sabato 1 marzo 2014

Giornalismo, giornalisti, strilloni e giornalai: il problema della comunicazione in Italia

Chi fa davvero comunicazione in Italia? I giornalisti, il vero giornalismo o chi vende i giornali?

Giornalisti_e_giornalai
La diffusione delle tecnologie informatiche e il facile accesso ad Internet hanno sicuramente trasformato il concetto di comunicazione, Oggi, chiunque abbia una buona capacità di scrittura può fare giornalismo, basta semplicemente aprirsi un blog o meglio ancora collaborare come giornalista online per una testata e il gioco è fatto. In sostanza la figura del giornalista non esce necessariamente più dalle aule universitarie, non è più obbligata ai 18 mesi di tirocinio presso una testata riconosciuta e non necessita più del famigerato tesserino che lo qualificava come un professionista della comunicazione.

Questa “popolarizzazione” del concetto di giornalismo però ci porta davanti al problema della comunicazione, nel suo aspetto più ampio: se da una parte è vero che Internet ha permesso una maggiore democrazia che permette a tutti di esprimere la propria opinione nell'agorà della rete è anche vero che:
  1. per un lettore riesce difficile orientarsi in una così vasta mole di notizie
  2. che non sempre chi scrive è adeguatamente informato e in alcuni casi in malafede
  3. che molto spesso la notizia fornita non è frutto di ricerche od approfondimenti sul campo, ma piuttosto tende a seguire le tendenze del momento per accontentare il pubblico.


Attualmente chiunque faccia una ricerca in rete utilizza come principale motore di ricerca Google, il più noto e più diffuso a livello globale il quale però agisce quasi in funzione di monopolio: una notizia è importante se risulta indicizzata nelle prime pagine di ricerca e spesso, molti giornalisti che scrivono online, lo prendono come riferimento per sapere cosa cerca il lettore. Ma questo pone un grosso limite alla comunicazione, e a quello che, con una parola grossa, si potrebbe definire il “giornalismo vero”. Sperare in uno scoop, sotto questa logica, è quasi impensabile: a che scopo impegnarsi in settimane o mesi di tempo per sviluppare un indagine che metta in luce certi aspetti della realtà o lanciare una notizia di attualità quando sappiamo che non la leggerà nessuno perchè semplicemente non è indicizzata sui motori di ricerca?

Semplificando e spingendo il concetto al limite del paradosso si potrebbe dire quindi che l'informazione non la fa il giornalista, il giornalismo è affidato invece al giornalaio a colui cioè che è nelle condizioni di diffondere al meglio la notizia, allo strillone in grado di raggiungere il maggior numero di persone da incuriosire. Forse, in questa ottica, è la scelta del lettore che segna il confine tra il giornalista e il giornalaio, la sua volontà di tenersi informato oltre i limiti di ciò che fa solo tendenza.
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