domenica 25 maggio 2014

Quando la politica si fa con la testa: naso rotto e corsa all'ospedale

Esponente dei Comunisti Italiani rompe il setto nasale di un ex consigliere Sel con una testata: quando la politica si fa con la testa

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Se il buongiorno si vede dal mattino allora c'è di che stare poco allegri: questa mattina, all'interno di un seggio ancora in allestimento, Renato Marando, capolista alle comunali per i Comunisti Italiani, con una testata ben piazzata ha rotto il setto nasale del suo avversario, Marco Brandolini, consigliere uscente nonché candidato anch'esso alle elezioni comunali, appartenente al gruppo di Sel. Il fatto è avvenuto a Nichelino, un paese alle porte di Torino, all'interno della scuola Papa Giovanni dove gli operai erano ancora impegnati nell'allestimento dei seggi e il tutto davanti agli occhi di un poliziotto che non ha fatto in tempo a intervenire data la rapidità del gesto. Risultato? Brandolini è stato subito ricoverato presso l'ospedale Santa Croce di Moncalieri mentre Marando, qualora la prognosi dei medici fosse superiore ai 20 giorni, rischia la denuncia d'ufficio anche senza la querela della parte offesa.

Quando la politica si fa con la testa! L'episodio di questa mattina si inserisce in un quadro di vivaci polemiche che si erano già accese durante le primarie del centrosinistra e che hanno portato la coalizione a dividersi fino alla presentazione di tre candidati sindaci. Naturalmente le reazioni di Sinistra Ecologia e Libertà non si sono fatte attendere e immediatamente la segretaria di Sel, Nicoletta Cerrato, ha diffuso una nota in cui si legge: Sinistra Ecologia e Libertà esprime la massima vicinanza e solidarietà a Marco e chiede una ferma e netta codanna da parte di tutte le forze democratiche. Questi atti criminali non possono far parte di nessuna cultura che si possa definire democratica e di sinistra”

Mala tempora currunt e tutto questo alla vigilia dell'importante appuntamento con le elezioni europee, ma non c'è poi da meravigliarsi così tanto se la campagna elettorale a cui abbiamo assistito in questi giorni si è tinta delle affermazioni più clamorose: dai richiami ad Hitler alle accuse di omicidio colposo fino ad arrivare a paventare i processi popolari che tanto sanno di giustizia sommaria. La testata dell'esponente comunista è l'indicatore di come gli animi infiammati dalle incaute affermazioni di questi giorni si stiano dirigendo verso una pericolosa deriva, ora non siamo più in una condizione di confronto politico, ma di scontro aperto e qualunque sarà il risultato delle urne la situazione di contrapposizione resterà invariata: i vincitori cercheranno di far tacere con qualsiasi mezzo le opposizioni e gli sconfitti accuseranno gli avversari di brogli, manipolazioni e complotti.

Sarebbe stupido affermare che la politica si fa col cuore, l'Italia ha dato la dimostrazione di non avere uomini all'altezza per farlo, ma di sicuro non è questa la maniera di farla con la testa. Ora la domanda è: se coloro che ci dovrebbero rappresentare, non solo nelle circoscrizioni comunali, come in questo caso, ma all'interno dell'Europa, si comportano in maniera così violenta, se usano un linguaggio non solo scurrile (in parlamento abbiamo sdoganato il termine “pompino”), ma al limite della querela per istigazione alla violenza, cosa potrebbe fare un popolo esacerbato e fuori controllo? E i nostri giovani che esempio possono prendere da certi leader noti più per l'atteggiamento aggressivo che per i contenuti programmatici? Chiunque vinca a queste elezioni noi siamo già sconfitti nella democrazia, nella civiltà e nella tolleranza
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