domenica 16 marzo 2014

Il pericolo della coerenza ovvero il rischio di costruirsi una trappola

Non sempre la coerenza è sinonimo di affidabilità, alle volte può generare il fanatismo

Coerenza
Senza dubbio alcuno essere considerati coerenti è un tratto distintivo positivo per un individuo, una persona coerente è considerata affidabile, si può essere certi che manterrà fede agli impegni e alla parola data, è destinata a fare carriera tanto nel lavoro (qualunque esso sia) quanto nella vita, ma proviamo a guardare la cosa sotto un'altra angolazione: il concetto di coerenza è assoluto? Quando una persona ha diritto a fare un passo indietro?

Vediamo alcuni esempi: Paolo (o Saulo) di Tarso. Ebreo ellenizzato era avverso alla chiesa cristiana. Un giorno, percorrendo la strada che da Gerusalemme portava a Damasco per organizzare una repressione a danno dei cristiani fu avvolto da una luce e udì una voce: “Saulo, perché mi perseguiti?” Confuso dall'avvenimento vagò per tre giorni nella città siriana. Fu Anania, capo di una piccola comunità cristiana che, per ironia della sorte, lo condusse alla religione. Da quel momento Paolo mise via la spada e dedicò la propria vita alla teologia. Ora lo ricordiamo come San Paolo. Quel gesto che gli cambiò la vita fu forse rinnegare la coerenza con i suoi ideali di guerriero? Oppure in questo caso è più importante considerare la conversione?

“Mi spezzo, ma non mi piego” è una frase dal forte impatto, indica la volontà di mantenere fermamente fede alle proprie convinzioni, la coerenza ai propri principi, ha qualcosa di eroico, ma rifacendosi ad un esempio orientale è il giunco che vince la tempesta, piegandosi e ritornando dritto quando cessa. Chi perde nel confronto è la poderosa quercia che resta mutilata dei suoi rami.

Abbiamo detto che la coerenza è quanto meno un pregio, prendiamo un altro esempio: Hitler. Tutti conoscono il personaggio per la folle dottrina politica che ha portato allo sterminio di milioni di persone: ebrei, omosessuali, rom di varie etnie e senza distinzione di sesso e di età dottrina che ha difeso fino alla morte con estrema coerenza e su questo non v'è dubbio, ma possiamo considerarlo affidabile lo stesso? Oppure quella coerenza era funzionale solo alla follia? Come andrebbe valutata in questo caso se non come delirante fanatismo? Ma sempre di coerenza si tratta.

Di esempi da citare ce ne sarebbero a migliaia, il fatto che appare evidente è come spesso a delle parole, a dei concetti, si attribuiscano valori assoluti senza considerare, con una frase banale, che ogni medaglia ha il suo rovescio il dubbio che rimane è: quale confine segna il limite tra coerenza e fanatismo? Forse, se trovassimo questo limite ci sarebbero meno conflitti. Sarebbe interessante sentire il parere dei lettori

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