mercoledì 2 aprile 2014

Il non voto, le ragioni dell'astensionismo e il modo per farlo legalmente

Alcuni ritengono che il voto sia espressione di democrazia altri che sia un modo di mettersi alla catena

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Tutto il sistema cosiddetto democratico si basa sulle libere elezioni dei rappresentanti, ogni cittadino è invitato ad esprimere il voto per il candidato che meglio di tutti porta avanti le sue istanze... e la maggioranza vince. Semplice e lineare. Quindi non andando a votare ci si sottrae semplicemente a quello che viene definito un diritto-dovere. Già questa definizione suona strana: se è un diritto possiamo rifiutarci di esercitarlo, ma se è un dovere è un obbligo, in ogni caso la semplice astensione colloca l'elettore che non ha votato in una sorta di “limbo” non meglio definito, ovvero rientra a fare in qualche modo parte della maggioranza perché non ha espresso un preciso rifiuto.

Che fare allora se nessuno dei candidati merita il nostro consenso? Come si fa, in termini legali, ad esprimere il nostro dissenso? Secondo l'Art 104, comma 5 della Legge Elettorale questo è permesso: basta recarsi al seggio muniti della scheda elettorale e di un documento valido e a quel punto ci facciamo regolarmente registrare dopo di che possiamo chiedere al presidente di seggio di mettere a verbale la nostra dichiarazione dove affermiamo “non voto perché non mi sento rappresentato da nessuno”.

Attenzione però, la scheda non va toccata altrimenti viene considerata nulla e così rientrerebbe nel premio di maggioranza. E' utile sapere che il presidente non può astenersi dal verbalizzare la vostra dichiarazione, pena una multa di 4000 euro e la reclusione fino a 3 mesi. Inoltre possiamo chiedere che in calce al verbale venga trascritta la motivazione del rifiuto, se lo riteniamo necessario, in questo modo noi risultiamo come votanti effettivi, ma il nostro voto non va a nessuno ma viene considerato valido. Strano che questa informazione non sia esposta ben chiara all'interno dei seggi o no?

martedì 1 aprile 2014

Dolce e Gabbana, quando non pagare le tasse è una questione di “stile”

Non pagare le tasse è diventata una questione di “stile”. Con questa conclusione il pg Santamaria ha chiesto l'assoluzione per Dolce e Gabbana.

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Se il prossimo 4 aprile, giorno della sentenza, i giudici accoglieranno le motivazioni della difesa degli stilisti Dolce e Gabbana, evadere le tasse in Italia sarà non solo lecito, ma in più premiato. Condannati in primo grado ad una pena di 1 anno e 8 mesi per avere trasferito la loro sede in Lussemburgo (dove avrebbero pagato solo il 4% di royalties), costituendo una società ritenuta fittizia, la Gado, ed evitando così il fisco italiano, ora la loro situazione potrebbe ribaltarsi se la tesi del pg Gaetano Santamaria, fosse accolta dai giudici della seconda sezione della corte d'appello del tribunale di Milano.

Le motivazioni? Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono”impegnati tra stoffe, modelli, modelle, ricevimenti, sono dei creativi e non me li immagino a gestire schemi di abbattimento fiscale”, queste le parole della difesa che ha aggiunto: “Sapete cosa significa per un'azienda avere la Guardia di Finanza in sede? Per Dolce e Gabbana l'invasione della GdF è stata anche un colpo alla credibilità del marchio”. Halleluya! E così, in nome dello stile e della creatività, si vuol far credere che i due stilisti, possessori di un marchio famoso a livello mondiale e possessori della multinazionale che porta il loro stesso nome, erano talmente impegnati nel loro lavoro di creativi da non sapere come venisse gestita l'azienda.

In sostanza la tesi difensiva non solo vorrebbe scagionare gli stilisti per il reato di evasione fiscale, ma addirittura sottolinea come sia proprio la loro imprenditorialità a renderli meritevoli di un elogio: Dolce e Gabbana sono una espressione della creatività nazionale e portano alto il nome dell'Italia in tutto il mondo (con un occhio alle borse, guarda caso) e così, se passasse la tesi di Santamaria, chiunque, purché facendolo con stile, sarebbe autorizzato ad esportare lavoro e capitali all'estero (come d'altronde ha già fatto Marchionne). Secondo questa teoria allora, dovremmo riabilitare non solo Arsenio Lupin, ma anche Luciano Lutring, il solista del mitra e Horst Fantazzini, l'anarchico ladro gentiluomo di Bologna

Breve recensione di “10 emozioni in 10 racconti” di Francesca Lulleri

In realtà non voglio scrivere una vera e propria recensione, credo che un libro vada letto in prima persona, ma, parafrasando il titolo dello stesso, posso dire che ho provato 10 emozioni da 10 racconti

10_emozioni
10 racconti onirici, ammalianti e profondi che scavano nella psicologia del lettore riportandolo in un mondo sospeso tra il presente, il passato e il futuro dove le sfumature color seppia sono predominanti sul colore. Racconti che lasciano in sospeso e che non hanno la parola “fine”. Lo stile di Francesca è delicato e semplice, ma al tempo stesso ricercato nell'inquadrare i personaggi, piccole storie che sembra di avere vissuto noi stessi in prima persona o che probabilmente vivremo. La sensazione che ho provato nel leggere i racconti di Francesca è quella di un “assaggio” del talento e delle potenzialità che può esprimere questa giovane scrittrice e la curiosità di scoprire quali saranno i prossimi racconti, ma queste sono solo le mie considerazioni e invito a leggere questa piccola opera per vedere le cose con gli occhi dell'autrice.
Buona lettura, francesco.

sabato 29 marzo 2014

La rapida ascesa del giovane Renzi, l'accordo con Berlusconi e l'ombra della massoneria

L'accordo Renzi-Berlusconi ricalca il Piano di Rinascita Democratica della P2 di Licio Gelli

Renzi-Berlusconi
C'è la massoneria dietro il neo premier Matteo Renzi? Secondo Rino Formica l'accordo Renzi-Berlusconi ricalca il Piano di Rinascita Democratica, una delle parti essenziali del programma della P2. Tale Piano si proponeva di assorbire gli apparati democratici della società italiana all'interno di un “autoritarismo legale” gestito attraverso i canali di informazione. Alcuni elementi dell'ardita affermazione di Formica (più volte ministro socialista ai tempi di Craxi) combaciano con fatti inquietanti: tanto per cominciare va ricordato che la rapida carriera del giovane rottamatore, non è solo frutto di una buona capacità politica e di comunicazione, il padre di Renzi, Tiziano, ex consigliere comunale della Margherita, è considerato, nel Valdarno “Gran signore della massoneria in Toscana” e la sua lunga permanenza all'interno della stessa è confermata da Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.
Per quanto riguarda Berlusconi (tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978) è lo stesso Gelli a darne conferma in un'intervista (vedi video) in cui racconta della cerimonia di investitura del Cavaliere, o meglio ex Cavaliere, in un lussuoso appartamento in via Condotti a Roma.
Ma cosa accomuna l'accordo Renzi-Berlusconi al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli? I punti in comune sono: il presidenzialismo, il controllo dei mezzi di informazione, la riforma della magistratura, la riduzione dei parlamentari, l'abolizione delle provincie e un sistema bi-partitico.
Se a tutto questo aggiungiamo che la ministra per le Riforme del governo Renzi, Maria Elena Boschi è sospettata di legami, come il padre, Pier Luigi Boschi, alla massoneria, tesi supportata dai suoi frequenti incontri con Denis Verdini, Gran Visir di Berlusconi e anello di collegamento con la massoneria toscana, per discutere della legge elettorale le conclusioni sono piuttosto inquietanti... ma ognuno è libero di pensarla come ritiene meglio

venerdì 28 marzo 2014

Il Grande Fratello tra Orwell, la Marcuzzi, Snowden e i social network

Dal profetico romanzo di Orwell al grottesco spettacolo della Marcuzzi il Grande Fratello domina nei social network

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Il Grande Fratello nasce nel 1984 dalla profetica penna di George Orwell che immagina un'entità (non si sa se sia una persona reale o un simbolo) e finisce nella patetica trasmissione di Alessia Marcuzzi dove i partecipanti si sottopongono al severo sguardo di una telecamera onnipresente per soddisfare la morbosità voyeuristica degli spettatori, proprio come dei criceti in gabbia sotto l'esame attento di un ricercatore. L'unica differenza? I criceti non lo fanno spontaneamente.
Eppure non è molto che Edward Snowden ha smascherato i torbidi giochi dell'NSA usati per tenerci sotto stretta sorveglianza, Weeky Leaks è stato completamente rimosso dalle cronache e i satelliti ci spiano anche quando facciamo sesso.
Chissà che cosa avrebbe scritto Orwell se avesse conosciuto i social network? Chissà cosa avrebbe pensato se avesse visto il Grande Fratello come rappresentazione televisiva della più bassa manifestazione umana condotta e diretta da un personaggio come la Marcuzzi?
Eppure, consapevolmente o inconsapevolmente siamo tutti (o quasi) complici e responsabili di questa gigantesca opera di monitoraggio globale, noi stessi siamo artefici e costruttori del Grande Fratello. Chi non possiede almeno un profilo su qualche social network? Facebook, Twitter, col quale oramai i politici ci anticipano le prossime decisioni, Linkedin per diffondere i nostri profili professionali o Google che tiene costantemente sotto controllo i nostri dati di navigazione, orienta le nostre tendenze, gestisce l'informazione? La nostra vita è costantemente sotto stretta sorveglianza, ripresa da 1000 telecamere durante il corso dell'intera giornata. Orwell forse pensava di scrivere un romanzo, la sorridente Marcuzzi conduce un programma di cui forse non conosce la trama, ma una cosa è sicura: anche se nasciamo figli unici abbiamo sempre un Grande Fratello

giovedì 27 marzo 2014

Critica dell'esame di coscienza, una maniera subdola per auto-assolversi

Molti, prima di prende sonno, hanno l'abitudine di fare l'esame di coscienza, ma cercano solo l'assoluzione per se stessi.

Esame_di_coscienza
Mi attirerò molte critiche con questo post e in fondo me lo auguro, del resto nasce come spunto di confronto, non di polemica. Voglio parlare dell'esame di coscienza, chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito obbligato a farlo? Io stesso tante volte, quando ho sentito di aver fatto qualcosa che usciva dal canale delle regole, mi sono soffermato sui motivi di quella decisione ponendomi 1000 domande sulle ragioni di uno sbaglio, scavando con le unghie nel profondo di me stesso, quasi a farmi male. Cosa ne ho tratto fuori dopo tanto crudele lavoro? Mi sono dato delle spiegazioni, mi “sono capito” e, in fondo, alla fine mi sono auto assolto con la semplice promessa di stare più attento in un domani e ho chiuso gli occhi con la coscienza tranquilla.

Eppure, nel corso della vita, mi sono accorto di essere lo stesso ricaduto inevitabilmente negli stessi errori e allora mi sono domandato: a cosa era servito quell'esame di coscienza? La risposta è al tempo stesso banale e umanamente drammatica: ho esaminato sì la mia coscienza, ma nei panni dell'avvocato difensore, non ho cercato i miei difetti bensì le motivazioni che mi hanno spinto ad un comportamento che in fondo è insito nella mia natura esclusiva di individuo.

Ma la critica, se porta solo a distruggere qualcosa, è sterile e distruttiva, la critica deve suggerire alternative, sostituire un concetto diventato vecchio e inutile con uno nuovo e allora ho smesso di fare esami di coscienza prima di andare a letto, è solo un'abitudine come lavarsi i denti per togliere le impurità del cibo, i denti restano come resta la coscienza allora do una rapida occhiata alla giornata trascorsa, considero il presente e mi addormento sereno pensando a cosa potrò fare domani per quello che sono.

mercoledì 26 marzo 2014

Mi sposerò su Facebook con un Avatar e i miei bambini li creerò con photoshop

La realtà (virtuale) supera la fantasia: Facebook ci renderà immortali in cambio delle nostre vite

Realtà_virtuale
C'era da aspettarselo, Facebook con la modica cifra di 2 miliardi di dollari si è accaparrato Oculus VR una startup già vincitrice del premio per l'innovazione al Consumer Electronics Show di Las Vegas. Bene, ma che significa? Poco per adesso, visto che per ora la piattaforma acquistata da Mark Zuckerberg ha trovato applicazione solo per qualche video gioco, molto se si pensa alle possibilità che potrebbe offrire in un prossimo futuro. Oculus VR infatti è un visore in grado di rendere più completa e realistica la realtà virtuale dando a chi l'indossa la sensazione di essere proiettato all'interno di un mondo tridimensionale.

Le potenzialità sono impressionanti e sotto certi aspetti addirittura inquietanti: se il progetto di Facebook infatti, dovesse realizzarsi come pensato dai suoi ideatori, la nostra esperienza “social” andrebbe bel al di là di uno scambio tramite chat, invio di foto e video o scambio di “mi piace”, sarebbe un'esperienza tridimensionale dove i nostri avatar potrebbero interagire quasi “fisicamente” con altri, potremmo esplorare le case dei nostri amici come se ci fossimo dentro, acquistare nei negozi online come se fossero veri, visitare luoghi e musei senza uscire da casa. In altre parole avremmo una realtà virtuale reale, anche se sembra una contraddizione in termini.

Ma cosa cambierà tutto questo nelle nostre relazioni sociali? Innanzitutto aumenterebbe il divario tra quel mondo sempre più immerso nella tecnologia digitale e quello che stenta persino a procurarsi l'acqua potabile per sopravvivere, traccerebbe un solco difficilmente valicabile per chi non disponesse di queste tecnologie, un po' come mettere a confronto un astronauta con un uomo delle caverne, in secondo luogo ci toglierebbe quella “interazione fisica” che sta alla base dei rapporti umani: non potremo provare orgasmi fisici, non potremo prenderci a schiaffi e non potremo invecchiare. E' una prospettiva spaventosa: mi sposerò su Facebook con un Avatar e i miei bambini li creerò con photoshop!

sabato 22 marzo 2014

Gli uomini, i soldati e la necessità di disobbedire agli ordini

Essere uomo o essere soldato? A volte disobbedire agli ordini è un esigenza di libertà

Uomini_e_soldati
 Sia ben chiara una cosa come premessa: non considero male tutti coloro che indossano una divisa, pure i postini ce l'hanno e se si vuole anche io quando vesto la tuta da ebanista e pure i preti, il problema è chi c'è sotto quei panni: uomini o soldati? Nella storia e nella vita ci sono stati uomini che hanno fatto grande l'umanità perché guidati da uno spirito di scoperta e di ribellione alle consuetudini (ribellione non sempre ha un'accezione negativa!), uomini che hanno scelto di disobbedire agli ordini, uomini che hanno fatto del loro individualismo una bandiera, ma mai sacra perché consapevoli che ogni scoperta genera cambiamenti, uomini che si sono messi in gioco.
Da contro, però ci sono uomini che hanno paura, paura dell'ignoto, paura del pensiero. Questi uomini non sono cresciuti se non nei muscoli, perché hanno semplicemente sostituito la mamma con il superiore e il superiore con l'appartenenza a ideali di lotta e di battaglia, proprio come quando noi eravamo bambini e giocavamo alla guerra con le pistole giocattolo. Ora non fanno più 'boom' solo con bocca, uccidono davvero bambini veri
La loro scusa è che eseguono un ordine e, si sa, gli ordini non si discutono. Quando tornano ai loro accampamenti cantando inni marziali hanno lasciato la loro coscienza sui campi di battaglia e l'umanità più povera. Tutti insieme nella stessa camerata a respirare la stessa puzza di sangue, di piedi e di sudore pensano con orgoglio a quando mostreranno i loro trofei e le loro imprese quando torneranno a casa, sempre se torneranno a casa. Da qualche parte in soffitta ho una scatola di scarpe dove conservo i soldatini della mia fanciullezza, li conservo tutti insieme perché hanno paura del buio, ma ora sono diventato uomo e ho imparato che la vera forza sta nel proprio cuore e nella propria umanità e chi ha deciso, per mestiere, di uccidere e obbedire, per favore, non mi parli di orgoglio, quello è una cosa da grandi!

venerdì 21 marzo 2014

Politica e religione: convinzione, fede o semplice fanatismo?

Qual'è la linea che separa la politica dalla religione? Convinzione e fede accomunate dal fanatismo?

Politica_e_religione
I più grandi aggregatori sociali di sempre sono stati la politica e la religione, la prima basata sulla convinzione individuale, la seconda sulla fede. La politica nasce dall'esigenza di dare un organizzazione razionale alle faccende umane, genera leggi, norme, compromessi, il tutto in continua evoluzione: uno stato sociale può essere sempre perfettibile e così nascono nuove teorie che danno origine a dottrine soggette ad esaurirsi nel tempo di pari passo con l'evoluzione che esse stesse generano. Altro è la religione che basa i suoi precetti su dogmi indiscutibili e immutabili, senza la fede essa non avrebbe modo di esistere.

Apparentemente, quindi, politica e religione sono due modi opposti per approcciarsi al vivere comune, uno strettamente razionale e soggetto a cambiamenti e l'altro immutabile, indimostrabile e quindi non confutabile, non esistono vie di mezzo: la fede o si ha o non la si ha. Chiarissimo... apparentemente, perché non è esattamente così: molto spesso politica e religione, convinzione e fede sono accomunate da un intollerabile fanatismo. Pensiamo alle guerre combattute in nome della fede, ora condanniamo l'estremismo islamico, ma dimentichiamo la nostra guerra santa e vediamo come ancora politica e religione convivono sotto ideali comuni: imporre una fede nel nome di una convinzione politica, ne sanno qualcosa israeliani e palestinesi.

Forse che noi ne siamo immuni? Anche no visto che molti partiti dell'area cosiddetta occidentale si ispirano dichiaratamente a ideali cattolici o cristiani, persino protestanti. Anche no visto che movimenti di massa come Forza Italia e il Movimento 5 Stelle si basano più che su convinzioni discusse, sulla figura di un leader. Berlusconi, indagato e processato, interdetto dai pubblici uffici resta saldamente alla testa del partito e pensa di continuare la propria dinastia facendosi sostituire da un parente; Grillo che opera epurazioni al movimento infastidito dalla dissidenza. Non mi si venga a dire che bisogna provare, che la democrazia è in mano nostra, nelle nostre scelte. Fintanto che politica e religione, convinzione e fede saranno unite da tanto fanatismo, io mi terrò da parte per non sentirmi complice.

giovedì 20 marzo 2014

Cronaca, notizie e freddo interiore. Breve confessione di un disagio

Scrivere di cronaca e mantenere un tono distaccato, ricercare notizie e convivere con un disagio

Cronaca_e_freddo_interiore

Una cosa è leggere o ascoltare una notizia, ce ne sono molte e spesso ne prendiamo solo atto, altra cosa è invece scriverle, ricercare le fonti, approfondirle. Mi occupo di attualità, lungo il sottile confine con la cronaca, il mio compito è comunicare, fare sapere, informare e spesso mi imbatto in storie che non vorrei conoscere e che invece devo eviscerare per poterle mettere in rete e finisce inevitabilmente che ne faccia parte. Si, anche se si cerca l'obiettività non si può fare a meno di soffermarsi sui personaggi di cui si scrive: si entra nelle loro vite, si conoscono i retroscena, i drammi che vivono o hanno vissuto e si capisce con occhi diversi, forse con un pizzico di empatia che non dovrebbe influenzarti, ma lo fa. Le vittime dei naufragi non sono numeri da raccontare, sono vite strappate all'esistenza, sono nelle lacrime di chi è sopravvissuto. Notti fa una giovane donna è stata uccisa dall'ex fidanzato, ho scritto un pezzo, ma non riuscivo a fare a meno di raffigurarmi i due protagonisti: lo stupore di quella ragazza che ha aperto la porta senza sapere che dietro di essa c'era una morte irreale; quel giovane assassino che dopo averla vista morire si è puntato la pistola alla testa. Che cosa è passato per le menti di questi due protagonisti di una recita folle? Paura? Angoscia? Confusione? O solo la voglia che nulla fosse successo, che quella situazione fosse solo irreale? Non lo so, so solo che quando scrivo di quelle vite spezzate qualcosa di loro mi rimane dentro e provo un certo disagio nel constatare che quella cronaca ha un prezzo in denaro

mercoledì 19 marzo 2014

Lettera di un anarchico a Papa Francesco

Alle volte cose simili si esprimono in modo diverso ecco perché un anarchico scrive a Papa Francesco

Lettera_di_un_anarchico
Ciao Francesco,
forse questa lettera ti sembrerà inusuale, o forse no, ma è da molto tempo che la tenevo dentro ed è arrivato il momento di scriverti, magari non la leggerai mai, una fra tante, ma in tutta coscienza il semplice fatto di essermi deciso mi fa stare bene.
Innanzitutto mi presento: mi chiamo Francesco anche io e sono un giovane di 53 anni, mi piace vivere, mi piace scrivere e mi piace la gente e... sono un anarchico, ateo, iconoclasta e anticlericale.
Date queste premesse ti sarà evidente il fatto che queste poche righe sono assolutamente prive di interesse, non voglio intercessioni né benedizioni, tutt'altro: voglio solo testimoniarti la grande stima di una persona che non la pensa come te. Secondo me non è importante cosa si dice, il mondo è pieno di inutili chiacchiere e vane promesse, importante è quello che si fa nel quotidiano e ammiro molto il tuo esempio. Ho avuto un passato burrascoso, mi sono formato le mie idee e ho sempre preteso di pagare in prima persona per gli sbagli che ho commesso, ne sono uscito sempre a testa alta e questo mi ha insegnato che si impara più da un avversario leale che da un falso amico e devo ammettere che in questo anno di pontificato hai espresso concetti molto interessanti, direi alle volte rivoluzionari. Non posso fare altro che ammirarti, tutto sommato, io nel mio piccolo di uomo qualunque e tu sul trono di Pietro, anche se in maniera diversa, desideriamo cose simili: la pace e la concordia. Certo sarebbe davvero piacevole scambiare due parole con te, ma mi accontento solo di farti sapere che il tuo agire ha raccolto l'attenzione di un ateo che ascolta con rispetto e che (non ci ridere!) alle volte ha preso le tue difese andando contro corrente, ma ti assicuro che non sono il solo.
Non rappresenti i miei ideali, ma rappresenti quello che intendo per umanità e ti rinnovo la mia stima. Prenditi cura di te.
Con amichevole affetto Francesco

martedì 18 marzo 2014

L'Europa Unita e la secessione veneta mentre Renzi parla di Rinascimento italiano

Renzi parla di Rinascimento economico, l'Europa Unita cerca la coesione e il Veneto la secessione

Rinascimento_economico
La crisi ucraina ha messo in evidenza la poca consistenza dell'Europa Unita la cui voce nel contesto diplomatico conta quanto un due di picche, intanto Renzi, nell'incontro con la Merkel, parla niente po' po' di meno che di Rinascimento economico europeo e la Lega, in appena due giorni, ha raccolto 700.000 firme per rivendicare la secessione del Veneto. Se a tutto questo aggiungiamo anche le recenti restrizioni fatte dalla Svizzera in termini di immigrazione e la recrudescenza dei conflitti culturali e religiosi il quadro complessivo, se non grottesco, è quanto meno confuso.

L'Europa Unita, in sostanza, cosa dovrebbe essere?

Il concetto di Europa Unita per ora sembra avere come unica realtà comune l'introduzione dell'euro, peraltro contestato e messo in dubbio da alcuni Stati dell'Unione, intorno al quale si è costruito un sistema di controllo e di gestione prettamente economico, allora perchè l'Europa non riesce a far sentire in maniera decisiva la sua voce all'interno di una questione internazionale come la crisi ucraina? Semplice: non è nelle condizioni di far valere la propria posizione a livello militare e si trova schiacciata tra due colossi come l'America e la Russia, al massimo può minacciare qualche sanzione economica, ma l'impero sovietico è uno dei principali fornitori di gas del Vecchio Continente e questo lascia spazio a dubbi sull'efficacia di tali minacce, ma intanto

il giovane Renzi parla di Rinascimento economico

Dopo le promesse, tutte da verificare, sul piano di risanamento nazionale proposto dal neo presidente del consiglio, a tratti tacciato di propaganda populista, ora Renzi dichiara che stiamo andando incontro addirittura ad un Rinascimento economico dell'Europa. Ma su cosa si basano queste affermazioni? Forse perché il PIL italiano è salito dello 0,1%? Forse sul fatto che tra qualche mese i lavoratori con stipendi fino a 1.500 euro se ne troveranno 85 in più in busta paga? Oppure che si mettono all'asta le auto blu? La cosa lascia perplessi se a fronte di queste promesse esistono realtà ben più gravi come l'altissimo tasso di disoccupazione, il precariato e le casse integrazioni. Promettere 85 euro in più suona solo come un invito a pizza e birra, ma non risana certo i problemi del Paese. Ma in questo già confuso panorama di boutade si fa strada una realtà più preoccupante:

il Veneto in soli due giorni ha raccolto 700.000 firme per richiedere la secessione

L'Italia, per antica tradizione, ospita già due Stati autonomi: il Vaticano e la Repubblica di San Marino. Ora, secondo le richieste della Lega, dovrebbe lasciare spazio alla nuova Repubblica di Venezia con un salto indietro di secoli che ha dell'incredibile. Cosa significa? Le acque del Tirreno settentrionale diventerebbero territoriali? Dovremo richiedere un visto di soggiorno per visitare la “città più bella del mondo”? Questo ritorno alle Repubbliche Marinare potrebbe spingere altre regioni a fare altrettanto e allora perché no? Ristabiliamo i confini del Sacro Romano Impero.
L'Unione Europea e il Rinascimento renziano altro non sono che belle parole se il Veneto riuscirà nel suo proposito di secessione e forse, ancora una volta, dopo qualche mugugno durante la pausa pranzo, lasceremo che le cose vadano così

lunedì 17 marzo 2014

Tendenze e mode: seguirle, ignorarle o andare controcorrente? L'influenza dei social

Social, mode e tendenze sembrano sempre più collegate tra loro. Perché andare controcorrente?

Tendenze_e_mode
Per motivi di lavoro ho quotidianamente a che fare con Internet e con i social network, mi occupo di informazione e scambi in rete quindi ho la possibilità di tenere sotto controllo (chiunque può farlo) quali sono le principali tendenze che quotidianamente spiccano nel web, tendenze che alla fine diventano vere e proprie mode, si pensi ai selfie, per esempio, e al largo successo che hanno contribuito a dare ad un'applicazione come Instagram. Questo solo per citare un caso, ma se consideriamo che un brano musicale o anche un video amatoriale postato su youtube, possono raggiungere in maniera virale milioni di utenti in poco tempo, ci rendiamo conto dell'enorme potenziale di questi strumenti.

Come ho accennato mi occupo di informazione online e per questioni pratiche, molto, anzi quasi tutto il lavoro redazionale, avviene tramite i gruppi di Facebook mentre i criteri più diffusi per la ricerca di informazione in rete sono di tipo più specifico: Google Trend, per citare il più famoso. Tramite esso è possibile sapere cosa fa maggiormente tendenza nel pubblico in un dato luogo e in un dato lasso di tempo in modo da soddisfare al meglio le ricerche degli internauti. Dal punto di vista economico questa si rivela un'ottima strategia: sai che se un certo argomento ha un picco nelle ricerche in rete le tue possibilità di essere letto aumentano sensibilmente. In altre parole seguo la tendenza e contribuisco al successo di una moda.

Scrivere per un pubblico porta anche a leggere molto, ogni giorno scorro centinaia di siti, alle volte, partendo da “patate” arrivo ad articoli che parlano di energie alternative e mi trovo così a leggere di cose che vanno assolutamente al di fuori di quelle che sono le tendenze, sono quelle informazioni controcorrente che attirano di più la mia attenzione, alcune di queste, quelle che si riveleranno veramente innovative, faranno la moda del prossimo futuro

Ma scrivere, leggere, documentarsi servono a poco se non suggeriscono delle riflessioni, sarebbero esecuzioni automatiche finalizzate ad un lavoro e così mi concedo anche il tempo per pensare e mi pare evidente una cosa: tutto ciò di cui disponiamo ora, dalla tecnologia ultra-sofisticata ai nuovi progressi della medicina, dagli elettrodomestici intelligenti all'abbigliamento tecnico, nascono dalle intuizioni di coloro che, a dispetto delle mode, hanno nuotato controcorrente, quelli che hanno inventato le mode. Soffermarsi ogni tanto su queste considerazioni mi aiuta a percepire meglio i miei tempi, non so voi

domenica 16 marzo 2014

Il pericolo della coerenza ovvero il rischio di costruirsi una trappola

Non sempre la coerenza è sinonimo di affidabilità, alle volte può generare il fanatismo

Coerenza
Senza dubbio alcuno essere considerati coerenti è un tratto distintivo positivo per un individuo, una persona coerente è considerata affidabile, si può essere certi che manterrà fede agli impegni e alla parola data, è destinata a fare carriera tanto nel lavoro (qualunque esso sia) quanto nella vita, ma proviamo a guardare la cosa sotto un'altra angolazione: il concetto di coerenza è assoluto? Quando una persona ha diritto a fare un passo indietro?

Vediamo alcuni esempi: Paolo (o Saulo) di Tarso. Ebreo ellenizzato era avverso alla chiesa cristiana. Un giorno, percorrendo la strada che da Gerusalemme portava a Damasco per organizzare una repressione a danno dei cristiani fu avvolto da una luce e udì una voce: “Saulo, perché mi perseguiti?” Confuso dall'avvenimento vagò per tre giorni nella città siriana. Fu Anania, capo di una piccola comunità cristiana che, per ironia della sorte, lo condusse alla religione. Da quel momento Paolo mise via la spada e dedicò la propria vita alla teologia. Ora lo ricordiamo come San Paolo. Quel gesto che gli cambiò la vita fu forse rinnegare la coerenza con i suoi ideali di guerriero? Oppure in questo caso è più importante considerare la conversione?

“Mi spezzo, ma non mi piego” è una frase dal forte impatto, indica la volontà di mantenere fermamente fede alle proprie convinzioni, la coerenza ai propri principi, ha qualcosa di eroico, ma rifacendosi ad un esempio orientale è il giunco che vince la tempesta, piegandosi e ritornando dritto quando cessa. Chi perde nel confronto è la poderosa quercia che resta mutilata dei suoi rami.

Abbiamo detto che la coerenza è quanto meno un pregio, prendiamo un altro esempio: Hitler. Tutti conoscono il personaggio per la folle dottrina politica che ha portato allo sterminio di milioni di persone: ebrei, omosessuali, rom di varie etnie e senza distinzione di sesso e di età dottrina che ha difeso fino alla morte con estrema coerenza e su questo non v'è dubbio, ma possiamo considerarlo affidabile lo stesso? Oppure quella coerenza era funzionale solo alla follia? Come andrebbe valutata in questo caso se non come delirante fanatismo? Ma sempre di coerenza si tratta.

Di esempi da citare ce ne sarebbero a migliaia, il fatto che appare evidente è come spesso a delle parole, a dei concetti, si attribuiscano valori assoluti senza considerare, con una frase banale, che ogni medaglia ha il suo rovescio il dubbio che rimane è: quale confine segna il limite tra coerenza e fanatismo? Forse, se trovassimo questo limite ci sarebbero meno conflitti. Sarebbe interessante sentire il parere dei lettori

venerdì 7 marzo 2014

Recensione di “Racconti delle Lande percorse Vol 1 Come nasce un cavaliere”

Ho letto “Lande percorse-Come nasce un cavaliere”. Ecco in questa breve recensione il mio parere

Recensione
Recensire un libro non sempre è cosa facile, si rischia di influenzare il lettore attraverso l'interpretazione che si da del racconto, ma mi è capitato per le mani questo testo: Lande percorse, Come nasce un cavaliere, dietro il suggerimento di un amico che me ne ha parlato in maniera entusiasta tanto da invogliarmi ad acquistarlo (tra l'altro ad un prezzo accessibilissimo su questo sito: http://www.amazon.com/Racconti-delle-Lande-Percorse-Vol-ebook/dp/B00I3Y67AM) ed la spesa non mi ha deluso.

In questa modesta recensione di non mi voglio soffermare sulla trama di “Racconti delle Lande percorse Vol 1 Come nasce un cavaliere” per il semplice motivo che, come in un romanzo fanasy che si rispetti, è ricca di colpi di scena che lascio scoprire al lettore appassionato, bensì voglio porre l'attenzione dello stile con cui è scritto e del messaggio che ho letto tra le righe. E' uno spaccato della vita reale visto attraverso gli occhi della fantasia, i personaggi che lo popolano sono quelli che incontriamo ogni giorno per le strade solo che vestono abiti diversi, usano parole arcaiche ed incantesimi, ma cosa sono gli incantesimi se non quelle cose che “strane” che ci capitano tutti i giorni, quelle intuizioni che non sappiamo da dove ci vengano e che pure ci illuminano il nostro “razionale”?

“Racconti delle Lande percorse Vol 1 Come nasce un cavaliere”, scritto da Diego Romeo, è il primo di una saga in puro stile epico dove la cura per la descrizione è molto attenta ed accurata: luoghi, personaggi ed eventi ci staccano dalla realtà pur non facendola dimenticare e danno al romanzo la dote di una piacevolissima lettura per persone di ogni età. Sono convinto che l'autore (maa forse mi sbaglio) lo abbia scritto pensando di raccontare una storia ai propri figli, ma posso assicurare che qualunque genitore ami la lettura proverà un grande piacere nel fare addormentare i suoi bambini con la lettura di questa favola di draghi, avventure e cavalieri.

giovedì 6 marzo 2014

L'8 marzo è la ricorrenza di un massacro, come si può chiamarla festa della donna?

Le origini della festa della donna sono controverse, ma ricordano un rogo dove morirono 146 persone

Rosa_Luxemburg
Secondo alcuni le origini della festa delle donne che ora viene celebrata l'8 marzo risalgono al 1907 quando per la prima volta, durante la VII Conferenza dell'Internazionale Socialista, fu sollevata la questione femminista. L'idea di dedicare una giornata ai diritti delle donne fu di Rosa Luxemburg che convinse il Congresso a votare una risoluzione a favore del suffragio universale delle donne. All'inizio del secolo i socialisti, insieme al movimento operaio, celebrarono la giornata dedicate ai diritti delle donne e al suffragio universale in date molto diverse tra loro, ma la prima di cui si hanno conferme ufficiali è del 28 febbraio del 1909, ma ebbe solo carattere nazionale in quanto si svolse esclusivamente negli Stati Uniti.

Da qui l'idea di alcune delegate socialiste americane di proporre alla II Conferenza Internazionale delle donne, tenutasi nella Folkets Hus (la Casa del Popolo) di Copenaghen una giornata mondiale dedicata ai diritti delle donne. Quindi la prima vera “festa delle donne” a livello internazionale fu celebrata l'11 marzo del 1911 con numerose manifestazioni negli USA, in Germania, in Danimarca, in Austria e in Svizzera. In seguito, l'8 marzo del 1917, le donne di Pietroburgo scesero in piazza a fianco degli operai contro la guerra e la mancanza di scorte alimentari.

In Italia la festa delle donne fu introdotta per la prima volta nel secondo dopo guerra per volontà dell'UDI, Unione Donne Italiane a cui fu associata come simbolo l'ormai tradizionale mimosa (ricordiamo, per inciso, che l'8 marzo del 1972 durante la festa delle donne appunto, la manifestazione di Roma fu repressa dalla polizia con cariche violentissime ritenendo, in quel periodo di buio bigottismo, che i cartelloni a favore della legalizzazione dell'aborto e della liberazione omosessuale fossero un'offesa contro la morale)

Ma l'episodio che più è legato alla festa delle donne ha ben poco di festoso: New York, fabbrica di Triangle, 25 marzo 1911. Uno spaventoso incendio distrusse l'edificio dove persero la vita 146 operaie per lo più italiane e dell'est europeo, una tragedia che che scosse fortemente l'opinione pubblica americana e non solo e che ebbe ripercussioni sulla vita sociale e politica degli Stati Uniti tanto da portare al varo di nuove leggi atte a tutelare la sicurezza del lavoro dietro la forte pressione che esercitò la International Ladie's Garment Workers' Union, uno dei più importanti sindacati americani.

In realtà la festa delle donne nasce da un progetto politico del Movimento Socialista internazionale e non dal rogo di New York, ma da quel momento in poi iniziarono a circolare voci su un altro incendio, di cui per altro non ci sono prove, di una fabbrica di camicie avvenuto l8 marzo del 1908 a New York. Qualunque siano le vere origini di questa ricorrenza chiamarla festa mi sembra eccessivo, dovrebbe essere un momento di riflessione, magari non occasionale, per riflettere come ancora oggi le donne siano vittime di violenze e maltrattamenti

sabato 1 marzo 2014

Giornalismo, giornalisti, strilloni e giornalai: il problema della comunicazione in Italia

Chi fa davvero comunicazione in Italia? I giornalisti, il vero giornalismo o chi vende i giornali?

Giornalisti_e_giornalai
La diffusione delle tecnologie informatiche e il facile accesso ad Internet hanno sicuramente trasformato il concetto di comunicazione, Oggi, chiunque abbia una buona capacità di scrittura può fare giornalismo, basta semplicemente aprirsi un blog o meglio ancora collaborare come giornalista online per una testata e il gioco è fatto. In sostanza la figura del giornalista non esce necessariamente più dalle aule universitarie, non è più obbligata ai 18 mesi di tirocinio presso una testata riconosciuta e non necessita più del famigerato tesserino che lo qualificava come un professionista della comunicazione.

Questa “popolarizzazione” del concetto di giornalismo però ci porta davanti al problema della comunicazione, nel suo aspetto più ampio: se da una parte è vero che Internet ha permesso una maggiore democrazia che permette a tutti di esprimere la propria opinione nell'agorà della rete è anche vero che:
  1. per un lettore riesce difficile orientarsi in una così vasta mole di notizie
  2. che non sempre chi scrive è adeguatamente informato e in alcuni casi in malafede
  3. che molto spesso la notizia fornita non è frutto di ricerche od approfondimenti sul campo, ma piuttosto tende a seguire le tendenze del momento per accontentare il pubblico.


Attualmente chiunque faccia una ricerca in rete utilizza come principale motore di ricerca Google, il più noto e più diffuso a livello globale il quale però agisce quasi in funzione di monopolio: una notizia è importante se risulta indicizzata nelle prime pagine di ricerca e spesso, molti giornalisti che scrivono online, lo prendono come riferimento per sapere cosa cerca il lettore. Ma questo pone un grosso limite alla comunicazione, e a quello che, con una parola grossa, si potrebbe definire il “giornalismo vero”. Sperare in uno scoop, sotto questa logica, è quasi impensabile: a che scopo impegnarsi in settimane o mesi di tempo per sviluppare un indagine che metta in luce certi aspetti della realtà o lanciare una notizia di attualità quando sappiamo che non la leggerà nessuno perchè semplicemente non è indicizzata sui motori di ricerca?

Semplificando e spingendo il concetto al limite del paradosso si potrebbe dire quindi che l'informazione non la fa il giornalista, il giornalismo è affidato invece al giornalaio a colui cioè che è nelle condizioni di diffondere al meglio la notizia, allo strillone in grado di raggiungere il maggior numero di persone da incuriosire. Forse, in questa ottica, è la scelta del lettore che segna il confine tra il giornalista e il giornalaio, la sua volontà di tenersi informato oltre i limiti di ciò che fa solo tendenza.

martedì 28 gennaio 2014

Orizzonte

Anche se ho vissuto da ribelle
anche se ho lasciato l'università per imparare dalla vita
anche se ho trattenuto la paura quando mi hanno puntato una pistola addosso
non ho mai smesso di pensare
anche quando tutto mi sembrava perso
vedere l'alba sorgere mi ha scaldato il cuore
e, per dio, non ho mai lasciato né la penna né la spada.
Anche se guardandomi allo specchio sono soddisfatto di me
mi rendo conto che ho sempre un orizzonte nuovo da scoprire

...e tutto mi sembra più bello.

mercoledì 22 gennaio 2014

Nemmeno Lei

Non mi piace aspettare
neppure il destino
neppure la morte
Mi piace correre
mi piace il vento sulla faccia
e mi piace imparare
Mi piace la gente che mi parla a muso duro
guardandomi negli occhi
anche se non sono d'accordo
mi piace essere errante in questa vita
mi piace imparare ed essere riconoscente
mi piace riconoscere i miei errori
chiedere scusa con sincerità
Mi piace questa vita
e per quanto breve possa essere

è semplicemente da vivere

sabato 18 gennaio 2014

Deviazioni

Alle volte bisogna saper cambiare rotta
distrarsi dal vecchio obiettivo
lasciarsi tutto alle spalle ed imboccare quella via che ci sembra allettante
Quando salpiamo l'ancora abbiamo una meta, una convinzione nella testa
ma il percorso ci riserba molte imprevedibili sorprese
Sarebbe stupido, a quel punto, rimanere incaponiti nella trappola della coerenza
e non osar girare la ruota del timone
Le idee nascono da altre idee
e la nostra meta è sempre incerta

fin quando non la raggiungiamo

giovedì 16 gennaio 2014

No Flags

Non riconosco bandiere
non accetto etichette e pregiudizi
cammino scanzonato per il mondo
e casa mia è dove mi fermo per riposare.
Non mi faccio fermare dai confini
sono un uomo della Terra
e vado dove voglio
senza tornare indietro
o guardarmi alle spalle
e quando raggiungo un orizzonte
sono solo all'inizio del cammino

perchè oltre quello ce n'è un altro

giovedì 9 gennaio 2014

Storia di mare

Storia di mare

A vederla nel porto sembrava la più bella. Non era tanto grande, ma le sue forme aggraziate la rendevano maestosa fra tante regine del mare. Si dondolava pigramente legata al suo pontile con la prora dritta all'orizzonte. Pareva avesse il naso all'insù per annusare il profumo della brezza che portava aria di avventura. Uno scanzonato nocchiero camminava a passo lento lungo la banchina assorto in chissà quali pensieri e l'urlo dei gabbiani si univa al ritmico tintinnare degli stralli in una canzone che s'ode in tutti i porti. A un tratto il suo sguardo si fermò sulle sue forme leggiadre, ne rimase incuriosito e sempre col suo passo lento entrò nell'osteria per un bicchiere di rum. Non si soffermò tra i vecchi compagni marinai, ma si sedette solo davanti alla finestra ad osservare quella barca che l'aveva colpito. I suoi pensieri vagavano a casaccio, non aveva bisogno di tenerli a freno, perché il suo ingaggio era fra tre giorni avanti e si lasciava cullare così, al ritmo di quella carena.  Calmo e sereno attese il tramonto e quando si recò alla locanda ritrovò i vecchi amici. “Lupo che fai con quella faccia stralunata? Pare che tu abbia visto un fantasma!”. Li guardò sornione e non disse nulla e con la sua bottiglia andò nella stanza che aveva prenotato. “Che strano-pensava-non avevo mai visto una barca così. Sembra abbia una vita propria!”. E si addormentò sulla veranda senza nemmeno levarsi gli stivali. Non era ancora giorno quando si alzò. Gli era sempre piaciuto passeggiare in solitudine per ascoltare la risacca e per vedere i colori del cielo che prendevano forma, in fondo non amava troppo l'accecante mezzogiorno, troppo brusio di gente chiacchierona , preferiva le ore ammorbidite dal silenzio degli umani e a volte si domandava se appartenesse davvero a quella specie. Fu il guizzo di un pesce a distrarlo dai suoi pensieri assorti e si accorse di essere vicino a quella barca che lo aveva colpito. L'uomo non si meravigliò, ma tese la sua mano per accarezzarne la fiancata e ne ammirò la sua eleganza discreta. Si meravigliò del fatto che non ostentava la propria bellezza di fronte ai grandi bastimenti che la circondavano, anzi, tentava di apparire inosservata. Col solito passo lento andò verso una bitta li vicino ad ascoltare i suoni amici e a guardare l'orizzonte, ma non poteva trattenersi dal lanciare ogni tanto uno sguardo a quella barca. Ne lesse il nome inciso sulla poppa:  Piccola Volpe. “Che strano nome-pensò- per una barca” ed andò via. Preparativi, confusione, marinai sboccati e ancora ottusi dal fumo della sbronza trascorsa gli davano fastidio. Aveva un qualcosa nella testa che lo rendeva stranamente inquieto, ma finalmente venne la sera, una tiepida sera musicale e lui decise di
trascorrerla sul molo accanto alla sua Volpe. Una pacifica luna rischiarava la serata e il vecchio marinaio si trovò ancora una volta a navigare nell'oceano della fantasia, a un tratto tra quei pensieri vaganti uno si stagliò luminoso nella sua mente: voleva prendere il largo da tutto e da tutti, gli costasse l'impiccagione. Cosa gliene importava del resto di imbarcarsi su quel bastimento sgangherato? Sarebbe forse morto in un combattimento coi pirati per difendere un carico non suo o per una misera manciata di dobloni. No era il caso di seguire il cuore e senza pensarci troppo salì  a bordo di quella strana barca. Mollò gli ormeggi e tese una piccola vela a prua per prendere il largo. La cosa era fatta ormai e non poteva più tornare indietro! Uno strano senso di serenità gli riempiva l'anima e con tranquillità uscì finalmente dal porto.
Era ancora notte, il mare benevolo e le stelle danzavano intorno ad una luna amica. Quando fu lontano dalla costa dispiegò tutte le vele e decise la rotta: ovest. Gli piaceva l'idea di avere la propria ombra davanti a sé per giocare a
rincorrerla, era un gioco che faceva da bambino e ora che si sentiva libero nel vento gli era ritornato improvvisamente in mente. Intanto osservava meglio la sua barca: i lucidi ottoni, gli eleganti fregi che ornavano la tuga, la linea snella e slanciata della sua carena e la leggerezza con cui solcava le onde la facevano assomigliare ad una bella donna, e poi quel nome che lo aveva colpito: Piccola Volpe. Gli sembrava di averla avuta sempre in mente senza saperlo, ma ora che era a bordo lasciandosi portare sulle onde sentiva che avrebbe viaggiato bene insieme a lei e, per Nettuno, non aveva bisogno di nessun altro essere umano attorno. Fece un giro d'ispezione all'interno e si meravigliò  del fatto che sapeva esattamente dove stavano tutti gli oggetti, le cabine, le paratie, perfino le parti più nascoste come le sentine. Sapeva senza nemmeno cercarle dove erano riposte le vele di riserva, le scotte, gli strumenti di navigazione e tutto il resto. La sua sorpresa però fu grande quando aprì il diario di bordo: sulla prima pagina era disegnato a matita un lupo grigio.
Il resto della giornata trascorse tranquillo nelle normali attività di bordo e mentre regolava le scotte iniziò a parlare con lei come a una persona in carne ed ossa, con affetto e gentilezza informandola di quello che faceva: “Ora regolo un po' le scotte, piccola, se le senti troppo cazzate fammelo capire in qualche modo. In fondo io sono solo un nocchiero; sei tu che porti in viaggio la mia vita e non vorrei mancarti di rispetto. Del resto in questo sconfinato mare siamo solo io e te e dobbiamo andare d'accordo in armonia” forse fu a causa di un oda improvvisa, ma in quel momento la campana oscillò con un argentino tintinnio e durante tutta la giornata osservò che tutte le volte che si rivolgeva a lei quella campana tornava a tintinnare leggiadra. “Corpo di mille balene-pensò- Stai a vedere che m'innamoro di una barca!”. Arrivò la
sera e lui decise di trascorrere la notte in coperta visto che l'aria era tiepida e profumata di salsedine. Voleva tenerle compagnia e per passare il tempo decise di raccontarle una novella che gli aveva raccontato un vecchio lupo di mare.
Parlava dell'antico amore sfortunato tra il Sole e la Luna che il destino impediva di incontrarsi e che si potevano vedere soltanto da lontano rincorrendosi in eterno. Aveva accanto a sé una bottiglia di rum e preso un sorso ne versò un po' sulla coperta dicendo: “brindiamo insieme Piccola Volpe, al nostro viaggio e alla nostra amicizia e si addormentò sereno cullato dalle onde e dal suono degli spruzzi che accarezzavano i fianchi della sua bella. Dopo tanti anni un sorriso si distese sul suo viso bruciato dal sale. Trascorsero così diversi giorni di tranquilla navigazione. Piccola Volpe, civettuola, puntava la suo prora insolente verso ovest facendo tintinnare la sua campana ogni volta che il marinaio le parlava e quando voleva burlarsi di lui faceva vorticare velocemente la bussola per fargli perdere l'orientamento. “Che dio mi fulmini!-diceva il marinaio-Ora sono proprio convinto che tu abbia un anima! Dispettosa come una bambina! Ma ora ti aggiusto io!-aggiunse- Ti conduco in un porto di rozzi pescherecci e ti ci lascio li 15 giorni a vedere se poi non puzzi di pesce!” E scoppiò in una fragorosa risata che fece fuggire il cormorano appollaiato su un pennone. Tra l'uomo e la barca si stava creando un rapporto di simbiosi e pareva oramai che si muovessero nel blu come una cosa unica: il natante eseguiva eleganti manovre quasi spontaneamente e il marinaio sapeva sempre cosa lei desiderasse per la sua cura e manutenzione: la lavava e la lucidava con delicatezza stando sempre attento a non essere tropo ruvido: la voleva bella e splendente come il primo giorno che l'aveva vista. “Se tu potessi parlare-le disse un giorno- è l'unica cosa che ti manca per essere perfetta!”. “Lupo io so parlare” le rispose lei con voce gentile. A momenti il pover'uomo non stramazzò per terra! Si aggrappò alla battagliola e stropicciandosi gli occhi si guardò intorno in cerca di qualcuno! Eppure non aveva bevuto nemmeno un goccio di rum! Da dove veniva quella voce? “sei tu Piccola Volpe? Chiese con voce incerta. “Certo che sono io, zuccone che non sei altro. Chi vuoi che sia?”. ”Che mi venga un colpo!” esclamò il marinaio, “Tutto mi potevo aspettare tranne una nave parlante!”. “Era tanto che ti aspettavo, Lupo, ma tu eri troppo assorto nel tuo da fare e non ti eri mai accorto di me. Ero a Marsiglia e a Venezia, ero a Calais e sulle coste del Cile, ma tu mi sei sempre passato accanto senza accorgerti di me e ho continuato ad aspettarti per tutti questi anni, sapevo che prima o poi saresti salito a bordo”. “Perché? Cosa aspettavi da me?” “Io sono nata libera per vagare i sette mari, ma in tutti questi anni di attesa ho conosciuto solo uomini gretti che vedevano in me solo un guscio con cui traghettare anime e merci, come se fossi solo un mucchio di fasciame e manovre. Ho rischiato la mia vita per portarli sani in un porto sicuro, ma giunti che eravamo mi lasciavano lì, legata a una banchina, per andare a ubriacarsi, senza curarsi delle mie ferite, delle mie vele lacere e spossate, del sale che rodeva il legno della mia coperta. Avevo come amici solo i gabbiani e i pesci, ma anche loro cambiavano di porto in porto ed alla fine io restavo sempre sola”. “Ma dimmi -chiese il marinaio- come hai imparato a
parlare?”  “Devi sapere che il vecchio maestro d'ascia che mi costruì aveva perso in mare la figlia durante una tempesta, la sua nave si sfasciò sugli scogli ed egli si salvò miracolosamente, ma della ragazza si perse ogni traccia. Tornato che fu al suo villaggio decise di costruire una barca ancora più bella di quella perduta e si mise all'opera per mettermi sui flutti. Dicevano che il pover'uomo avesse perduto il senno, ma mentre lavorava al mio compimento parlava con me come se fossi una creatura. Fu lui che mi chiamò Piccola Volpe, così come affettuosamente chiamava la sua figlia. Mi trattava
come se fossi viva e ascoltando le sue dolci parole
piene di magia e di speranza imparai a parlare anche io. Un giorno mi disse che tutti in paese lo consideravano matto e mi chiese di promettergli che non avrei mai rivelato a nessuno la mia capacità di parlare se non quando avessi compreso che un solo uomo poteva capire senza meravigliarsi”“ Ma io cosa c'entro in tutto questo?” ti vidi un giorno al Cairo, camminavi sulla banchina col tuo sacco in spalla, eri sbarcato da un bastimento e mentre ti dirigevi al porto fosti fermato da un bambino. Era visibilmente povero e ti guardava con timore, non osava chiederti una moneta, ti toccò timidamente la cerata. Tu eri assorto in chissà quali pensieri e senza dire niente infilasti una mano in tasca e gli donasti una manciata di dobloni. Ti guardavo: pareva non esserti neanche accorto di averlo fatto e tirasti dritto per la tua strada, mentre il bimbo si guardava sbigottito tra le mani quel piccolo tesoro” “Perbacco -disse lui- non me lo ricordo”. “Lo so, sei sempre stato distratto per le cose terrene, per questo mi piacesti subito e capii che solo con te avrei potuto parlare dei miei sogni. Il mio costruttore mi disse pure che mi avrebbe svelato un grande segreto, ma ahimè, morì prima di poterlo fare e da quel giorno fui sola in balia del mio destino. Dimmi che non mi tradirai mai Lupo?!” “Giammai Piccola Volpe, ora che ti conosco meglio il mare non mi sembra nemmeno più tanto vasto e misterioso, sarà bello navigare insieme”. I giorni trascorsero sereni, il vento era favorevole e tutto sembrava andare per il meglio, ma il destino era in agguato! Un giorno, improvvisa, si scatenò una terribile tempesta. Gli alti marosi iniziarono a spazzare la coperta della nave colpendo violentemente le fiancate con una furia tale che pareva dovesse sfasciarle. Non bastò terzarolare le vele per contrastare la furia di quel vento inaspettato e il marinaio con grandi sforzi fu costretto ad ammainare quelle che rimanevano sane mentre la barca coraggiosamente decise di volgere la prua al vento per contrastare la spinta laterale delle onde. Solo un piccolo velaccino a proravia consentiva le manovre essenziali a governare. Uno schiocco sordo coprì improvviso l'ululare della tempesta, la nave prese a improvvisa ruotando su se stessa come impazzita ed il nocchiero si accorse  sbandare sbalordito che il timone non rispondeva ai suoi comandi. Come una furia scese giù in coperta per tentare di riparare il danno, ma la pala era già frantumata e in quelle condizioni non c'era verso di porre rimedio. Allora corse di nuovo su in coperta e lanciò in acqua un grosso secchio legato ad una cima nella speranza di dare stabilità alla nave, ma un onda più forte gliela strappo dalle
mani ed a momenti non lo spediva fuori bordo. L'orrore e la paura riempirono i suoi occhi: tra gli spruzzi dei marosi vide la costa frastagliata apparire improvvisa e a un tratto capì che tutto era perduto, né lui né Piccola Volpe potevano oramai far nulla! Era la fine! Neppure per un'istante pensò di calare in mare una scialuppa. Afferrò una solida cima e si legò all'albero di maestra. “mia Piccola Volpe -sussurrò- il mio destino è rimanerti accanto. Non lascerò il tuo spirito vagare solo nel vento. Sia quello che sia”. Un terribile rumore di assi sfasciate coprì per un momento la furia degli elementi, tutto si capovolse, non c'era più orizzonte né cielo né terra e a un tratto tutto si fece buio. Chissà quanto tempo era passato, un tiepido calore lo destò dal suo torpore. Era disteso su una spiaggia disseminata qua e là da qualche scoglio. Cos'era successo si domandò ancora confuso. Si toccò il corpo indolenzito, non aveva niente di rotto e quando le sue mani toccarono la cima che aveva ancora legata in vita ricordò tutto: la tempesta, il naufragio, la paura di non poter agire e subito si mise in piedi cercando affannosamente intorno a se i resti della sua sfortunata nave. Niente! Maledizione, niente! Mosse qualche passo barcollante cercando di orientarsi quando vide poco più in là un corpo disteso sulla sabbia. Corse verso quella direzione, incespicò, la bocca piena di rena. Si rialzò e corse ancora. Un corpo di donna. Respirava ancora. L'uomo la scosse e questa aprì gli occhi di un intenso color di mare e gli gettò le braccia al collo. “Lupo! -esclamò- e scoppiò in un pianto accorato- Lupo!” lui cadde in ginocchio: aveva già capito “Sei tu? -chiese con voce tremante- sei tu Piccola Volpe?” “Si mio comandante son io. Questo è il segreto che non potevo rivelare: sono la figlia del maestro d'ascia che sparì nei flutti e solo chi mi avesse amata contro il destino mi avrebbe ridato le  sembianze umane. Grazie!”. Un sole benevolo si chinò su di loro e si unì a quell'intenso abbraccio che li strinse a lungo. Poi i due si alzarono, si presero per mano e lentamente sparirono verso le dune. Ma questa è una favola, si sa, la vita è molto più crudele.

Fine

27 agosto 2010. dedicata all'unico grande amore conosciuto

Specchio

Mi guardo nello specchio
cerco di riconoscere me stesso
ma non mi riesce
Quello che vedo è solamente un uomo coi sui dubbi
le incertezze
Mi accorgo improvvisamente
di non avere memoria
sono congelato in un istante
ipnotizzato dal mio stesso sguardo stupefatto
un istante che pare interminabile
e allora assaporo voluttuosamente il presentente
e riprendo conoscenza
riprendo coscienza
con un gesto della mano
metto alle spalle il prossimo futuro
In quel momento mi accorgo di “essere”
e nasco


mercoledì 8 gennaio 2014

Il deragliatore


dietro le quinte della sicurezza
c'è un manovratore inaffidabile
che guida il treno dei pensieri.
Bramoso di sapere
capisce solo quel che tocca
e quel che tocca distrugge
e allora corre
deraglia disperato dal percorso delle antiche certezze
perché non ha il tempo di raccogliere frammenti di memoria
E mentre l'apparenza inganna gli occhi
con i suoi abituali scenari della vita
il macchinista si lancia verso prospettive impossibili e irreali
e trascina il convoglio
sui percorsi del paradosso e dell'assurdo:
treni che solcano le acque
e a un tratto inarcano le reni
per un'immersione profonda.
Treni che con rapido scatto
dirigono il tragitto verso il sole
per poi cambiare rotta repentinamente
e lanciarsi all'interno di un cratere
alla ricerca di un rovente

brivido di velocità

martedì 7 gennaio 2014

Così per dire

io sono il buio
sono la luce
sono una voce nel silenzio
una macchina finita contro il palo delle falsità
Il sole mi guarda le spalle
io seguo la mia ombra che si fa lunga nell'ora del tramonto
Guardo un cane randagio
malconcio e spelacchiato

libero nel suo caracollare in questa sudicia città

venerdì 27 dicembre 2013

Il viaggiatore

Era stanco e malandato ormai
troppa strada e troppe cicatrici
...troppe storie nella memoria e voleva fermarsi lì
ai piedi del ruscello
ma notò un bambino che camminava confuso
lo raggiunse e senza dire una parola
lo accompagno fino alle porte della città
Sempre in silenzio gli lasciò la mano e lo fece entrare dentro
Allora si che si fermò
guardò quella piccola figura che si confondeva nella folla
sapeva che il suo cammino era finito,

ma non il viaggio

giovedì 26 dicembre 2013

Bagnatica (sabato 18 aprile 1987)


Con pensieri diversificati, ma costanti
ripeto una vecchia poesia che cerco di suonare
cerco un'idea che non abbia il sapore metallico della carne eccitata e del sangue.
Voglio vedere sotto la pelle profumata della Primavera
dove l'ombra è sollievo
mentre il sole è gioia.
Con pensieri diversificati, ma costanti
rivedo le cose disposte ieri con cura meticolosa...
che disordine oggi!

domenica 15 dicembre 2013

Psycho

No, esatto, non sono andato più dal mio psicanalista, perché? Tu!? Tu cosa avresti fatto al posto mio? Lo so cosa pensi ed è inutile che lo chiarisca con quegli sguardi compassionevoli, ma ti dirò di più! Io non sono affatto pazzo a dispetto della mia rovina e dei miei abiti stracciati; sarò un po svitato, forse, ma non più di tanto e ricorda, tra l'altro, che le mie fontane e i miei cavalli di pietra dominano ancora sulle piazze di questa città e che tu stesso, così premuroso e comprensivo ora, con un povero vecchio rimbambito, mi hai chiamato maestro.
Tutti quegli uomini, ragazzo mio, tutti quegli uomini erano pazzi, totalmente e irrimediabilmente pazzi...era come...era come se nulla avesse più coerenza con quello che sapevo...o che credevo di sapere e quale che fosse stata la realtà in quel momento o in tutti i momenti che ho vissuto da allora fino ad oggi, credo che un giorno perdemmo qualcosa di importante che forse non ritroveremo più.

A un certo punto, non lo dimenticherò mai, una delle pazienti che attendevano con me nella sala d'aspetto si mise in piedi e recitò una poesia, ma lei era muta ed io ero sordo e così si perse nel vuoto insieme alla mia immaginazione.

lunedì 9 dicembre 2013

L'ottavo giorno

...e l'ottavo giorno Dio si accorse di aver sbagliato tutto,
ma era perfetto agli uomini
e non poteva smentirsi
né chiedere scusa

allora inventò la chiesa e la religione.
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