domenica 18 maggio 2014

Grillo fuori controllo, dopo aver evocato la vivisezione ora dichiara di andare oltre Hitler

Dudù, Hitler, Stalin e l'appoggio della Digos, Dia e Carabinieri: Grillo sembra aver perso ogni controllo

Ghigliottina
Dopo l'agghiacciante esternazione di venerdì scorso nel comizio di Pavia dove Grillo invocava la vivisezione per Dudù, il cane dell'avversario politico Silvio Berlusconi, ora il comico genovese alza il tiro e da piazza Castello, a Torino, sbraita altre frasi preoccupanti che fanno dubitare sulla sua sanità mentale. Grillo è fuori controllo. “Io non sono Hitler, sono oltre Hitler. Se non ci fosse il Movimento 5 Stelle ci sarebbero i nazisti. Il nostro populismo è la più alta espressione della politica” ha dichiarato alla folla che assisteva al suo ennesimo comizio show nella piazza torinese aggiungendo qualcosa di incomprensibile: “Ci dicono che siamo fascisti, i nazisti, i cattivi che faranno del male fisico alla gente. Invece dovrebbero ringraziarci perché grazie a noi in questo Paese non c'è stata violenza e non è nato il partito neofascista”. Ma che significa questa contraddizione in termini? Grillo è consapevole di quello che dice?

Il fatto che Grillo non sia Hitler è oltremodo evidente a meno che non si creda nella re-incarnazione sotto un aspetto fisico differente (Hitler aveva frangetta e baffetti e non capelli ricci e barba) quello che desta preoccupazioni è che si definisca “oltre Hitler” e in sostanza, anche con le epurazioni dei dissidenti all'interno del suo movimento, ha dato la dimostrazione che “o si pensa come vuole lui o fuori” atteggiamento molto poco democratico. Ma il delirio di Grillo prosegue con la seguente affermazione: “Alla Digos sono già con noi, alla Dia sono già con noi, i carabinieri sono con noi. Facciamo un appello: non date più la scorta a questa gente”. Tralasciando il fatto che pubbliche affermazioni circa lo schieramento politico di alcuni settori di apparati statali dovrebbero essere suffragati da prove concrete va sottolineato che il Sap, Sindacato Autonomo di Polizia, si è dissociato dichiarando: “Non siamo dalla parte di nessuno” e meno male, se no potremmo aspettarci un colpo di Stato da un momento all'altro ad opera di carabinieri, Digos e Dia capeggiato da un comico fuori controllo.

Un'altra chicca che Grillo ci regala dal palco di piazza Castello è la promessa di una nuova Norimberga nazional-popolare: “Quando il Movimento 5 Stelle sarà al governo ci sarà un processo pubblico, non violento, sulla rete, con tanto di Pubblico Ministero, e voteremo, caso per caso, quei giornalisti, quei politici e quegli imprenditori che hanno disintegrato queste tre categorie e prima che i politici vadano via faremo un'indagine fiscale su di loro per vedere come hanno speso i nostri soldi”. Anche ammettendo che in Italia politica, stampa e imprenditoria debbano rispondere di molte cose oscure, l'affermazione di Grillo suona più come una minaccia che come un'istanza di giustizia ed evoca alla mente scenari da ghigliottina e di giustizia sommaria fatta sull'onda del risentimento popolare.

Chi parla alle folle dovrebbe essere consapevole che le parole possono essere incendiarie e che fare leva sul malcontento può essere pericoloso e sfuggire al controllo. Usare paragoni così estremi come Hitler o Stalin (Grillo ha citato anche quello rispondendo ad una dichiarazione di Schulz che lo paragonava al dittatore sovietico) non aiuta di certo un processo democratico pacifico, parlare di vivisezione, dittatori e processi popolari accresce sicuramente l'audience e fa parlare i giornali, ma aiuterà l'Italia ad uscire dalla situazione in cui si trova, ma Grillo, in qualità di comico-politico lo sa: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and is not being talked about” (Oscar Wilde nel ritratto di Dorian Gray)

sabato 17 maggio 2014

La FCC propone Internet a due velocità, il primo passo verso il feudalesimo del web

La Federal Communication Commission americana (FCC) propone Internet a due velocità, un duro colpo alla Net Neutrality

Internet-siamo-noi
La Federal Communication Commissionamericana (FCC) ha dato la sua prima approvazione al cosiddetto “Internet a due velocità” ossia chi paga di più può trasmettere dati più velocemente rispetto a chi usa la banda normale. In teoria questo non dovrebbe preoccupare l'utente finale della rete, ma riguarderebbe i siti che forniscono i dati, ma la teoria e la pratica, in questo caso, hanno un confine ambiguo e confuso. Secondo la FCC il fatto di far pagare per avere un servizio di trasmissione dei dati favorirebbe lo sviluppo di infrastrutture dedicate al web che nel tempo andrebbero a diventare beneficio di tutti, ma questo, in realtà, non sarebbe altro che un duro colpo alla Net Neutrality e getterebbe le basi per unfeudalesimo del web.

La decisione finale, comunque, la FCC l'ha demandata alla Casa Bianca e al Congresso, proponendo un dibattito pubblico di 120 giorni per conoscere le opinioni degli americani, ma già si delineano le prime contrapposizioni tra i giganti della rete: da una parte i fornitori di servizi di comunicazione come i motori di ricerca, Google, Yahoo e Bing tra i principali, insieme ai siti di social network, Facebook e Twitter, chiaramente a favore della Net Neutrality cioè una rete egualitaria dove tutti sono liberi di reperire risorse e comunicare in tempo reale, dall'altra i gestori dell'intrattenimento come Youtube o Time Warner per citarne alcuni, che nell'Internet a due velocità vedono la possibilità di fornire ai propri clienti un servizio migliore.

Se la proposta dell'FCC dovesse passare ci troveremmo a fare un passo indietro in quella che fino ad ora era considerata la democrazia digitale. E' evidente che quelli che ne potrebbero beneficiare sarebbero i siti già solidamente affermati in rete e che pertanto dispongono già di quelle enormi risorse economiche che gli permetterebbero di pagare il servizio in una concorrenza fatta a colpi di soldoni, ma è altrettanto evidente che tutte le nuove start-up e tutti i nuovi progetti che fino ad ora hanno reso Internet sempre più dinamico e strutturato, anche con la collaborazione di programmatori privati o quelli che lavorano ai progetti Open Source sarebbero non solo penalizzati, ma addirittura tagliati fuori, un vero e proprio feudalesimo che vedrebbe i grandi crescere sempre di più e i piccoli soccombere definitivamente.

Secondo la FCC il progetto “Internet a due velocità” non avrebbe ricadute economiche sull'utente finale, ma c'è da crederci? Gli esempi si possono ritrovare in tutti quei casi in cui il ricorso a grossi capitali genera monopolio: è chiaro che i soldi investiti per poter acquistare una banda più veloce di trasmissione dati da qualche parte devono pur rientrare quindi si può credere che, dopo un primo periodo “promozionale” le lobby di “Internet a due velocità si metterebbero d'accordo sul modo di far pagare il servizio al cliente finale: in sostanza il messaggio dell'FCC è: vuoi navigare velocemente nel web, scaricare i tuoi video, ascoltare musica o fare una ricerca scolastica in tempi umanamente accettabili? Allora paga, ma noi non ti imponiamo niente, se vuoi c'è l'Internet “normale” che è più lento. L'ipotesi di Internet a due velocità inoltre avrebbe gravi ripercussioni (o lauti guadagni, dipende dal punto di vista) nel campo dello studio e della ricerca: biblioteche, centri di documentazione, studiosi di tutti i campi che comunicano e confrontano tra di loro i propri risultati si troverebbero obbligati a sottostare a questo ricatto.

E' vero che Internet è anche il luogo dove si possono incontrare pedofili, adescatori, dove si possono vendere droghe o medicinali clandestini, su Internet si può imparare come costruire un ordigno o come scassinare una porta, ma questi sono i rischi che si corrono se si vuole vivere in una democrazia. FCC non toglierci anche questo spazio!

venerdì 16 maggio 2014

Genovese: “Entro in carcere a testa alta”, ma non ci poteva pensare prima?

“Entro in carcere a testa alta”: queste le parole pronunciate da Francantonio Genovese. Resta da capire di cosa sia orgoglioso

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Entro a testa alta in carcere perché ho fatto quello che dovevo fare

nel rispetto massimo delle istituzioni”. Queste le parole di FrancantonioGenovese dopo il si della Camera all'arresto del parlamentare PD. C'è da ridere o da piangere? E già, perché Genovese è finito in carcere per i reati di truffa e peculato in seguito ad un'indagine disposta dalla procura di Messina nel 2013 riguardante dei finanziamenti per la formazione professionale e nel 2014 il Gip ha richiesto l'arresto del parlamentare per i suddetti reati tributari, associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, peculato e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Strano modo per dimostrare il “rispetto massimo delle istituzioni”

Sulla decisione di votare per l'arresto di Francantonio Genovese 

e sulla successiva decisione alla Camera (371 a favore, 39 contrari e 13 astenuti) non sono mancate le polemiche. Da una parte Renzi il “twittatore” ci ha gentilmente ricordato che “La legge è uguale per tutti”, tanto per Genovese quanto per Berlusconi mentre il deputato Alessio Villarosa del Movimento 5 Stelle ha persino dichiarato in aula che si volesse strumentalizzare la memoria di Falcone e Borsellino scatenando la bagarre in aula quando dai banchi del PD si alzano le urla “Vergognati buffone”. Non c'è che dire, altro bell'esempio della politica italiana.
Ma tralasciando alla cronaca dei telegiornali gli aspetti prettamente folcloristici delle reazioni politiche torniamo a soffermarci su quelle due frasi chiave della situazione:

Entro a testa alta in carcere perché ho fatto quello che dovevo fare, nel rispetto massimo delle istituzioni”

e “La legge è uguale per tutti”. La prima è stata riportata dal legale di Genovese, Antonino Favazza, il quale ha poi aggiunto: “Un cittadino comune non sarebbe stato arrestato. Genovese paga per essere un deputato e per la campagna contro la politica. E' la dimostrazioneche i correi nell'inchiesta sono ai domiciliari o liberi. Se fosse stato un cittadino comune sarebbe stato arrestato? La risposta è no, ed è la prova dell'esistenza del fumus persecutionis”. Ora non sappiamo da quali certezze derivi l'ardita affermazione di Favazza, ma, data la gravità dei capi di accusa, del loro numero e soprattutto per il fatto che l'arrestato era un noto esponente politico (lo chiamavano Mister 20milapreferenze per i voti presi nelle ultime primarie del PD) sembra che le manette siano assolutamente appropriate

La legge è uguale per tutti”

Oramai questa frase assume più che altro l'aspetto di un proverbio se al deputato Genovese è stato consentito, dopo essere giunto a Messina con un volo da Roma, di essere scortato presso la propria abitazione dagli agenti della Squadra Mobile per salutare i figli, rinchiuso in una cella singola, nonostante il problema del sovraffollamento delle carceri e, stando a quanto affermano i suoi legali, per lui saranno richiesti gli arresti domiciliari, mentre il suo avversario politico, Silvio Berlusconi, col quale ha in comune una fedina penale macchiata, sconta appena qualche ora per i servizi sociali e passa tutto il tempo in televisione a sostenere la sua campagna elettorale per Forza Italia. In realtà sembra che la legge, per certi personaggi politici, sia un po' più “uguale” che per i cittadini comuni e il fatto che nel curriculum di molti di essi ci siano sentenze, incriminazioni, collusioni o semplici sospetti finirà col rendere una condanna non più una macchia sulla propria onorabilità, ma un semplice fatto di “tendenza”: se il condannato Berlusconi va in tv anche dopo avere truffato il fisco perché dovrei sentirmi colpevole se non rilascio uno scontrino?

giovedì 15 maggio 2014

Virus Mers, per l'OMS nessun allarme pandemia, ma massima attenzione per l'igiene

Finora si sono registrati circa 500 casi di Mers, ma per l'Organizzazione Mondiale della Sanità non si deve parlare di pandemia

OMS_logo

Mers: oltre 500 casi di contagio e 157 decessi

Finora i casi di infezione da virus Mers sono circa 500 distribuiti su 13 Paesi, 157 decessi nella sola Arabia Saudita, ma l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nega che si possa parlare di pandemia o di emergenza sanitaria globale. Preoccupa però il forte impatto letale di questo nuovo agente patogeno (30% di mortalità) e il fatto che ancora non esista nessun vaccino. La Mers, Sindrome Respiratoria Mediorientale da Coronavirus ha colpito finora in Egitto, Giordania Kuwait, Libano, Grecia, Malesia, Oman, Filippine, Qatar, Yemen Arabia Saudita ed ora anche negli Stati Uniti e Olanda

La Mers non si trasmette per contatto diretto tra persone

Il rapporto dell'OMS circa la trasmissibilità della Mers dichiara che al momento non esistono prove della trasmissione diretta da individuo a individuo, ma il contagio avviene tramite il contatto tra umani e dromedari o cammelli (forse anche pipistrelli) infatti i primi casi di questa malattia sono stati registrati appunto nel regno saudita ed i casi segnalati al di fuori dal Golfo Persico sono dovuti al fatto che i contraenti avevano viaggiato o soggiornato in quei luoghi. Tutti i Paesi coinvolti comunque sono stati invitati dall'OMS ad avviare e rafforzare le campagne di sensibilizzazione al problema puntando sull'igiene ambientale e personale come principale strategia per contenere il contagio. Nel frattempo l'Arabia Saudita, il Paese più colpito dalla Mers, ha deciso di inserire nei cammelli e nei dromedari dei microchip per tracciare la diffusione e lo sviluppo del virus. Particolare preoccupazione desta l'imminente mese del Ramadan (28 giugno) e il pellegrinaggio alla Mecca che vedranno partecipare migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.

La situazione in Italia

E in Italia? Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per ora non ci sono particolari preoccupazioni senza però abbassare il livello di guardia: "Abbiamo sempre un livello di guardia molto alto all'interno del nostro Paese ma, ovviamente, aspettiamo i risultati della riunione di oggi (ieri n.d.a.)durante la quale saranno valutati senza allarmismo gli elementi messi a disposizione dalla comunità scientifica". Il fatto che l'OMS abbia escluso il rischio di una pandemia però non rassicura gli esperti che si dicono preoccupati per il significativo aumento dei casi e per la “debolezza sistemica nella prevenzione e nel controllo delle infezioni” e alla “possibile esportazione dei casi, soprattutto nei Paesi più vulnerabili”. Il Comitato d'emergenza dell'OMS intanto ha chiesto alla stessa Organizzazione e agli Stati membri di “potenziare le politiche nazionali per la prevenzione e il controllo delle infezioni da Mers, una misura urgente per gli Stati colpiti dal virus; condurre studi per capire meglio l'epidemiologia con particolare attenzione ai fattori di rischio e valutare l'efficacia delle misure di controllo”. Gli esperti si riuniranno di nuovo a giugno per fare il punto sulla situazione.

mercoledì 14 maggio 2014

UE, la Corte di Giustizia obbliga Google a intervenire sul diritto alla privacy e a quello sull'informazione

Una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea dichiara Google responsabile dell'oblio dei dati sensibili obbligandolo a distinguere tra diritto alla privacy e diritto all'informazione

Motori_di_ricerca
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che Google, così come gli altri motori di ricerca, si configura come vero e proprio responsabile nel trattamento dei dati personali contenuti nelle pagine che contribuisce a rendere fruibili in rete e che pertanto è tenuto a rispondere alle richieste di rimozione di certi link nel caso in cui un soggetto ritenga che il proprio diritto alla privacy debba prevalere sul diritto alla libera circolazione dell'informazione. Il caso nasce da una segnalazione di un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzàles, il quale, facendo una ricerca su Google inserendo il proprio nome aveva scoperto di essere citato su due pagine del quotidiano “La Vanguardia” per un caso di pignoramento di immobili risalente a 16 anni prima. Ovviamente Gonzàles, non gradendo che il proprio nome fosse associato all'atto del pignoramento, fatto per altro accaduto in un tempo tanto remoto, si era rivolto all'AEPD, l'autorità spagnola che opera a tutela della privacy, affinché quelle due scomode pagine de La Vanguardia fossero rimosse dal motore di ricerca o quanto meno modificate.

Diritto alla privacy e diritto di informazione
La conclusione dell'autorità spagnola fu che Gonzales non poteva imporre al quotidiano la rimozione di quei dati in quanto considerati di pubblica utilità, ma aveva accolto il ricorso nei confronti di Google chiedendo di rendere irraggiungibile il nome del cittadino. La decisione dell'AEPD in sostanza, è intervenuta seguendo il principio che il nome di Gonzales, citato dal quotidiano, rientrava in un ambito di pubblica informazione (a livello ristretto potremmo aggiungere), ma che Google, insieme agli altri motori di ricerca "Effettuano un trattamento di dati per il quale sono responsabili e agiscono quali intermediari della società dell'informazione" . Google dal canto suo, si è sempre ritenuto come semplice intermediario che agisce da gatekeeper dell'informazione in maniera del tutto neutrale sostenendo che fosse compito degli editori valutare l'informazione pubblicata soppesando le ricadute che avrebbero avute sulla privacy dei cittadini.

Da qui il ricorso alla Corte di Giustizia Europea
La Corte di Giustizia Europea quindi ha dovuto innanzitutto stabilire se l'attività di un motore di ricerca “quale fornitore di contenuti, consistente nel trovare informazioni pubblicate o inserite da terzi su Internet, nell'indicizzarle in modo automatico, nel memorizzarle temporaneamente e, infine, nel metterle a disposizione degli utenti di Internet secondo un determinato ordine di preferenza, deve essere qualificata come "trattamento di dati personali” allorché faccia venire alla luce informazioni relative ad un cittadino pubblicate da terze parti. La decisione finale è stata che, nonostante l'avvocato generale della Corte avesse ritenuto precedentemente Google come un semplice intermediario che contribuisce senza filtri né responsabilità di tipo editoriale nell'esercizio della libera informazione, con l'appoggio del governo spagnolo, italiano, austriaco e polacco, che un motore di ricerca, pur operando con obiettivi e modalità diversi da quelli di un editore, debba ritenersi a tutti gli effetti responsabile del trattamento dei dati personali.

La direttiva 95/46/CE
Richiamandosi alla direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati dove si da questa definizione: “ qualsiasi operazione o insieme di operazioni compiute con o senza l'ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali, come la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, l'elaborazione o la modifica, l'estrazione, la consultazione, l'impiego, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l'interconnessione, nonché il congelamento, la cancellazione o la distruzione” per i giudici l'operato di Google, pur differenziandosi da quello di un editore, aderisce perfettamente alla definizione: “Occorre constatare - si legge nella sentenza - che, esplorando Internet in modo automatizzato, costante e sistematico alla ricerca delle informazioni ivi pubblicate, il gestore di un motore di ricerca "raccoglie" dati siffatti, che egli "estrae", "registra" e "organizza" successivamente nell'ambito dei suoi programmi di indicizzazione, "conserva" nei suoi server e, eventualmente, "comunica" e "mette a disposizione" dei propri utenti sotto forma di elenchi dei risultati delle loro ricerche

Conclusione
Il punto ora è, per ammissione degli stessi giudici della Corte di Giustizia Europea, come trovare un giusto equilibrio tra i due aspetti del diritto, quello alla privacy e quello alla libera informazione: “la soppressione di link dall'elenco di risultati potrebbe, a seconda dell'informazione in questione, avere ripercussioni sul legittimo interesse degli utenti di Internet potenzialmente interessati ad avere accesso a quest'ultima”. Sarà necessario quindi entrare nel merito della natura dell'informazione appurando se si tratti di dati sensibili la cui diffusione in rete possa arrecare nocumento al cittadino, il ruolo che questo ricopre nella vita pubblica, l'età anagrafica dell'informazione riportata nelle ricerche o il fatto che non abbiano più rilevanza nell'attualità. La regola è stata stabilita, ora si tratta solo di metterla a punto  

martedì 13 maggio 2014

Boko Haram, Al Qaeda, la Nigeria e i retroscena della politica Occidentale

Il rapimento delle 200 studentesse in Nigeria da parte di Boko Haram è strettamente legato alla sete di energia del mondo occidentale

Boko_Haram
In questi giorni la stampa internazionale ha puntato molto l'attenzione sul gruppo affiliato ad Al Qaeda, Boko Haram, per via del rapimento delle 200 studentesse nigeriane rapite per convertirle all'islamismo e per la strage di almeno 300 civili massacrati nella cittadina di Gamboru Ngala. Molte le voci note che chiedono la loro liberazione da Michelle Obama a Malala e Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno già messo a disposizione le loro migliori forze di intelligence per strappare le ragazze dalle mani dei loro rapitori, un episodio che ha toccato la sensibilità di molti, ma spesso, come in questo caso, le vere ragioni della instabilità politica della Nigeria vengono nascoste o quanto meno taciute dalla stampa. Vediamo di fare un po' di chiarezza.

Cambiamento climatico e disastri ambientali

Uno studio del 2009 del Dipartimento Inglese per lo Sviluppo Internazionale (Dfid) aveva già evidenziato che il cambiamento climatico avrebbe potuto provocare instabilità in Nigeria a causa della scarsità del terreno coltivabile dovuto alla desertificazione, alla carenza di acqua e al fallimento dell'agricoltura nelle aree montagnose di quello Stato. Questa previsione è stata confermata da un più recente studiodell'Istituto USA per la Pace, finanziato dal Congresso americano, che evidenziava un collegamento tra la recrudescenza della violenza e il cambiamento climatico della regione, ecco la conclusione della ricerca: “Risposte insufficienti ai cambiamenti climatici creano penuria di risorse quali terre coltivabili ed acqua. Questi impoverimenti sono seguiti da impatti secondari negativi, più malattie, fame, disoccupazione. Risposte inadeguate a queste problematiche aprono le porte al conflitto” . Il Professor Sabo Bako dell'Università Ahmadu Bello conferma ulteriormente questa analisi. Secondo il suo parere il movimento Boko Haram sarebbe nato da una setta chiamata Maitatsine, nel nord della Nigeria, i cui membri erano principalmente le vittime abbandonate a se stesse dei disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici.

Crisi energetica e petrolifera

Ad aggravare la situazione di instabilità in Nigeria si è aggiunta la crisi energetica in quanto negli ultimi mesi si è registrato un forte abbattimento dei sussidi statali contro il caro benzina che ha provocato un aumento generale della fame e dei disordini nelle città. Uno studio del 2011 di due ricercatori nigeriani metteva in guardia contro l'imminente declino delle riserve petrolifere del Paese. La Shell, nel marzo dell'anno in corso, ha parlato di una riduzione nella produzione di petrolio greggio tra il 15 e il 20% e, sempre nello stesso mese, il Ministero delle Risorse Petrolifere chiese più investimenti nell'esplorazione di nuovi giacimenti: “Le riserve di greggio stanno esaurendosi, la nostra produzione sta anch'essa diminuendo.... Abbiamo bisogno di fare di più a tal proposito per avere più riserve. Abbiamo raggiunto il plateau della produzione nel delta del Niger e stiamo già calando.

La maggior parte dei soldati semplici di Boko Haram non sono fanatici religiosi; sono poveri ragazzi che sono stati fatti ribellare contro loro patria corrotta da un leader carismatico” è quanto affermato da David Francis, uno dei primi reporter occidentali ad occuparsi di Boko Haram. In un quadro così complicato per Al Qaeda non è stato difficile trovare terreno fertile per il reclutamento di nuovi miliziani, il 70% circa della popolazione sopravvive con meno di un dollaro al giorno e Boko Haram si è rivelato un perfetto trait d'union tra le cellule maghrebine e quelle nigeriane.

Il ruolo ambiguo della politica occidentale

Ma qui arriviamo al punto più interessante di tutta la faccenda: la rapida espansione di Al Qaeda nell'area nord-est dell'Africa, ovvero il movimento Boko Haram,è stata appoggiata e favorita dall'intelligence algerina sotto la tacitaapprovazione di USA, Francia e Regno Unito. Il motivo di questa contraddizione della politica occidentale? Semplice: la solita, inestinguibile sete di energia che in questo caso si chiama shale gas ovvero il gas di scisto, ottenuto tramite il controverso metodo del fracking di cui, secondo il Dipartimento dell'Energia americano, la Nigeria deterrebbe la terza riserva mondiale. Se a tutto questo aggiungiamo la crisi ucraina e la decisione della Russia di chiudere i rubinetti del gas per l'esportazione il quadro diventa chiaro e si capisce come l'America ed altri stati occidentali se da una parte condanno il terrorismo di Al Qaeda dall'altra hanno l'interesse a sostenerlo. Secondo Jeremy Keenan, uno dei maggiori esperti sull'Algeria alla Scuola di Studi Orientali e Africani, l'espansione di AQIM (Al Qaeda in Islamic Maghreb) si è concentrata il regioni ricche di riserve di combustibile come Algeria, Delta del Niger, Nigeria e Ciad, regioni dove Boko Haram ha dichiarato di avere ricevuto il proprio addestramento terrorista. Sempre Keenan riferisce come più di dieci anni fa questi Paesi firmarono un trattato di cooperazione per il contenimento del terrorismo che ha efficacemente unito i due lati ricchi di petrolio del Sahara con un sistema di sicurezza generale la cui architettura è prettamente americana: “Il trattato si evolse in un'iniziativa trans-sahariana di contenimento del terrorismo, che fu poi assorbita dal comando africano dell'esercito USA ( AFRICOM)”. Ma continua dicendo che l'avidità di gas e petrolio dell'Occidente ha condotto i vari governi a chiudere un occhio sul ruolo che Stati ricchi dei preziosi minerali avevano nella promozione del terrorismo regionale. Lo scopo? Legittimare gli sforzi per consolidare un accesso armato dei governi alle risorse energetiche africane. In altre parole: favorire il terrorismo locale per legittimare l'intervento armato e dominare così i territori di interesse. Se questa analisi è corretta ecco che allora le 200 ragazze rapite in Nigeria da Boko Haram non sono solo vittime del fanatismo islamista, ma anche delle politiche estere, economiche e di sicurezza legate alla nostra incontenibile dipendenza dalle fonti energetiche  

domenica 11 maggio 2014

La democrazia oscurantista e i paletti dell'informazione, la Russia pone limiti ai blogger

La Russia ha deciso di porre dei limiti ai blogger più popolari, un altro indice dell'oscurantismo democratico.

Oscurantismo_democratico

L'informazione libera fa paura ai governi 

e la Russia ha di recente approvato una legge che ponedei rigidi limiti ai blogger: democrazia si, ma oscurata da una sorta di censura che la rende inutile. La Duma russa infatti ha approvato un controverso disegno di legge che mette in serio pericolo la libera circolazione dei contenuti su Internet. In pratica i blogger che hanno un numero superiore alle tremila visite al giorno sono obbligati a registrarsi presso l'Agenzia per i Diritti dei Consumatori Rospotrebnadzor, lo ha riferito l'emittente Russia Today. In questa maniera i bloggerpiù popolari vengono equiparati ai direttori dei giornali ed hanno l'obbligo di firmare i propri articoli con i nomi veri impegnandosi a non pubblicare informazioni di carattere estremista o terroristico, promuovere la violenza o la pornografia o usare un linguaggio volgare. Ai trasgressori verrà comminata una multa che va dai 10 mila ai 30 mila rubli.

La Russia dunque si allinea a quei Paesi autoritari 

come la Cina e la Turchia che vedono in Internet e nella velocità dell'informazione in rete uno dei principali pericoli per gli equilibri interni del potere, potremmo parlare di una sorta di democrazia oscurantista: libertà di espressione, ma entro certi limiti regolamentati per legge. Una precisazione va fatta: mentre la stampa tradizionale, per un verso o per un altro, è la voce ufficiale dei governi e le notizie vengono fornite secondo uno schema prestabilito (un esempio recente per tutti: la recente analisi del filosofo tedesco JurgenHabermas sulla politica della Germania nell'ambito dell'Unione Europea in Italia è passata quasi sotto il più totale silenzio, vedi articolo) i blog sono gestiti da individui che non possono essere assoggettati alle stesse regole e che anzi, spesso, è della controinformazione che fanno il loro punto di forza. Si vuole mettere il bavaglio alla voce della dissidenza.

In realtà il caso della Russia è solo la punta di un iceberg 

e i Paesi occidentali non sono da meno nell'uso dell'oscurantismo democratico, per non andare troppo indietro nel tempo ricordando Echelon, il grande spione della rete che attraverso un sofisticato algoritmo filtra tutte le parole considerate “sensibili” dai servizi segreti come bomba, attentato, armi, pedofilia etc. il recente caso del datagate svelato da Edward Snowden o le intercettazioni telefoniche dell'NSA statunitense sulle conversazioni personali di personaggi influenti della politica internazionale o ancora il presunto scambio di informazioni tra Google e la stessa NSA ci fanno vedere come anche in quelle che si definiscono democrazie a tutti gli effetti, il problema del controllo della rete è determinante.

E in Italia invece come siamo messi? 


Lo scorso 17 aprile un disoccupato disperato, Felice Ferrucci, si è trovato all'uscio di casa sua la polizia per un commento di sfogo lasciato sulla pagina Facebook della presidentessa della Camera Laura Boldrini, il sistema di sicurezza che controlla le comunicazioni aveva intercettato una frase considerata a rischio. La legge russa che vuole regolare i blogger dunque, potrebbe creare un precedente anche per i paesi cosiddetti democratici, in fondo si sa, per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza, qualunque metodo efficace diventa lecito e la ragion di stato è superiore a qualunque principio democratico altrimenti come si giustificherebbe il fatto che un governo eletto dal popolo abbia al suo interno i servizi segreti? Se lo Stato siamo noi, perché dobbiamo essere tenuti all'oscuro di certi fatti? Regolamentare i blogger è oscurare la democrazia, qualunque ragione ci sia a monte

sabato 10 maggio 2014

Le api a rischio estinzione ed ecco farsi avanti le multinazionali del cibo, è l'allarme di Greenpeace

Greenpeace lancia l'allarme con un video: le api sono a rischio estinzione e le multinazionali affilano le proprie unghie

Api_impollinatrici
Il vero dominio su questo povero pianeta sfruttato e sovrappopolato è nella gestione delle risorsealimentari. Greenpeace diffonde un video per sensibilizzare l'opinione pubblica sullo sterminio delle api da parte delle multinazionali del cibo. Secondo il parere di alcuni studiosi l'estinzione di questi operosi insetti potrebbe provocare in breve tempo l'estinzione del genere umano. Non si tratta di allarmismo, infatti le api svolgono un ruolo importantissimo nell'impollinazione dei fiori e di conseguenza degli alimenti vegetali che essi producono. In altre parole questi imenotteri sociali che sono diffusi in tutte le aree geografiche del pianeta (se si fa eccezione ai poli dove la vegetazione è pressoché inesistente) sono alla base della catena alimentare: favoriscono l'impollinazione delle piante delle quali si nutrono gli erbivori i quali, a loro volta, diventano alimento per carnivori.


Allora perché, si sono domandate le multinazionali dell'alimentazione, lasciare alle api il monopolio della produzione del cibo? Nel breve video prodotto e diffuso da Greenpeace, “Robobees”, si vedono delle api robot che sostituiscono quelle vere nel compito dell'impollinazione. Il video è ambientato in un futuro non troppo lontano, ma il messaggio è chiaro: le multinazionali che già stanno dominando nel campo dell'alimentazione (vediMonsanto, Dupont ecc.), attraverso l'uso e la diffusione deipesticidi stanno facendo in modo di sterminare le api per sostituirle con api artificiali di loro proprietà garantendo così l'approvvigionamento alimentare globale.

Sembra uno scenario da fantascienza, ma non è così. Secondo le ricerche condotte non solo da Greenpeace, ma anche da molti studiosi accreditati, negli ultimi anni il numero delle api risulta notevolmente calato e così l'ipotesi delle api robot suggerita dagli ambientalisti non è poi così tanto peregrina tant'è, come affermano gli stessi attivisti di Greenpeace: “Abbiamo deciso di farci sentire durante le assemblee generali delle due società agrochimiche Sygenta e Bayer per chiedere conto direttamente ai presidenti delle due aziende della crisi degli impollinatori e dell'agricoltura, mentre i nostri attivisti, insieme agli apicoltori, hanno accolto gli azionisti distribuendo loro materiale informativo. Il modello agricolo che ci propongono i giganti dell'agrochimica – prosegue il comunicato stampa- legato alla dipendenza dei pesticidi e alle monocolture è fallimentare e conduce alla perdita della biodiversità e di funzioni esenziali come l'impollinazione

venerdì 9 maggio 2014

La tagliente critica di Habermas sulla deriva della politica tedesca, in Italia è passata quasi sotto silenzio

Lo scorso 4 febbraio Jurgen Habermas, noto filosofo tedesco, ha lanciato una dura accusa alla politica tedesca, ma in Italia è passata sotto silenzio.

Potsdam
Il 4 febbraio di quest'anno a Potsdam, la Versailles tedesca come viene definita per il gran numero di parchi e palazzi utilizzati come residenze dai re di Prussia, si è tenuto il congresso del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). In quella occasione Jurgen Habermas, considerato il più grande filosofo tedesco erede della scuola di Francoforte, ha lanciato alla Germania una dura accusa dichiarando che l'attuale politica messa in atto dal governo della cancelliera Merkel è la continuazione di quello precedente e che non fa nulla per l'Europa di quello che aveva promesso. “La crisi è stata causata dagli sviluppi nel debito privato e non, come sostenuto, pubblico”.

Non è nel nostro interesse nazionale -ha affermato Habrmans- ricadere nella posizione di egemonia che ha aperto la strada a due conflitti mondiali ed è stata superata solo nell'unificazione europea”. Ed ha aggiunto che: “La crisi in molti paesi è stata creata dal mercato, dagli sviluppi nel debito privato e non, come sostenuto, dalle politiche di bilancio dei rispettivi governi”. Ovviamente le esternazioni di Habermans in Italia sono passate quasi sotto silenzio perché metterebbero in seria crisi il progetto neo-liberista della politica renziana mascherato sotto le spoglie di un “socialismo” dai forti tratti populisti. Gli unici giornali che hanno dato spazio alle parole del filosofo tedesco sono stati il Corriere della Sera con un trafiletto e Tempi con una maggiore copertura attraverso l'Irish Times.

Habermans è da sempre un sostenitore di una maggiore integrazione europea e con il suo intervento al Congresso di Potsdam ha chiesto alla sinistra tedesca di “ri-democratizzare l'Europa” non lasciandosi trascinare dalla volontà di potenza che ha già portato l'Europa stessa per ben due volte nel baratro dei conflitti mondiali. Habermans ha puntato il dito sulle misure proposte dalla Germania per risolvere la crisi del debito sovrano dei paesi europei periferici. Sottolineando che la crisi è stata determinata dagli sviluppi nel debito privato e non dal bilancio dei governi, il filosofo afferma che la Germania ha usato una chiave di lettura volutamente sbagliata allo scopo di aumentare il suo potere politico ed economico. Così facendo ha costretto diversi paesi dell'Unione ad approvare misure di salvataggio ad esclusivo beneficio della Germania evitando di vedere quali conseguenze questa politica di austerità avrebbe portato nella lunga distanza. Guardando al futuro, Habermans ha criticato l'approccio tecnocratico alla crisi da parte della Germania le cui manovre non hanno dato prova di effettiva efficacia ma, al contrario, hanno favorito una certa antipatia nei confronti dei tedeschi. “Il governo federale -afferma- ha giocato una posizione egemonica in Europa e così ha creato una situazione esplosiva”

giovedì 8 maggio 2014

Google potrebbe avere avuto contatti con l'NSA, lo afferma Al Jazeera USA. Si teme per la sicurezza dei dati degli utenti

Secondo il sito Al Jazeera USA tra Google e l'NSA ci sarebbe stato uno stretto contatto. Timori degli utenti per la sicurezza dei dati personali

Google
Tutto sommato c'era da aspettarselo, ma proprio in questi giorni il sito americano di Al Jazeera ha rivelato di un fitto rapporto di corrispondenza email tra Keith Alexander, allora a capo dell'NSA National Security Agency, l'Agenzia per la Sicurezza Americana) e i più alti esponenti di Google, il colosso della comunicazione internazionale. Il carteggio, se così si può dire, tra Google e l'NSA sarebbe avvenuto nel periodo compreso tra il 2011 e il 2012 e da alcuni stralci delle suddette e-mail pubblicate da Al Jazeera emerge che l'Agenzia per la Sicurezza Americana fosse a conoscenza di diversi dettagli del lavoro compiuto dal gigante di Mountain View: “Quando raggiungeremo questo punto dei nostri progetti, fisseremo un incontro classificato per i capi delle compagnie più importanti, così da fornirgli un quadro delle minacce esistenti che pensiamo possano essere risolte e capire quale possa essere il loro impegno nell’organizzazione per il futuro”

Naturalmente Google ha subito smentito queste affermazioni che potrebbero mettere in allarme i milioni di utenti che fanno uso dei propri servizi, dalle email ai dati personali e, sostanzialmente, per tutto il flusso diinformazioni che quotidianamente confluiscono e vengono veicolate dal più grande motore di ricerca del mondo e così ha a sua volta il portavoce di Big G ha rilasciato questa dichiarazione all'Huffington Post : “Lavoriamo duramente per proteggere i nostri clienti dagli attacchi cibernetici e per questo ci confrontiamo con esperti, occasionalmente anche del governo statunitense, per assicurarci di rimanere aggiornati sul tema”. In sostanza, a leggere bene tra le righe, Googlenon nasconde un'effettiva collaborazione con l'NSA, cerca solo di smorzare i toni.

Per dovere di verità bisogna ricordare che i due fondatori di Google, Sergey Brin e Eric Schidt, hanno sempre affermato di non aver mai dato al governo l'accesso ai dati personali dei propri clienti, ma il recente scandalo delle intercettazioni dell'NSA sulle conversazioni telefoniche private di diversi Capi di Stato e le rivelazioni di Edward Snowden che hanno scatenato il famoso Data Gate un po' di perplessità a riguardo le lasciano lo stesso e se poi aggiungiamo il fatto che, verso la fine del 2013, il colosso di Mountain View ha varato nella baia di San Francisco due misteriose unità galleggianti il cui scopo non è mai stato chiarito (si parla di giganteschi server utilizzati o utilizzabili per eventuali back-up in caso di malfunzionamenti del sistema oppure di laboratori ultra-segreti) e che recentemente ha acquisito la Titan Aerospace, una start-up che produce droni pensati per volare ad alta quota grazie ai pannelli solari il cui scopo sarebbe sia quello di fornire sia una mappatura sempre più accurata del pianeta per Google Map sia per garantire una copertura internet in quei luoghi non ancora raggiungibili dai satelliti, beh, un certo brivido lungo la schiena potrebbe anche correre se solo si pensasse ad un uso diversoda quelli dichiarati.

Tanto Google quanto l'NSA agiscono negli ambiti della massima segretezza e indubbiamente posseggono strutture e mezzi per controllare tutte le informazioni che viaggiano nello cyber spazio, può darsi che le affermazioni di Al Jazeera nei prossimi tempi vengano ridimensionate (nella vicenda sono coinvolti enormi capitali, servizi segreti ed informazioni vitali quindi ci si può aspettare di tutto, ma il sospetto che le nostre mail, le nostre chat e tutti i nostri dati possano essere spiati e controllati dal Grande Fratello è piuttosto inquietante. Ognuno tragga le proprie conclusioni

mercoledì 7 maggio 2014

Il significato della fede si è perso in un colpo di pistola sparato nel nome di Dio Pallone

Se la fede nel calcio provoca quello che abbiamo visto in questi giorni sarà il caso di pensare ad un cauto agnosticismo

la_fede_in_chiesa
La fede è definibile come l'adesione a un messaggio o un annuncio fondata sull'accettazione di una realtà invisibile, la quale non risulta cioè immediatamente evidente, e viene quindi accolta come vera nonostante l'oscurità che l'avvolge. La fede consiste pertanto nel «ritenere possibile» quel che ancora non si è sperimentato o non si conosce personalmente. Questo è ilsignificato che dà Wikipedia alla parola fede, sicuramente potranno esserci altre interpretazioni dello stesso concetto, ma non potendo considerarle tutte nell'insieme, atteniamoci a questa che, in fondo, è la prima voce in assoluto che compare trai i risultati di un motore di ricerca. Senza fare nessuna ironia, immediatamente a seguire troviamo Emilio Fede

La fede dunque, sta alla base di qualunque religione, è l'accettazione di un fatto “a prescindere” da qualunque logica o dimostrazione e nulla può distogliere il credente dalle sue convinzioni. Non c'è nulla di male in questo, salvo nei casi in cui diventa fanatismo. La filosofia, per quanto affronti spesso argomenti altrettanto “invisibili”, lo fa con un approccio razionale, la filosofia vuole “dimostrare” un concetto attraverso un ragionamento logico; al massimo può contribuire alla nascita di una corrente di pensiero o ad un'ideologia, ma la fede nel calcio (o in qualsiasi altrosport) cos'è? Da quale profondo travaglio spirituale nasce la decisione di essere genoano anziché atalantino? Quale illuminazione? Quale premio aspetta il tifoso quando passerà nell'altra vita?

Questo bisognerebbe chiederlo a chi va allo stadio armato di spranghe e bombe carta o meglio a chi ci va con la pistola pronto a reprimere la vita di chi non condivide la sua stessa fede, magari col permesso di Gerry “a carogna” a cui lo Stato, in cambio di 5 anni di Diaspo (sembra il nome di un medicinale lassativo) ha regalato l'immortalità mediatica internazionale e una maggiore autorità tra i suoi fedeli. Se la parola “fede” viene sdoganata così facilmente, se anche la stampa, sempre alla ricerca di parole e concetti coloriti, accetta di usarla per motivare l'esaltazione di quello che semplicemente è tifo allora è bene ricordare ancora una volta: “La fede è definibile come l'adesione a un messaggio o un annuncio fondata sull'accettazione di una realtà invisibile, la quale non risulta cioè immediatamente evidente, e viene quindi accolta come vera nonostante l'oscurità che l'avvolge. La fede consiste pertanto nel «ritenere possibile» quel che ancora non si è sperimentato o non si conosce personalmente”.

martedì 6 maggio 2014

“Sì tu a carogna” e Salvini è costretto in ritirata mentre il web si divide sul lato B della Bacchiddu

Ottime scelte di campo di Salvini, lato B della Bacchiddu da manifesto elettorale e una leggera soggezione verso la camorra, così ci prepariamo per le elezioni europee

Sì-tu-a-carogna
Non si è ancora placata l'eco della partita di sabato scorso, quella dominata dalla figura di Genny “a carogna” che ecco Matteo Salvini, sostenitore del secessionismo veneto e segretario nazionale della Lega Nord si presenta niente po' po' di meno che a Napoli, in piazza Carlo III, per tenere un comizio in vista delle prossime elezioni europee. Ottimo tempismo ed ottima scelta di campo, non c'è che dire e meraviglia il fatto che sia stato accolto al grido: “Vattenne! Sì tu a carogna! Lavati col fuoco!” lanciato da un gruppetto di persone accompagnate dalla bandiera del Regno delle due Sicilie. A Salvini non era bastata l'accoglienza ricevuta a Salerno, sempre nell'ambito della sua campagna elettorale, quando alcuni esponenti del movimento “Meridionalisti democratici” gli avevano lanciato contro frasi incoraggianti del tipo: “Chiedi scusa al Sud” e “Quando vieni fatti un vaccino”.



Ma si sa, i politici italiani, come si suol dire, hanno la facciapiù grossa del c... e per dimostrarlo senza possibilità di equivoci ci ha pensato la bella Paola Bacchiddu, esponente di spicco della lista Tsipras, che ha postato sul suo profilo Facebook una fotografia che mostra le sue migliori doti di donna della politica. Naturalmente le polemiche sono subito divampate tra i pro e i contro, chi critica lo spudorato uso del corpo femminile per fini propagandistici in disprezzo della dignità di tutte le donne e chi invece apprezza proprio la genialità di un messaggio così provocatorio e di notevole impatto (chissà che effetto avrebbe fatto agli elettori la foto del lato B della Fornero o della Cancellieri? Meglio non pensarci!)



Fatto sta che alla vigilia dell'importante appuntamento con le elezioni Europee ci presentiamo con un quadro piuttosto desolante: un presunto camorrista che, al di la delle smentite e delle interpretazioni, è stato filmato e fotografato dalle TV di tutto il mondo mentre dava il via alla partita finale della Coppa Italia, mentre il presidente del consiglio presente in tribuna non sapeva che pesci pigliare; Matteo Salvini che dopo avere difeso come eroi i secessionisti del tanco di latta si presenta nella città simbolo della “Terronia” per chiedere voti e la giornalista e la candidata Paola Becchiddu che mostra il suo “programma politico” in tutta la sua rotondità. Se questi soggetti devono rappresentare l'Italia in Europa... beh, meno male che esiste Gino Strada

lunedì 5 maggio 2014

India, bambina stuprata da un prete cattolico. La frase di Cristo aveva un significato diverso

Una bambina di 10 anni è stata stuprata da un prete prima della comunione. Forse aveva interpretato male le parole di Cristo?

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Una storia che lascia ferite nell'anima: una bimba di appena 10 anni è stata stuprata dal prete cattolico che avrebbe dovuto celebrare la sua comunione con Dio. L'episodio è avvenuto nello stato meridionale del Kerala. Con il preteso di fare provare alla bimba il vestito della prima comunione il 44enne sacerdote Raju Kokkan, ha attirato la giovane vittima nella propria abitazione ed ha abusato della sua innocenza. E' stata la madre della piccola a denunciare il fatto alla polizia così il prete-orco è stato rintracciato presso la casa di alcuni conoscenti a Nagercoil, nel vicino Tamil Nadu, dove sperava di sfuggire alla giustizia. Secondo la polizia il sacerdote, che prestava servizio presso la chiesa di Thaikkattusery, non era nuovo a tali “prodezze” e pare che l'uomo avesse già abusato in precedenza della giovane vittima e che le aveva scattato delle foto di lei nuda con in mano un telefonino.

Fin qui la triste, squallida cronaca di un ennesimo abuso ai danni di un innocente inasprita dal fatto che a compierlo sia stato un uomo di chiesa e allora ci si chiede provocatoriamente: sono forse state travisate le parole di Cristo quando dice: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva” (Matteo 18-14)? No, siamo abituati a notizie di questo tipo e in fondo non ci meravigliamo più di tanto, del resto, anche nel nostro Paese episodi simili fanno parte della quotidianità, meno eclatanti forse, ma non meno brutali se la cronaca quotidiana spesso ci riferisce di abusi sulle donne, baby squillo e una pedofilia diffusa nella chiesa che si è combattuta solo a parole.

Ben altro intendeva Cristo con le sue parole: “Lasciate che i bambini vengano a me” non era certo un adescamento, ma un invito a rendere partecipi i fanciulli di una spiritualità che spesso gli adulti comprendono solo per comodo. Le due domande che vengono spontanee nell'apprendere di questo episodio sembrano ormai retoriche: perché un uomo di cui si conoscevano già le tendenze malsane è stato lasciato a guidare il “gregge” di quella parrocchia? E perché, se già i fatti erano noti, la madre ha lasciato andare sola la bambina? Forse la risposta è più semplice di quanto non sembri: agiamo guidati solo dalle consuetudini, finché tutto scorre tranquillo non ci sogniamo neanche di cambiarle, in fondo, anche se quell'uomo, come sapevano tutti, era un orco, era pur sempre un prete e tanto bastava... fino a che non ha azzannato la preda. P.S. L'autore di queste righe rivendica il suo più completo ateismo

domenica 4 maggio 2014

Fiorentina-Napoli: camorra batte Stato 3 a 1. Genny “a' carogna” dà lezione di politica.

E' Genny “a' carogna” il protagonista della partita Fiorentina-Napoli, dopo 45 minuti di trattative con le forze dell'ordine è lui a dare l'ordine di giocare il match

Genny "a carogna"
Il vero protagonista della partita Fiorentina-Napoli che si è giocata ieri a Roma è Gennaro De Tommaso detto “a' carogna”, dopo una lunga trattativa con le forze dell'ordine è lui che di fatto ha dato il via al calcio d'inizio: camorra batte Stato 3 a 1. Già, Gennaro De Tommaso, Genny “a' carogna” è figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto un affiliato al clan camorristico del Rione Sanità di Misso, ma se anche così non fosse, ieri il capo degli ultrà del Napoli ha dato la dimostrazione, non solo agli italiani, di come lo Stato si sia fatto tenere sotto scacco da un gruppo di tifosi.

Ma vediamo i fatti: prima dell'attesa partita di Coppa Italia ci sono stati degli scontri tra le tifoserie del Napoli e della Roma: due sostenitori della squadra partenopea che si trovavano a bordo della propria auto sono stati accerchiati nella zona di Tor di Quinto da un gruppo di ultrà con l'accento romano nei pressi di un vivaio. Stando ai primi resoconti ancora da chiarire forse il titolare dell'esercizio commerciale avrebbe estratto una pistola e sparato ferendo i due tifosi (uno colpito ad una mano mentre l'altro è grave con un proiettile conficcato nella spina dorsale). Da lì sono nati gli scontri tra le due tifoserie con cariche della polizia.

A quel punto la situazione si fa incandescente e, in Tribuna Monte Mario, il presidente del Coni, Giancarlo Abete; il presidente della Fedrcalcio, Maurizio Beretta; il presidente della Lega Calcio, Andrea Della Valle; il presidente della Fiorentina, Aurelio De Laurentis; il presidente del Napoli e persino Matteo Renzi, il presidente del Consiglio discutono sul da farsi in attesa delle decisioni del Prefetto e del Questore di Roma. E' a quel punto che inizia una lunga trattativa (45 minuti) tra gli ultrà del Napoli, capitanati da Genny “a'carogna” e le forze dell'ordine. Dalla curva nord dell'Olimpico riservata ai sostenitori del Napoli partono cori “Niente partita”, insieme a qualche fumogeno e qualche petardo ed è proprio Genny “a' carogna” a scendere in campo e a parlare con il capitano della squadra partenopea, Hamsik. Dopo aver ottenuto la decisione che entrambe le tifoserie, quella della Fiorentina e quella del Napoli, rispetteranno il silenzio per tutta la durata del match, Genny “a' carogna” ordina al prefetto: “Va bene, la partita si gioca, ma i tifosi delle rispettive squadre rimarranno in silenzio”.

Camorra batte Stato 3 a 1. Gennaro De Tommaso, oltre ai presunti legami con il clan del Rione Sanità, era già noto come il leader indiscusso del gruppo dei Mastiffs e successivamente della curva A del San Paolo, sulla maglietta che indossava durante la concitata trattativa spiccavano in evidenza le scritte: “Libertà per gli ultras” sul retro e “Speziale libero” sul davanti. Quest'ultima si riferisce ad Antonio Speziale, ultrà del Catania, condannato ad 8 anni per l'omicidio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti avvenuto il 2 febbraio del 2007 durante gli scontri scoppiati in occasione del derby Palermo-Catania. Le immagini della trattativa tra Genny “a' carogna” e le forze dell'ordine hanno fatto il giro del mondo (la partita era ripresa in mondovisione) e l'immagine della politica italiana pure, un'immagine dell'Italia che si fa tenere sotto scacco da un camorrista

sabato 3 maggio 2014

Obama e la pena di morte, una coscienza intorpidita dall'opportunismo politico

L'atroce agonia di Clayton Lockett ha riportato l'attenzione sulla pena di morte, ma la “preoccupazione” di Obama non è convincente

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La lunga e atroce agonia di Clayton Lockett, condannato a morte e giustiziato il 29 aprile nel carcere dell'Oklahoma, ha riaperto il discorso sulla pena capitale, alcuni hanno persino parlato di tortura e, naturalmente, Barack Obama non poteva tacere sull'argomento che ha fatto il giro del mondo. “Quel che è successo in Oklahoma è profondamente preoccupante”. Così si è espresso il primo presidente di colore degli Stati Uniti durante una conferenza stampa alla Casa Bianca in compagnia della cancelliera tedesca Angela Merkel, ma ha anche aggiunto: “L'individuo che è stato sottoposto alla pena capitale aveva commesso crimini atroci, terribili ( Clayton Lockett, 38 anni, era stato condannato a morte nel 2000 per avere rapita, stuprata, picchiata e sepolta viva una giovane donna) e ho già detto in passato -continua Obama- che ci sono determinate circostanze in cui un crimine è così terribile che la pena di morte può essere appropriata”.

Continuando il suo intervento, Obama ha anche sottolineato però: “Ma ho anche detto che nell'applicazione della pena di morte in questo Paese, abbiamo visto problemi significativi e problemi razziali, con un'imparziale applicazione della pena capitale, situazioni in cui ci sono individui nel braccio della morte che poi vengono scoperti innocenti poiché ci sono prove che li discolpano. Tutto questo -ha concluso Obama- penso debba sollevare questioni significative sul come la pena di morte viene applicata”. Ecco un ottimo esempio di discorso politichese: la condanna per un episodio di atrocità sfuggito al controllo dei carnefici (la seconda esecuzione prevista per quella giornata è stata rimandata infatti) e la contemporanea dichiarazione che le cose devono rimanere così.

Ma delle due l'una. Se per sua stessa ammissione Obama afferma che l'aspetto razziale e quindi pregiudizievole, può fare la differenza tra la vita e la morte di un condannato e se la possibilità che un innocente venga giustiziato per via di un errore giudiziario allora la pena capitale diventa una specie di roulette russa priva di qualunque valenza negli equilibri di una società, solo una valvola di sfogo di massa dove riversare un sentimento di vendetta. Che senso ha mettere a morte un uomo dopo averlo tenuto recluso per 14 anni nel braccio della morte a spese dei cittadini? Forse ci sono casi in cui la riabilitazione di un individuo non è possibile, magari per gravi disturbi mentali che certo non lo giustificano, ma esistono infinite alternative per far sì che questo possa essere utile alla società senza gravare su di essa: coltivare campi incolti, accudire animali, ripulire zone inquinate. L'episodio di Clayton Lockett dimostra solo l'arbitrarietà della pena capitale, la sua inutilità e la sua crudeltà. Una civiltà democratica non può ammettere la “legge del taglione” nel suo ordinamento giuridico. Il discorso di Obama era solo un abile esempio di opportunismo politico per non scontentare nessuno

venerdì 2 maggio 2014

Salerno, accusati per danno erariale quattro persone tra cui due vescovi per la ristrutturazione della Colonia San Giuseppe

Due vescovi della curia di Salerno ed altre due persone hanno ricevuto l'invito a dedurre nell'inchiesta Colonia San Giuseppe.

Danno-erariale
Mentre Papa Francesco invita ad “una chiesa dei poveri per i poveri” assistiamo ad un altro caso di allegra gestione dei fondi regionali gestiti da due vescovi di Salerno insieme ad altre due persone. Vediamo i fatti: l'inchiesta parte dalla Procura Regionale della Corte dei Conti e riguarda il finanziamento regionale per la ristrutturazione della Colonia San Giuseppe di Salerno. Nel mirino dei magistrati l'arcivescovo Luigi Moretti, il suo predecessore, Gerardo Pierro e il presidente del consiglio di amministrazione e l'amministratore.

I quattro dovranno rispondere alla contestazione del danno patrimoniale arrecato alla Regione Campania per una cifra di 2.446.723,47 euro ottenuti per i lavori di ristrutturazione della Colonia San Giuseppe nell'ambito dei finanziamenti per strutture ricettive al servizio della collettività o comunque con destinazione pubblico-sociale nel Protocollo Aggiuntivo all'Accordo di Programma Quadro (A.P.Q.) “infrastrutture per sistemi urbani” così come stipulato tra il Ministero del Tesoro e la Regione Campania (anno 2001).

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardi di Finanza, su delega della Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Campania però, hanno riscontrato che i lavori di ristrutturazione sono stati si compiuti, ma la Colonia San Giuseppe non rientra affatto negli ambiti del progetto e nel piano di finanziamento iniziale, ma la Colonia risulta essere una vera e propria struttura turistico alberghiera con finalità esclusivamente privata. La I Sezione Penale del Tribunale di Salerno quindi, è intervenuta con una sentenza di condanna (n° 1512/2012) nei confronti degli arcivescovi Luigi Moretti e Gerardo Pierro nonché del presidente e dell'amministratore della Colonia San Giuseppe i quali dovranno rispondere per i reati di cui agli artt. 110 e 640 bis del codice penale. Nel caso l'accusa fosse confermata i quattro sarebbero obbligati in solido a rispondere di di danno patrimoniale nei confronti della Regione Campania

L'OMS lancia un allarme: stiamo entrando nell'era post-antibiotica

Batteri sempre più resistenti agli antibiotici, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia un allarme

Batteri_resistenti
Che l'uso incontrollato degli antibiotici potesse creare ceppi di batteri sopravvissuti più resistenti è noto da tempo, ma adesso l'Organizzazione Mondialedella Sanità lancia un vero e proprio allarme: “Senza misure urgenti e un'azione coordinata entrare in un'era post-antibiotica è una reale possibilità”. Il primo rapporto dell'OMS sulla resistenza batterica su scala mondiale è stato pubblicato a Ginevra. Il documento riporta i dati monitorati in 144 Paesi ed evidenzia l'accertata resistenza di 7 batteri responsabili di malattie gravi comuni come le diarree, le polmoniti, le infezioni ematologiche, le infezioni alle vie urinarie e la gonorrea ai normali trattamenti con gli antibiotici compresi quelli di ultima generazione.

A titolo di esempio, nel rapporto stilato dall'OMS, si evidenzia che in Paesi come l'Australia, il Canada, la Francia, la Svezia e l'Inghilterra il trattamento della gonorrea con le cefalosporine non è più efficace e che circa un milione di persone ogni giorno si ammalano di quella infezione. “Se non si prendono immediati provvedimenti – ha dichiarato Keiji Fukuda, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità- da parte dei diversi soggetti e istituzioni coinvolti, il mondo potrebbe precipitare in un'era post-antibiotica. Le infezioni più comuni e persino le ferite non gravi che sono state trattate senza problemi per decenni ora possono uccidere di nuovo”.

Le ragioni di questa pericolosa reviviscenza dei batteri va ricercata, secondo l'OMS, nell'uso troppo frequente e nel cattivo dosaggio degli antibiotici. I virus che sopravvivono all'attacco dei farmaci risultano così più resistenti. In gioco ci sono anche le cattive abitudini dei pazienti che spesso ricorrono all'auto-somministrazione degli antibiotici senza un adeguato controllo medico o alla sospensione del trattamento stesso quando i sintomi dell'infezione sembrano essere scomparsi o addirittura a “riciclare” vecchie prescrizioni.

La prima raccomandazione dell'OMS è di intervenire nel senso di un cambiamento culturale riguardo l'uso dei farmaci, soprattutto da parte dei cittadini, e prestando maggiore attenzione nei confronti dell'igiene personale soprattutto in quei Paesi a rischio come quelli in via di sviluppo dove i batteri resistenti potrebbero rappresentare vere e proprie calamità sanitarie

giovedì 1 maggio 2014

Video Virali Veggenti, un nuovo strumento nelle mani del business attraverso i social network

Il controllo sulle informazioni determina le scelte future non solo nel campo del business, ma anche in quello sociale e politico

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Conoscere in anticipo le informazioni più ricercate all'interno dei social network, ecco cos'è il progetto Video Virali Veggenti, un sistema creato presso l'Università Carlo III di Madrid in collaborazione con le università americane di Yale e San Diego e pubblicato sulla rivista Plos One. In pratica si tratta di un sistema che permette di sapere in quale misura un argomento avrà grande rilevanza nelle ricerche online degli internauti con diverse settimane di anticipo. Per giungere a questo risultato sono stati considerati i traffici di dati inviati tramite Twitter utilizzando quello che viene definito il “paradosso dell'amicizia”.

Analizzando i dati di 40 milioni di utenti e 15 miliardi di follower si è notato che ogni iscritto al social network possedeva una media di 25 follower i quali, a loro volta, avevano una media di 422 follower. Ma cerchiamo di capire meglio su cosa si basa realmente questa possibilità di prevenire il successo che una informazione può avere nel tempo. I ricercatori hanno selezionato un gruppo di utenti di Twitter e preso un gruppo di loro follower considerati come “sensori” e così hanno scoperto che gli amici ricevevano più informazioni degli utenti scelti. Il concetto può sembrare complicato, ma in realtà è molto semplice: una volta che viene “suggerito” un argomento da parte dell'utente campione, la ricerca si espande a livello virale attraverso i suoi follower negli gli infiniti canali che il web mette a disposizione.

I risultati di questa ricerca hanno stupito persino gli stessi autori: “Siamo rimasti sorpresi - commenta James Fowler, coautore dello studio - Pensavamo che il metodo di avrebbe dato un anticipo di poche ore, invece ci ha permesso di prevedere le tendenze con un anticipo di giorni, e a volte di settimane o mesi». Ad esempio, sono riusciti a prevedere che l’hashtag #Obamacare sarebbe diventato uno dei più ricercati due mesi prima del picco su Twitter, e su Google tre mesi prima. Il sistema può essere usato anche in tempo reale, su argomenti diversi, linguaggi e aree geografiche distinte, coprendo così contesti diversi”

E' evidente che questa scoperta apre nuove prospettive nel campo del business: poter prevedere con settimane, se non addirittura con mesi di anticipo, quali saranno determinate tendenze future permetterà ai produttori di essere pronti  alla messa in vendita beni o servizi con largo anticipo sui tempi, ma la cosa più inquietante è che le stesse previsioni possono valere anche per prevedere i futuri orientamenti politici e sociali dando modo agli strateghi della informazione di approntare campagne mirate ai propri interessi. In realtà tutto questo mostra sempre più il nervo scoperto di Internet: se da una parte può essere l'agorà della democrazia dove ognuno può esprimere il proprio pensiero, dall'altra dimostra la sempre più incisiva capacità di influenzare le nostre scelte. Occhi aperti. 
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