venerdì 16 maggio 2014

Genovese: “Entro in carcere a testa alta”, ma non ci poteva pensare prima?

“Entro in carcere a testa alta”: queste le parole pronunciate da Francantonio Genovese. Resta da capire di cosa sia orgoglioso

La_legge_è_uguale_per_tutti

Entro a testa alta in carcere perché ho fatto quello che dovevo fare

nel rispetto massimo delle istituzioni”. Queste le parole di FrancantonioGenovese dopo il si della Camera all'arresto del parlamentare PD. C'è da ridere o da piangere? E già, perché Genovese è finito in carcere per i reati di truffa e peculato in seguito ad un'indagine disposta dalla procura di Messina nel 2013 riguardante dei finanziamenti per la formazione professionale e nel 2014 il Gip ha richiesto l'arresto del parlamentare per i suddetti reati tributari, associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, peculato e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Strano modo per dimostrare il “rispetto massimo delle istituzioni”

Sulla decisione di votare per l'arresto di Francantonio Genovese 

e sulla successiva decisione alla Camera (371 a favore, 39 contrari e 13 astenuti) non sono mancate le polemiche. Da una parte Renzi il “twittatore” ci ha gentilmente ricordato che “La legge è uguale per tutti”, tanto per Genovese quanto per Berlusconi mentre il deputato Alessio Villarosa del Movimento 5 Stelle ha persino dichiarato in aula che si volesse strumentalizzare la memoria di Falcone e Borsellino scatenando la bagarre in aula quando dai banchi del PD si alzano le urla “Vergognati buffone”. Non c'è che dire, altro bell'esempio della politica italiana.
Ma tralasciando alla cronaca dei telegiornali gli aspetti prettamente folcloristici delle reazioni politiche torniamo a soffermarci su quelle due frasi chiave della situazione:

Entro a testa alta in carcere perché ho fatto quello che dovevo fare, nel rispetto massimo delle istituzioni”

e “La legge è uguale per tutti”. La prima è stata riportata dal legale di Genovese, Antonino Favazza, il quale ha poi aggiunto: “Un cittadino comune non sarebbe stato arrestato. Genovese paga per essere un deputato e per la campagna contro la politica. E' la dimostrazioneche i correi nell'inchiesta sono ai domiciliari o liberi. Se fosse stato un cittadino comune sarebbe stato arrestato? La risposta è no, ed è la prova dell'esistenza del fumus persecutionis”. Ora non sappiamo da quali certezze derivi l'ardita affermazione di Favazza, ma, data la gravità dei capi di accusa, del loro numero e soprattutto per il fatto che l'arrestato era un noto esponente politico (lo chiamavano Mister 20milapreferenze per i voti presi nelle ultime primarie del PD) sembra che le manette siano assolutamente appropriate

La legge è uguale per tutti”

Oramai questa frase assume più che altro l'aspetto di un proverbio se al deputato Genovese è stato consentito, dopo essere giunto a Messina con un volo da Roma, di essere scortato presso la propria abitazione dagli agenti della Squadra Mobile per salutare i figli, rinchiuso in una cella singola, nonostante il problema del sovraffollamento delle carceri e, stando a quanto affermano i suoi legali, per lui saranno richiesti gli arresti domiciliari, mentre il suo avversario politico, Silvio Berlusconi, col quale ha in comune una fedina penale macchiata, sconta appena qualche ora per i servizi sociali e passa tutto il tempo in televisione a sostenere la sua campagna elettorale per Forza Italia. In realtà sembra che la legge, per certi personaggi politici, sia un po' più “uguale” che per i cittadini comuni e il fatto che nel curriculum di molti di essi ci siano sentenze, incriminazioni, collusioni o semplici sospetti finirà col rendere una condanna non più una macchia sulla propria onorabilità, ma un semplice fatto di “tendenza”: se il condannato Berlusconi va in tv anche dopo avere truffato il fisco perché dovrei sentirmi colpevole se non rilascio uno scontrino?
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