la fede cattolica, ma anche se sono una minoranza hanno contribuito anch'essi a questa spesa gigantesca
3° lo Stato del Vaticano, il più piccolo Stato al mondo, è la capitale di tutta la cristianità del pianeta perché allora queste spese solo a carico dell'Italia?

martedì 1 aprile 2014

Dolce e Gabbana, quando non pagare le tasse è una questione di “stile”

Non pagare le tasse è diventata una questione di “stile”. Con questa conclusione il pg Santamaria ha chiesto l'assoluzione per Dolce e Gabbana.

Dolce_e_Gabbana
Se il prossimo 4 aprile, giorno della sentenza, i giudici accoglieranno le motivazioni della difesa degli stilisti Dolce e Gabbana, evadere le tasse in Italia sarà non solo lecito, ma in più premiato. Condannati in primo grado ad una pena di 1 anno e 8 mesi per avere trasferito la loro sede in Lussemburgo (dove avrebbero pagato solo il 4% di royalties), costituendo una società ritenuta fittizia, la Gado, ed evitando così il fisco italiano, ora la loro situazione potrebbe ribaltarsi se la tesi del pg Gaetano Santamaria, fosse accolta dai giudici della seconda sezione della corte d'appello del tribunale di Milano.

Le motivazioni? Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono”impegnati tra stoffe, modelli, modelle, ricevimenti, sono dei creativi e non me li immagino a gestire schemi di abbattimento fiscale”, queste le parole della difesa che ha aggiunto: “Sapete cosa significa per un'azienda avere la Guardia di Finanza in sede? Per Dolce e Gabbana l'invasione della GdF è stata anche un colpo alla credibilità del marchio”. Halleluya! E così, in nome dello stile e della creatività, si vuol far credere che i due stilisti, possessori di un marchio famoso a livello mondiale e possessori della multinazionale che porta il loro stesso nome, erano talmente impegnati nel loro lavoro di creativi da non sapere come venisse gestita l'azienda.

In sostanza la tesi difensiva non solo vorrebbe scagionare gli stilisti per il reato di evasione fiscale, ma addirittura sottolinea come sia proprio la loro imprenditorialità a renderli meritevoli di un elogio: Dolce e Gabbana sono una espressione della creatività nazionale e portano alto il nome dell'Italia in tutto il mondo (con un occhio alle borse, guarda caso) e così, se passasse la tesi di Santamaria, chiunque, purché facendolo con stile, sarebbe autorizzato ad esportare lavoro e capitali all'estero (come d'altronde ha già fatto Marchionne). Secondo questa teoria allora, dovremmo riabilitare non solo Arsenio Lupin, ma anche Luciano Lutring, il solista del mitra e Horst Fantazzini, l'anarchico ladro gentiluomo di Bologna
html>