venerdì 9 maggio 2014

La tagliente critica di Habermas sulla deriva della politica tedesca, in Italia è passata quasi sotto silenzio

Lo scorso 4 febbraio Jurgen Habermas, noto filosofo tedesco, ha lanciato una dura accusa alla politica tedesca, ma in Italia è passata sotto silenzio.

Potsdam
Il 4 febbraio di quest'anno a Potsdam, la Versailles tedesca come viene definita per il gran numero di parchi e palazzi utilizzati come residenze dai re di Prussia, si è tenuto il congresso del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). In quella occasione Jurgen Habermas, considerato il più grande filosofo tedesco erede della scuola di Francoforte, ha lanciato alla Germania una dura accusa dichiarando che l'attuale politica messa in atto dal governo della cancelliera Merkel è la continuazione di quello precedente e che non fa nulla per l'Europa di quello che aveva promesso. “La crisi è stata causata dagli sviluppi nel debito privato e non, come sostenuto, pubblico”.

Non è nel nostro interesse nazionale -ha affermato Habrmans- ricadere nella posizione di egemonia che ha aperto la strada a due conflitti mondiali ed è stata superata solo nell'unificazione europea”. Ed ha aggiunto che: “La crisi in molti paesi è stata creata dal mercato, dagli sviluppi nel debito privato e non, come sostenuto, dalle politiche di bilancio dei rispettivi governi”. Ovviamente le esternazioni di Habermans in Italia sono passate quasi sotto silenzio perché metterebbero in seria crisi il progetto neo-liberista della politica renziana mascherato sotto le spoglie di un “socialismo” dai forti tratti populisti. Gli unici giornali che hanno dato spazio alle parole del filosofo tedesco sono stati il Corriere della Sera con un trafiletto e Tempi con una maggiore copertura attraverso l'Irish Times.

Habermans è da sempre un sostenitore di una maggiore integrazione europea e con il suo intervento al Congresso di Potsdam ha chiesto alla sinistra tedesca di “ri-democratizzare l'Europa” non lasciandosi trascinare dalla volontà di potenza che ha già portato l'Europa stessa per ben due volte nel baratro dei conflitti mondiali. Habermans ha puntato il dito sulle misure proposte dalla Germania per risolvere la crisi del debito sovrano dei paesi europei periferici. Sottolineando che la crisi è stata determinata dagli sviluppi nel debito privato e non dal bilancio dei governi, il filosofo afferma che la Germania ha usato una chiave di lettura volutamente sbagliata allo scopo di aumentare il suo potere politico ed economico. Così facendo ha costretto diversi paesi dell'Unione ad approvare misure di salvataggio ad esclusivo beneficio della Germania evitando di vedere quali conseguenze questa politica di austerità avrebbe portato nella lunga distanza. Guardando al futuro, Habermans ha criticato l'approccio tecnocratico alla crisi da parte della Germania le cui manovre non hanno dato prova di effettiva efficacia ma, al contrario, hanno favorito una certa antipatia nei confronti dei tedeschi. “Il governo federale -afferma- ha giocato una posizione egemonica in Europa e così ha creato una situazione esplosiva”
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