venerdì 19 settembre 2014

Obama è caduto nella trappola dell'Isis e sta facendo il suo gioco

Obama_vs_Isis

Le recenti decapitazioni dell'Isis hanno provocato l'immediata reazione di Obama, ma era proprio quella che speravano di ottenere

Che la politica estera di Obama faccia acqua da tutte le parti è cosa risaputa, del resto non si distingue di molto dai suoi predecessori: la capacità diplomatica americana si misura in megatoni, ma nel caso dell'Isis la cosa potrebbe ritorcersi non solo contro gli Stati Uniti, ma contro tutto il mondo occidentale.
Secondo alcuni esperti del settore le spettacolari decapitazioni dei due giornalisti americani e dell'operatore umanitario britannico sono state concepite come atti deliberatamente provocatori per scatenare un'eccessiva reazione da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali.
Secondo Alì Soufan, ex agente dell'FBI considerato come uno dei protagonisti della lotta ad Al Qaeda: “Stanno cercando di risucchiare l'Occidente in una guerra contro di loro (Isis, n.d.a.), in tal caso non sarebbero più solo il gruppo ribelle regionale, ma diventerebbero i rappresentanti del movimento jihadista globale. Potrebbero così sostenere che si tratti di una guerra internazionale, una crociata moderna, contro tutti i Paesi che vengono a combattere sulla loro terra”
In sostanza, forzare gli Stati Uniti ad intraprendere azioni massicce d'intervento armato consentirebbe agli jihadisti di rimuovere quelle sacche di islamisti moderati che ancora si oppongono ai metodi brutali dei militanti del Califfato, coinvolgendoli in una guerra santa contro gli infedeli.
La stessa analisi è confermata anche da Steve Weissman, giornalista e scrittore americano che scrive su Reader Supported News che Obamasta dando all'Isis proprio ciò che vuole: “Egli interpreta il ruolo che l'Isis ha volutamente provocato con le decapitazioni, le esecuzioni sommarie e l'uso nauseante degli stupri di massa: diventare il crociato cristiano straniero che profana un Paese musulmano e lo farebbe in compagnia di iraniani e iracheni sciiti che lo Stato islamico disprezza come eretici” In altre parole: più jihadisti Obama uccide più saranno i sunniti che andranno ad accrescere le fila del Califfato.
In un editorialedel 14 settembre pubblicato su The Guardian si legge un invito all'Occidente a mantenere un atteggiamento freddo anche davanti alla mostruosità delle decapitazioni: “L'uccisione di Haines non è stato un atto di vendetta. E' stata una provocazione. Come nel caso dei due omicidi dei giornalisti americani il gesto è stato progettato per spaventare e infiammare gli animi. Sembra che l'Isis provi compiacimento nel fatto che queste uccisioni provochino una reazione violenta e intemperante. Tale reazione, nel tempo, potrebbe far vedere l'Isis non più come assassini, ma come vittime. Queste cose sono successe troppo spesso nella storia ed è una ragione sufficiente perché i leader occidentali facciano appello alla loro freddezza”
Freddezza che invece pare essere assente se in Australia, per dare la caccia a una ventina di presunti terroristi, sono scesi in campo quasi mille uomini tra polizia, unità speciali e 007, freddezza che sicuramente non possiamo pretendere da Renzi che come uno zelante scolaretto esegue con disciplina tutti i compiti assegnati dallo Zio Sam
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