lunedì 2 giugno 2014

Fame e denaro, due realtà unite solo da una cosa: il monopolio e... ora si parla di acqua

Si parla di globalizzazione e intanto le multinazionali e le banche fanno cartello per il monopolio delle acque

acqua

Si parla di globalizzazione, social sharing, interconnessioni eppure, come appare sempre più evidente le società umane sono sempre più frammentarie e disgregate. Tra guerre etniche, di religione e secessionismi l'unica cosa che sembra ci tenga legati è il frivolo, la condivisione dei selfie, i messaggini e l'omologazione dell'ultima tendenza di moda Questo naturalmente vale per il “primo mondo”, per usare un termine politically incorret, il “secondo” cerca di adeguarsi mentre il “terzo”, come comune denominatore ha la fame e la miseria in forma di quasi assoluto monopolio. Eppure, paradossalmente, è proprio il monopolio quello che lo accomuna al potere delle grandi banche e delle multinazionali, solo che in questo caso non si tratta di fame e carestie, bensì delle risorse del pianeta. Dopo aver messo le mani sul petrolio attraverso la creazione di cartelli transnazionali che non si curano di sottigliezze come le etnie o le religioni ora l'attenzione delle grandi lobby si è spostata ad est dei Balcani dove si contendono alcuni dei più grandi bacini naturali di gas fossile cambiando gli assetti geopolitici che fino ad ora avevano il loro fulcro nel bacino del Mediterraneo.

Ma i grandi centri del capitale hanno già capito da un pezzo che l'altra risorsa su cui mettere le mani è l'acqua e stanno già operando da tempo, mantenendo un basso profilo, per assicurarsi il monopolio anche di questa risorsa vitale. Tra le banche impegnate nella corsa all'accaparramento alle risorse idriche troviamo grossi gruppi come Goldman sachs, JP Morgan Chase, UBS, Allianz, Barklay Bank, per citarne solo alcune, ma anche grandi magnati dell'economia mondiale come l'ex presidente americano George Bush e famiglia, Li Ka-shing di Hong Kong, Manuel v.Pangilian, filippino. Questi giganti dell'economia mondiale stanno acquistando migliaia di ettari di terreno ricchi di falde acquifere, laghi, diritti per lo sfruttamento, aziende di erogazione ed azioni delle compagnie che si occupano dell'ingegneria e della tecnologia legata alle acque.

Ma mentre le potenti lobby fanno di tutto per essere le uniche a sfruttare queste risorse assistiamo anche alla parallela criminalizzazione dei cittadini a procurarsele autonomamente. Emblematico è il caso di Gary Harrington, nell'Oregon dove lo Stato lo ha accusato di ben 9 capi d'imputazione, condannandolo a 30 giorni di prigione, per la raccolta dell'acqua piovana depositatasi in tre laghetti situati all'interno della sua stessa proprietà. Solo negli Stati Uniti intorno al mercato dell'acqua gira annualmente un fatturato di 425 miliardi di dollari e la Goldman Sachs, nella sua annuale conferenza sui “Cinque rischi principali”, ha dichiarato che una scarsità d'acqua, nel 21esimo secolo potrebbe essere una minaccia molto più grave di quella di cibo ed energia tant'è che nel 2012 la stessa Golman Sachsha acquistato l'azienda Veolia, fornitrice di acqua a 3,5 milioni di abitanti nell'Inghilterra sudorientale mentre nel 2008 si era accaparrata la Water & Drinks, azienda leader nella distribuzione di acqua in bottiglia in Cina.

Il maggiore economista di Citigroup, Willem Buitler, nel 2011 disse che “L’acqua diventerà il bene più importante, di gran lunga più del petrolio, del rame, delle risorse agricole e dei metalli preziosi.”
Nello specifico, una delle opportunità lucrative è la fratturazione idraulica (fracking), in quanto genera una grandissima domanda d’acqua e servizi correlati. Ogni pozzo richiede dai 10 ai 20 milioni di litri d’acqua, l’80% della quale non può essere riutilizzata perché è 10 volte più salata dell’acqua di mare. Citigroup raccomanda ai proprietari di diritti di sfruttamento dell’acqua di venderla alle compagnie di fracking anziché agli agricoltori, perché l’acqua per il fracking puòessere venduta adun prezzo 60 volte più alto di quella perl’agricoltura.

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