domenica 8 giugno 2014

Le crisi finanziarie viste con gli occhi di un criminologo, Jean Francosis Gayraud

Jean Francosis Gayraud, criminologo nonché commissario di polizia francese fa un'analisi delle crisi finanziarie secondo un'ottica piuttosto originale

criminalità-finanziaria

Il criminologo francese Jean Francosis Gayraud analizza il fenomeno delle crisi finanziarie sotto una chiave particolare, quella appunto della criminologia, essendo lui un esperto di questo settore nonché commissario della polizia francese. Lo fa in un libro da lui pubblicato, “Lenouveau capitalisme criminel” (Il nuovo capitalismo criminale) edito da Odile Jacob reperibile anche online sul sito di Amazon. In un'intervista rilasciata alla rivista francese “Basta!” ha commentato con queste parole: “E se la crisi finanziaria fosse un'enorme frode? Il capitalismo troppo deregolamentato ha incentivato la criminalità e le frodi in una maniera senza precedenti”
Secondo Jean Francosis Gayraud le origini di questo fenomeno che lui definisce criminogeno vanno ricercate negli anni '80 quando la globalizzazione dei mercati e la deregolamentazione hanno raggiunto l'apice e le leggi successive, varate con lo scopo di riordinare il sistema finanziario sono servite a ben poco e di fatto non hanno cambiato nulla allo stato delle cose.
L'autore del libro dichiara che oggi si può parlare di capitalismo criminogeno nel senso che offre ampi spazi di azione alle frodi ed alle attività criminali e noi, in Italia, ne abbiamo esempi eclatanti e piuttosto recenti, basti pensare all'Expo 2015 o al recentissimo caso del progetto Mose di Venezia che vede coinvolti sindaci, amministratori e persino quegli stessi preposti al controllo della correttezza delle procedure come alcuni alti esponenti della Guardia di Finanza
L'accento di Gayraud vuole evidenziare il fatto che le varie teorie proposte fino ad oggi nel tentativo di spiegare la crisi finanziaria, da quella dei fallimenti a quella dei cicli, non hanno voluto tenere nella giusta considerazione gli aspetti più propriamente sociologici del fenomeno: è evidente che le grandi lobby capitaliste non hanno nessunissima ragione per volere cambiare lo stato attuale delle cose, tutt'altro: è proprio la deregolamentazione che favorisce il grosso accumulo di capitali e ricchezza, politica e criminalità spesso, se non sempre, agiscono di pari passo sfiorando confini a volte impercettibili.
Altro aspetto evidenziato in questa analisi criminologica delle crisi economiche è il fatto che gli stessi politici che dovrebbero operare con leggi adeguate per stabilire delle regole efficienti, pur consapevoli del fatto che una eccessiva deregolamentazione offre un più ampio spazio alle frodi e agli imbrogli, vuoi per incapacità o vuoi per interessi nascosti, mostrano la tendenza a sottovalutare il fatto varando leggi che hanno più che altro l'aspetto di un vero e proprio “imbellettamento” lasciando che nella sostanza le cose rimangano così come sono
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